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i nostri feeds

scritto da hae giovedì, 31 maggio 2007 alle 22:45
in moggiopoli | commenti
Sembrava che la Juventus non fosse intenzionata a adire le vie legali per eventuali responsabilità imputabili alla precedente dirigenza. Ci si attendeva che esperisse un'azione di responsabilità dopo la condanna alla retrocessione in serie B. Ma non se ne è fatto nulla. Stranamente, aggiungiamo noi.

Ora il colpo di scena: si viene a sapere che la società bianconera "ha presentato in data 17 gennaio 2007 una querela per tutti i reati commessi in danno della società che potranno emergere dalle indagini e nei confronti di chi apparirà esserne stato autore". Che potranno emergere dalle indagini. Cosa significa? Che questa manovra a tutela degli azionisti è anche una spada di damocle sulla testa di Moggi e Giraudo. Perché - solo per citare uno dei filoni di inchiesta - se le ipotesi accusatorie mosse nei loro confronti (per "falso in bilancio" e "emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di tali documenti") dal Procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, venissero accertate... dalle indagini emergerebbero delle precise responsabilità e la querela della società avrebbe un indirizzo preciso. Quello dei due ex dirigenti bianconeri. Sui quali peraltro indagano ancora i pm Narducci e Beatrice della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, per una serie di ipotesi di reato tra cui la "associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva". Ma queste e molte altre informazioni le trovate qui.
scritto da watergate giovedì, 31 maggio 2007 alle 17:22
in moggiopoli | commenti (15)
E' da considerarsi frode sportiva la somministrazione di sostanze dopanti "capaci di alterare il genuino svolgimento della competizione" sportiva. Lo dice la Seconda sezione penale della Cassazione nel depositare le motivazioni con le quale lo 29 marzo, è stata dichiarata l'intervenuta prescrizione del reato nei confronti di Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, e del medico sportivo Riccardo Agricola. Nella sentenza n. 21324 depositata oggi al Suprema Corte, accogliendo il ricorso del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, spiega a chiare lettere che "l"extraneus' che somministra ai partecipanti alla competizione, sostanze atte ad alterarne le prestazioni, e che fraudolentemente mira a menomare o ad esaltare le capacità atletiche del giocatore, pone in essere una condotta che consiste in un espediente occulto per fare risultare una prestazione diversa da quella reale" (fonte).

Ricordiamo oggi, in religioso silenzio, cosa scrisse Christian Rocca, il più autorevole interprete della fenomenologia bianconera, a commento di quella sentenza: "Quanto rode ai giornalisti giustizialisti l'assoluzione della Juventus nel processo per doping? La notizia è che la Cassazione ha annullato il processo di appello, non che abbia riconosciuto la colpevolezza della Juventus... assoluzione pienissima insomma, nel merito e di diritto (tutte le assoluzioni sono piene, comunque: o si è colpevoli o non lo si è)".

La messa in scena è finita, andate in pace.
scritto da segnaleorario giovedì, 31 maggio 2007 alle 16:02
in moggiopoli | commenti (3)
A cacciare Deschamps non è stato Cobolli Gigli ma Moggi. Lo sostiene Paolo Ziliani. Il movente: il francese avrebbe boicottato le scelte dell'area tecnica dei due "moggiani" Secco e Bettega e si sarebbe opposto agli acquisti "consigliati" dal capostazione. Tanti indizi, come quelli avanzati da Ziliani, fanno una prova. E fanno presupporre che nulla sia cambiato alla Juve e che presto tornerà tutto come prima.
E lo stesso Marco Tardelli (entrato nel Cda come una sorta di garante del nuovo corso) ormai in chiara contrapposizione con le scelte di Secco e Bettega ha detto in diretta radio: «Non mi sorprenderei se alla Juve tornasse Moggi. Ormai non mi meraviglio più di niente». Compreso, come scrive Stefano Olivari, il ritorno di Lippi.
scritto da taribo59 giovedì, 31 maggio 2007 alle 13:09
in tattica | commenti (5)
Mi sono posto questa domanda: qual è stato l’impatto di Sinisa Mihajlovic come vice-allenatore? E ho cercato di valutare alcuni aspetti della cosiddetta “fase difensiva”, partendo dall’impressione che quest’anno le cose siano andate meglio che nelle stagioni passate. Impressione in parte contraddetta dai fatti, come vedremo.

L’Inter si è fatta rimontare solo 6 volte, rispetto alle 10 dell’anno scorso e alle 18 del primo anno con Mancini, dunque ha saputo gestire il vantaggio con notevole accortezza (a parte col Valencia, due volte rimontati). Un secondo indicatore che reputo significativo è quello dei gol subiti in trasferta: appena 15 nelle 19 partite di campionato. Il lato dolente, semmai, sta nelle partite casalinghe: ben 7 squadre (Lazio 9, Roma 12, Fiorentina 12, Livorno 15, Empoli 16, Milan 17, Chievo 18) hanno subito meno gol in casa rispetto ai 19 dell’Inter (come Reggina e Cagliari). A San Siro, l’Inter è incorsa in varie sbandate difensive (3 gol presi dal Chievo in 12 minuti, due gol dal Bayern in 9 minuti, il primo tempo col Palermo, il ritorno di campionato con la Roma, il catastrofico primo tempo contro la Lazio).

Fra i singoli, Maicon è stato schierato in 44 partite (3645 minuti), a seguire Cordoba (41, 3260), Materazzi (37, 3115), Burdisso (36, 2820), Grosso (35, 2345), Samuel (27, 1785), Maxwell (29, 1705), Andreolli (7, 605 minuti).
Resto convinto del fatto che il reparto difensivo sia il più scadente, e che gli investimenti in sede di mercato servano innanzitutto a questo. L’Inter ha subito una media di 0,93 gol a partita, più alta di quelle stabilite nel primo biennio manciniano: nel 2004-05 era di 0,88, nel 2005-06 è stata di 0,75. In pratica, l’anno scorso l’Inter ha subito 44 gol in 59 partite, quest’anno 7 in più con 4 partite in meno.

Credo che Mihajlovic sappia valutare perfettamente l’abilità tecnica dei nostri difensori, ne conosca i limiti di palleggio e in fase di impostazione, e la mancanza di un autentico leader della difesa. Perciò l’Inter ha scelto di attuare la tattica del fuorigioco con estrema parsimonia, "alzando" il baricentro della difesa e chiedendo ai portieri di giocare sul limite dell'area. Al centro della difesa sono state schierate coppie in cui l’altezza veniva bilanciata con la rapidità (Materazzi-Samuel pare la coppia meno sinergica, i limiti difensivi di Maicon e Maxwell mi sono parsi in certi casi imbarazzanti). Manchiamo di difensori capaci di giocare in più di un ruolo, non a caso inseguiamo Chivu e (spero) rigetteremo senza esitazioni ogni proposta indecente su Burdisso.
scritto da hae giovedì, 31 maggio 2007 alle 13:00
in discussioni | commenti (13)
Oltre alla comprensibile amarezza per un trofeo sfumato, a qualcuno - compreso il sottoscritto - la recente doppia sfida tra Inter e Roma valida per la finale di Coppa Italia ha lasciato più di qualche dubbio. Ricevo e pubblico qui di seguito una parte dell'email inviatami dall'amico Alessandro Arrighi, giornalista e scrittore di vicende calcistiche con all'attivo due libri, editi da Kaos Edizioni, che hanno avuto larga circolazione: Juve: il grande inganno. 1994-2006: dodici anni di "errori" arbitrali (2006) e Scudetti col verme (2007).

"A proposito dell’arbitro di Roma-Inter della finale di andata di Coppa Italia, Saccani, vorrei segnalare un fatto molto significativo: chi arbitrava il Lecce-Udinese del 28 aprile 2002 che con un rigore regalato (e contestatissimo dai pugliesi) ai friulani al 94° permise alla Juve di affrontare una Udinese già salva il 5 maggio 2002 ? Naturalmente lui. Ecco, non dicono niente - nella finale di andata dell'Olimpico - il gol di De Rossi con la mano? i mancati rigori assegnati per i falli su Adriano, Crespo e Materazzi? nonché l’incredibile ammonizione dello stesso Materazzi, già diffidato, costatagli la gara di ritorno?

A proposito, poi, dell’arbitro di Inter-Roma della finale di ritorno, Emidio Morganti (tre rigori non concessi all’Inter, rete di dubbia regolarità annullata senza esitazione a Cruz nel primo tempo, prima ammonizione di Cordoba - poi espulso - assolutamente ingiustificata, mancata espulsione di Chivu per fallo da dietro su Figo, sistematica opera di innervosimento contro i giocatori nerazzurri di cui ha più volte spezzato le trame offensive), segnalo un fatto molto significativo. Il 1° novembre 2006 le agenzie di stampa battevano la seguente notizia: “La Corte Federale ha reintegrato l’arbitro Emidio Morganti di Ascoli Piceno, che era stato sospeso per alcune imbarazzanti intercettazioni di sue telefonate con l’addetto agli arbitri del Milan Leonardo Meani”. Nota bene: Morganti è quel signore che espulse Maicon e Mancini a Livorno per far saltare loro il derby col Milan 7 giorni dopo. La Cupola vive. L’Inter non ha potuto vincere la Coppa Italia."
scritto da taribo59 giovedì, 31 maggio 2007 alle 09:11
in letture | commenti (4)
Eduardo Galeano è nato a Montevideo nel 1940; espulso dall’Uruguay dopo il colpo di Stato del 1973, ha vissuto in esilio in Argentina e in Spagna, dove ha scritto libri tradotti in tutto il mondo, fra i quali “Parole in cammino”, “Memoria del fuoco” e “Le vene aperte dell’America Latina”.
In questo volume ha raccolto un centinaio di frammenti mirabili: per la qualità letteraria, innanzitutto, e per l’acutezza dell’analisi sul ruolo del calcio nella società occidentale, sulla tecnocrazia che l’ha manipolato, sulle passioni popolari che riescono a rivitalizzarlo. I suoi sono ritratti fulminanti; Garrincha: “Non c’è mai stata un’ala destra come lui... è stato l’uomo che ha regalato più allegria in tutta la storia del football”; Maradona: “Giocò, vinse, pisciò, fu sconfitto”.
Anche nel calcio, Galeano mette a nudo “le vene aperte” del suo continente, costretto al ruolo di “industria da esportazione”: i migliori talenti sono destinati ad attraversare l’oceano per giocare nei campionati europei (e riportare valuta pregiata); ma il Sudamerica, tanto più povero dell’Europa, tende a prevalere nei confronti diretti (Mondiali e Coppe Intercontinentali).
Ogni nazione esprime sul rettangolo verde il proprio carattere; la ruvidezza argentina, la logica uruguagia, la spigolosità dei paesi andini, la fantasia del Brasile: “il calcio brasiliano, quando è davvero brasiliano, non ha angoli retti come non ne hanno le montagne di Rio né gli edifici di Oscar Niemeyer … Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio”.
Pochi, come Galeano, sanno suscitare, insieme, l’allegria e la commozione. Ama il calcio e ne parla come di una festa, ma non ignora gli aspetti vergognosi di uno sport i cui dirigenti hanno scambiato la gioia con l’affarismo. Già il titolo originale - El fútbol a sol y sombra – quel riferimento al sole e all’ombra, esprime l’ambiguità del professionismo, i protagonisti diventano esecutori di ordini, sottomessi ad allenamenti feroci, bombardati da “analgesici e infiltrazioni di cortisone”, perché lo spettacolo non dà tregua e gli sponsor sono onnipotenti (“oggi ogni calciatore è un cartellone che gioca”).
Queste miserie, miracolosamente, non hanno ancora compromesso lo splendore del gioco. Che Galeano è capace di concentrare in poche righe, evocando un’epopea tramite le gesta di sconosciuti: “Mezzo secolo fa o forse più, quando Lago e Garcìa segnavano un gol perfetto, di quelli che lasciano i rivali paralizzati dalla rabbia o dall’ammirazione, raccoglievano la palla in fondo alla rete e con lei sotto il braccio riprendevano il loro cammino, passo dopo passo, trascinando i piedi: così, sollevando polvere, cancellavano le impronte, perché nessuno copiasse la loro giocata”.
Una volta ogni tanto si può parlare di capolavoro. Inaugurando questa rubrica non potevo che partire da qui.

Eduardo Galeano
Splendori e miserie del gioco del calcio
Sperling & Kupfer, 1995

scritto da segnaleorario mercoledì, 30 maggio 2007 alle 19:57
in calciomercato | commenti (11)
Adriano-Cassano, per il Real Madrid si può fare. Mijatovic prende tempo (in attesa della fine della Liga e del conseguente futuro di Capello) ma lascia intendere la disponibilità a un’eventuale trattativa e lancia l’amo.
Se Moratti dicesse di sì l’arrivo di Cassano al posto di Adriano sarebbe ben visto un po’ da tutti a Milano. Mancini sarebbe sicuramente contento (ha sempre parlato bene dell’irrequieto e imprevedibile talento barese) e l’Hollywood pure.
scritto da taribo59 mercoledì, 30 maggio 2007 alle 16:04
in calciomercato | commenti (3)
E' ormai fatta: Hernan Crespo continuerà a giocare nell'Inter, sottoscrivendo un triennale che lo porterà al giugno 2010, quando compirà 35 anni (è nato il 5 luglio del '75). Per Moratti è - nello stesso tempo - una certezza e un risparmio.

In questa stagione è stato schierato in 40 partite (2575 minuti complessivi), segnando 20 gol, uno ogni 129 minuti. Nell'altra stagione nerazzurra (2002-03) era stato lungamente fermo per infortunio, ma aveva ugualmente segnato 9 gol in Champions e 7 in campionato (30 presenze, 2195 minuti: un gol ogni 137').

Crespo sa segnare gol belli e "gol stupidi", in area ha dimostrato di essere il più efficace attaccante nerazzurro, integrandosi bene sia con Ibrahimovic che con Cruz (con Adriano è difficile integrarsi per chiunque). Avendo davanti un triennio, oltre alla solita serietà c'è da aspettarsi che digerisca qualche panchina di troppo e si faccia trovare pronto nelle lunghe notti europee.
scritto da watergate mercoledì, 30 maggio 2007 alle 15:47
in moggiopoli | commenti (4)
Se mi venisse chiesto di indicare la dichiarazione più sciocca del mondo del calcio di questi ultimi 12 mesi, non avrei dubbi, sceglierei questa di Billy Costacurta. Perché essa nasconde il segreto dell'evento mediatico più "innaturale" accaduto nel dopo Moggi: la sparizione del Milan dall'inchiesta denominata Calciopoli. Appare chiaro che ciò è dovuto allo strapotere comunicativo della proprietà rossonera, che Costacurta scambia per simpatia. Ma è molto interessante notare come sia stata trattata la questione dagli stessi protagonisti. Pochi giorni prima della finale di Champions, Ancelotti parlava di Calciopoli come di un grande disastro naturale, abbattutosi ingiustamente sulle fragili spalle dei campioni rossoneri. Non passa giorno che Rino Gattuso rivendichi l'onestà dei calciatori, come se questi vivessero in un'isola a parte, rispetto alla dirigenza che li stipendia e per la quale lavorano. Per non dire di quel mirabolante striscione issato da Ambrosini, più sintomatico di un codone di paglia che va da Predazzo ad Acireale, che di una reale mania goliardica. Il fatto straordinario, collegato a questo mondo di manichini dalla memoria corta, è che insieme al ruolo avuto in Calciopoli è sparito pure il fascicolo contenente gli annali del calcio italiano, quelli che hanno registrato l'unica verità inoppugnabile di questi anni: la Santa Alleanza tra Moggi e Galliani.

Un mese e mezzo fa Repubblica ha messo a disposizione i file delle intercettazioni. Ebbene, in pochi si sono presi la briga di diffonderli, sparando il solito Moggi in prima pagina, perché Moggi - artefice e colpevole di quel sistema - fa comodo anche a chi ha qualcosa di proprio da nascondere. Riascoltando le intercettazioni di Leonardo Meani, fatto passare come un improvvisato a Milanello, addirittura una specie di pazzo, mentre lui si vanta di essere un dirigente accompagnatore come Natalino Moratti, si possono desumere delle cose, che ne fanno capire altre, che a loro volta si inseriscono nel quadro delineato dai post precedenti.

1) La familiarità tra Meani, gli arbitri e i guardalinee - Nella telefonata con Stagnoli il dirigente milanista si prodiga in consigli e avvertimenti, oltre a mettere a disposizione i biglietti per il capo del giovane guardalinee. La familiarità si deduce da tante cose. Il guardalinee si presenta con il proprio diminutivo e si lancia in discorsi tecnici, sul mondo arbitrale, che possono essere scambiati solo con una persona competente e familiare come Meani.

2) Leonardo Meani non appare preoccupato di perdere lo scudetto contro la Juventus. La sua unica vera preoccupazione sembrerebbe quella di non creare "un grosso scontro di potere" con Moggi, perché - testuale - un conto è giocarsi lo scudetto contro il Chievo, l'Inter o la Roma, un conto è farlo contro la Juventus. Nella telefonata con Collina Meani parla dei sorteggi arbitrali, delle confessioni di Ancelotti e dei poteri di Luciano Moggi, che lui nemmeno immagina. Ma è certo che si raccomanda con i guardalinee affinché la situazione non avveleni l'ambiente fino allo scontro: nel dubbio - dice - la bandierina per il Milan va tenuta bassa, contro la alzi. Perché la sicurezza è che la Juventus rappresenta la "madre di tutte le battaglie". Per cui l'intervento del Milan sembrerebbe volto ad assicurarsi una parità di confronto con la Juventus, affinché non si rompa la grande amicizia ("se no vien fuori un casino della madonna, meno male che il Milan ha segnato... altrimenti non ti dico cosa succede" e Stagnoli commenta: "quando non senti parlare Galliani, c'è una incazzatura dietro").

Il fatto straordinario è che la Santa Alleanza tra Milan e Juventus è letteralmente sparita dalle cronache sportive, con un'operazione di rimozione degna di miglior causa. Sorpresa? Solo gli sprovveduti possono dirsi sorpresi.
scritto da taribo59 mercoledì, 30 maggio 2007 alle 14:09
in tattica | commenti (3)
Ho costruito una personalissima statistica degli errori individuali sui gol subiti dell'Inter, assegnandone 33 dei 51 incassati nelle 55 partite di questa stagione (gli altri li ho considerati inevitabili, frutto di invenzioni individuali o di errori collettivi): Cordoba (8), Materazzi (6), Julio Cesar (5), Maicon (4), Samuel e Toldo (3), Burdisso, Grosso e Maxwell (2), Andreolli, Stankovic, Vieira e Zanetti (1). Poi ho ricapitolato i calci di rigore provocati: Cordoba e Dacourt (2), Andreolli, Cruz, Ibrahimovic, Maicon e Samuel (1). E le 8 espulsioni se le sono procurate Ibrahimovic (3), Vieira (2), Cordoba, Grosso e Materazzi (1).

Se questi dati possono apparire poco significativi, spero di farvi cambiare idea con questi altri numeri. Ho diviso le partite in 4 spicchi temporali: il primo quarto d'ora, dal 16' al 45', dal 46' al 75', e infine l'ultimo quarto d'ora. Il rendimento dell'Inter è stato questo: nel primo quarto d'ora, 16 gol fatti e 10 subiti; fra il sedicesimo minuto e la fine del primo tempo, 26 gol fatti  e 15 subiti; fra il 46' e la mezzora del secondo tempo, 52 gol fatti (1,75 al minuto) e 12 subiti, mentre nel quarto d'ora conclusivo (dove pure ho inserito il gol di Figo in Supercoppa, segnato nel supplementare), il bilancio è negativo, 13 gol fatti e 14 subiti. Dunque, c'è stata una "zona Inter", nella prima mezzora del secondo tempo: in quei 30 minuti, la potenza atletica dei nerazzurri ha espresso le sue massime punte di rendimento, ribaltando parecchie partite: dalla Supercoppa con la Roma al 2-1 sull'Atalanta, dal 2-1 nel derby di ritorno alle vittorie consecutive contro Ascoli e Parma, al pareggio casalingo rimediato col Palermo al 3-1 con l'Empoli.

Volete sapere chi ha segnato i gol che hanno "aperto" le partite, quelli siglati nei primi 15 minuti? Cruz 4, Burdisso 3, Ibrahimovic, Crespo e Materazzi 2, Cambiasso e Adriano 1 (e l'autogol di Pfertzel del Livorno).