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Ecco il calendario completo del prossimo campionato. Alcune osservazioni: non avremo un filotto di partite difficili da affrontare. Il calendario è vario: incontriamo Lazio e Juventus di fila, in genere abbiamo un buon intervallo tra un big-match e l'altro. Il derby potrebbe essere decisivo per lo scudetto, trovandosi alla terzultima giornata. Ma il dato che maggiormente ci può confortare, se veramente vale qualcosa, è che al ritorno incontreremo le squadre migliori a Milano, proprio come nella passata stagione.
Alcune date:
- Roma-Inter alla sesta giornata (30/9 e 27/2)
- Juventus-Inter all'undicesima giornata (4/11 e 22/3)
- Inter-Milan alla diciassettesima giornata (23/12 e 4/5)
La reazione di Roberto Mancini:
Non è un inizio facilissimo. Affrontiamo subito una formazione ostica come l'Udinese, l'unica contro la quale non abbiamo vinto nella passata stagione. Quindi andremo a Empoli, che è una squadra sempre impegnativa da affrontare. In generale, come sempre, il calendario è ricco di insidie perché il campionato italiano è difficile. Comunque, come si dice in questi casi, prima o poi le dobbiamo affrontare tutte e sarà così anche quest'anno. Il derby di Milano a tre giornate dalla fine dei gironi d'andata e di ritorno? Speriamo solo di far un buon Natale... [fonte: inter.it]
 Mi ha fatto piacere collaborare con un’introduzione (Repertorio di Caporetto) a questo catalogo di nefandezze calcistiche, raccolte dagli autori con un notevole senso dell’orrido, non disgiunto da una buona dose di ironia. È una lettura estiva, disincantata e divertente, forse non sufficientemente “cattiva”, che tuttavia non risparmia nemmeno le squadre per cui fanno il tifo gli autori (l’Inter per Simone, la Roma per Marsiglia).
Si passa dai più illogici esoneri di allenatori alla frattura da playstation di un difensore della Nazionale, da certe “papere” leggendarie all’intervista mai fatta da un famoso giornalista (sbugiardato in diretta tv), dalle scuse patetiche di chi viene trovato positivo all’antidoping al rigore zappato in una finale Intercontinentale, dalla fuga notturna di Ronaldo verso Madrid al celeberrimo “mai alla Juve” del Capello romanista, dagli acquisti-bidoni alle vittorie sfumate sull’ultimo metro, da squallidi retroscena a sfondo sessuale fino allo striscione ostentato da Ambrosini nella festa rossonera dopo l’ultima Coppa.
Si può discutere sull’accostamento fra figuracce tutto sommato innocue e situazioni dalla gravità imperdonabile: Calciopoli non sta sullo stesso piano delle gaffes di Sibilia e Massimino, l’incompetenza di certi presidenti non appartiene allo stesso ambito di partite finite con un risultato diverso da quello che garantito dal comportamento di (quasi) tutti i protagonisti. Il tifoso ha mille ragioni per dubitare della verità del calcio, la cui credibilità è ai minimi termini, ma riderci sopra, almeno, serve a rompere il muro della retorica e dell’idolatria, che troppi acritici propagandistici innalzano e difendono. Riderci sopra è possibile, ma quei festeggiamenti per una Coppa vinta nella cornice dello stadio Heysel continuano a dare i brividi.
Sotto i nostri occhi si dipana un teatro dell’assurdo, uno spettacolo spesso grottesco, moralmente misero.
La passione per il calcio non può occultare il fatto che come ogni fenomeno abnorme tenda irresistibilmente al ridicolo. Farlo notare è terapeutico, almeno per chi lo prende troppo sul serio: “il libro marrone” è per tifosi permeabili al dubbio.
â–ª Il Libro Marrone del Calcio Italiano
Non è sicuro che mia moglie sia incinta. Ma per precauzione abbiamo messo sul portone d'ingresso il fiocco rosa (e perché non azzurro allora?). Suona più o meno così l'incipit dell' ultima chicca giornalistica che uno dei "media di Famiglia" - il fantastico TgCom - ci ha regalato ieri:
A Milanello hanno già messo a punto la pratica-Pato: non è sicuro che arrivi, ma si lavora lo stesso come se il brasiliano fosse alle porte.
No, non è uno scherzo. L'articolo è breve, vi consigliamo di leggerlo tutto. Tutto d'un fiato. Si tratta di un compendio di propaganda milanista. Rivedrete in quelle righe i Pellegatti, i Suma e tutti gli altri bravi collaboratori domestici di Famiglia, quelli di Controcampo, di StudioSport ecc. per capirci. Quei funzionari dell'informazione che trasformano in tempesta la pozzanghera interista e in pozzanghera le tempeste di casa altrui.
L'argomento dell'articolo è: il nulla. Ovvero, ci sarebbe un laboratorio (il MilanLab, quello che ha rimesso in piedi Nesta: ma lo ha rimesso così in piedi che ha saltato mezzo campionato andandosi a curare negli Stati Uniti; oppure Vieri, che ha saltato il mondiale e, lasciato il Milan dopo una manciata di mesi, è impazzito e ha cominciato a girare il mondo come Dolce Remì; e tanti altri); ci sarebbe un calciatore diciassettenne (Pato, che il Milan non ha ancora acquistato e forse ancora non acquisterà); un santo evangelizzatore (Kakà, che è stato progettato al MilanLab ed è programmato per predicare il vangelo in giro per il mondo)
In occasione dei Mondiali per club in Giappone l'anno scorso gli regalò addirittura un'ampolla d'acqua benedetta con cui farsi il segno della croce tutte le sere prima di andare a dormire.
due genitori (quelli del giovane Pato, ossia la signora "Rozelì Rodrigues, e il padre impiegato pubblico, Geraldo Da Silva" che gradiscono molto "l'idea che il figlio possa giocare con un altro campione brasiliano molto religioso" come Kakà); un "ministro degli esteri" (Leonardo, che si trova "a casa di Pato"). Un piccolo affresco di grottesche attese messianiche, insomma.
Ma 28 punti sul campo non sono un fatto di fede.
UPDATE. Adriano Galliani alle ore 14.53 a proposito del "ministro degli esteri" Leonardo: "Ho letto che Leonardo sarebbe in Brasile per portare avanti la trattativa con Pato. Questo non è vero, Leo infatti è solo in vacanza. Se ci sarà la necessità, si muoverà. Ma adesso è in vacanza".
Il Valencia, in formazione tipo, batte per 2-0 nella prima partita della Emirates Cup una Inter rimaneggiata. Poco da dire sul piano tecnico: troppo superiore la formazione spagnola, molti gli esperimenti di Mancini. Alle assenze di Crespo, Burdisso, Cordoba, Maicon, Zanetti, Chivu e Vieira si aggiungono quelle di Samuel e Stankovic, che hanno lavorato a parte nel ritiro di Watford. L'Inter parte perciò con un datato 4-4-2 che presenta quattro giovani Primavera (Filippini laterale destro, Fatic al centro con Materazzi, Bolzoni e Maaroufi nella linea mediana), il redimorto Cesar a sinistra, Ibra e Cruz davanti. I gol sono abbastanza fortunosi e portano la firma del giovane Gavilan. La squadra spagnola, scesa in campo con Canizares; Caneira, Helguera, Marchena, Moretti; Albelda, Baraja; Joaquin, Villa , Gavilan e Silva appare da subito molto più agile, dato che sta preparando i preliminari di Champions. Il risultato non cambia nel secondo tempo, nonostante un palo di Maxwell e alcuni buoni spunti di Suazo e Cruz. Troppo pesante il lavoro sulle gambe, troppe assenze rispetto alla line-up di partenza. Eppure, nonostante tutte queste legittime attenuanti, c'è già chi festeggia e non perde l'occasione per scatenarsi contro Mancini.
Gli zelanti redattori del TGCOM, che ogni giorno assegnano un giocatore ai colleghi del Milan (colleghi del TgCom, non nostri...), fanno la cronaca della partita e commentano:
Piccolo campanello d'allarme per Mancini, considerando che il campionato iberico inizia esattamente come quello italiano (il 26 agosto).
Peccato che gli Spagnoli stiano facendo una preparazione adeguata ai preliminari di Champions, nella quale si predilige la rapidità al lavoro di fondo. Il particolare sfugge, lo stato della realtà pure, lo sfottò made in rossonero è servito. Alla fine, colti forse da un lampo di ragionevolezza, ammettono:
Troppi esperimenti e giovani in campo per il tecnico nerazzurro, che non ha ricevuto grandissimi elementi positivi
daquesta partita.
E meno male, dato che manca la formazione titolare e buona parte delle riserve. Ma è un segnale positivo questo, di come ormai abbiamo ridotto una classe giornalistica abituata a consolare due padroni, come Arlecchino. Per un'amichevole scomodano già i titoli drammatici (" campanello d'allarme") e fioccano le note negative tipiche di tanti numeri di Controcampo... già immaginiamo il titolo del Tuttosport di domani (Inter: senza cazzotti si perde). Noi sorridiamo, prendendo atto dello stato in cui li abbiamo ridotti e aspettiamo il rientro di tutti i giocatori.
UPDATE: c.v.d. la Juventus - senza due titolari - perde a Newcastle (privo di Owen, Viduka, Duff e della Zanzara Emre), ma non succede nulla, è semplicemente " rimandata"... l'Inter prende "due sberle", per la Juventus è un semplice "K.O."...
A meno di sorprese (leggi Emerson), con l'arrivo di Christian Chivu, il calciomercato dell'Inter è concluso. Roberto Mancini aveva richiesto espressamente tre giocatori: Jimenez, Suazo e il capitano della Romania. Sono tutti arrivati alla faccia dei fantomatici Mister X dell'altra orfana sponda. L'acquisto di Rivas dev'essere valutato nella prospettiva delle squalifiche di Champions League. I quattro innesti sostituiscono dei giocatori in partenza, smentendo quella ridicola teoria secondo la quale l'Inter avrebbe una rosa lunghissima di 40 giocatori. Da tre anni ne ha in meno di Juventus e Milan e da tre anni vince qualcosa. Che questo sia dovuto a Mancini e alla sua capacità manageriale è fuori di dubbio, ma va dato merito alla dirigenza nel complesso.
La rosa al completo:
[P] Julio Cesar, Toldo, Orlandoni
[D] Burdisso, Maicon, Materazzi, Samuel, Chivu, Cordoba, Maxwell, Rivas
[C] Figo, Solari, Zanetti, Vieira, Cambiasso, Jimenez, Dacourt, Stankovic
[A] Cruz, Adriano, Ibrahimovic, Suazo, Crespo
Partiranno Coco e Cesar, rientrati dai prestiti, e Recoba. Nella rosa della Champions verrà inserito Balotelli, Burdisso sarà sacrificato fino a Gennaio, e fino al 31 agosto verrà valutata la condizione di Nelson Rivas. In ogni caso rimane un posto libero per ottemperare alla norma del 3+3 (Orlandoni, Toldo, Materazzi, Jimenez, Balotelli più il posto libero lasciato da Burdisso). Ciò che salta agli occhi è l'intercambiabilità di alcuni giocatori, la capacità di esprimere più ruoli con pochi cambi, nell'ottica del calcio pensato da Mancini. Rispetto allo scorso anno la squadra ha delle variabili tecniche sconosciute: velocità e la rapidità di manovra, tutta da scoprire. Chivu, Maxwell, Burdisso, Zanetti, Figo, Stankovic, Suazo, Cambiasso e Jimenez possono giocare in 2-3 diverse posizioni, creando i presupposti per un turn-over accettabile.
Cristian Chivu, 26 anni, è un calciatore dell'Inter.
"Una scelta di vita e di lavoro, ci ho pensato tanto" ha dichiarato in Conferenza stampa. Capitano della nazionale romena, in cui gioca da terzino sinistro, Chivu sarà a Milano già domani per la presentazione: siglerà un contratto quinquiennale da 4,5 mln. annui; alla Roma andranno 13 milioni più la metà del cartellino di Andreolli e l'incasso di due amichevoli [leggi, leggi, immagini].
All'Inter, come Mancini ha più volte ribadito, potrà ricoprire più ruoli nel reparto arretrato: terzino, centrale o davanti alla difesa. Ibrahimovic, suo ex compagno di squadra ai tempi dell'Ajax, ha affermato: "Chivu all'Inter è fondamentale".
Ogni giorno i media italiani riportano le indiscrezioni provenienti dai giornali spagnoli. Ieri le ultime: il Milan cerca Deco, scambio Solari-Cassano. Le hanno riportate tutte tranne una.
Es una farsa, una mentira, afirmar que el Milan va a pagar más de 100 millones de euros por la cláusula de rescisión de Ronaldinho. Las cláusulas la pagan los jugadores. Y el astro de Porto Alegre no va a salir ahora a decir que se quiere ir del Barça. Ayer, sin ir más lejos, volvió a decir en Escocia lo que viene sosteniendo desde el primer día: que se queda.
¿Saben que el Barça y el Milan sólo han hablado una vez en los últimos meses? Y Galliani únicamente le dijo una cosa a Soriano: “Fichar a Chivu porque no queremos que vaya al Inter”. Todo lo demás es marear la perdiz. Dejen de tocar las narices...
C'è bisogno di traduzione? Tutto è più chiaro adesso.
Luciano Moggi sarà la nuova spalla di Lino Banfi nel film “L’allenatore nel pallone 2” . Il cinema cosiddetto popolare, quello pecoreccio che piace tanto agli italiani fatto di rutti, scoreggie e stronzate assortite, ha finalmente trovato il nuovo Alvaro Vitali. Uguale: come abbiamo fatto a non pensarci prima?
Certo, faranno a volte pure ribrezzo ma bisogna ammetterlo: quelli dello spettacolo (e Lele Mora su tutti, che se gli lavi i piedi ti fa un servizio indimenticabile) hanno proprio una marcia in più. Ora il quadro è finalmente chiaro: Pierino lo zozzone, a pensarci bene, non è forse la vera cifra di Moggi e del calcio italiano che lui e gli altri miseri comprimari ci hanno propinato in questi anni? Ce la siamo presa così tanto, noi interisti, perché pensavamo fosse una cosa maledettamente seria e invece avevamo di fronte soltanto dei patetici cialtroni. Intoccabili e inattaccabili sì, ma piccoli piccoli. Microscopici.
La vita però, nella sua indifferenza a ingiustizie e prevaricazioni, a volte si vendica ed è spietata. Pensate un po’ che umiliazione, che magnifica presa per il culo: come non bastasse, il dramma della retrocessione immortalato non in un sofferto e serissimo capolavoro di Bergman, ma in un squallido, ridicolo e tutto sommato offensivo film di… serie B.
Quindici giorni in Bretagna - li consiglio a chi sogna di vivere in un Paese civile, nonché fresco e ventilato - mi hanno appena riconsegnato alla calura casalinga. Giusto in tempo per la chiusura della trattativa-Chivu e ritrovare questo blog ancora più bello.
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