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Lo scorso anno, di questi tempi, dopo aver battuto il Palermo fuori casa ed ottenuto la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia contro il Messina, l'Inter si apprestava a vincere col Siena grazie alle reti di Burdisso (la terza in tre giorni) e di Crespo e al rigore parato a Frick da Julio Cesar. Viene inevitabilmente alla mente la fase iniziale della serie dei 17 successi consecutivi, ma in quel periodo si ricordano, tra le altre cose, le panchine di Luis Figo. Mancini, infatti, avendo a disposizione una rosa pressochè al completo, aveva deciso di puntare sul centrocampo a rombo che non vedeva tra gli interpreti titolari il portoghese. Figo, che aveva abbandonato Madrid ed il Real per lo stesso motivo, aveva iniziato i contatti con l'Al-Ittihad, contatti che si concretizzarono con la firma nel mini-ritiro in Bahrein con tanto di foto con la nuova maglia.
Da gennaio le cose cambiarono e, complici gli infortuni di Vieira e Cambiasso, la seconda parte della stagione lo ha visto tra i protagonisti della vittoria dello scudetto. Chiarite le incomprensioni con Mancini è stato, probabilmente, il vero rimpianto del tecnico nella trasferta di Valencia, che preferì un atteggiamento più guardingo inserendo Burdisso in mediana. La sua riconferma è stata oggetto di due interpretazioni differenti. La prima partiva dall'ipotesi della sua "ubiquità" nel firmare i contratti, si è scritto che se non fosse stato per il rapporto con Moratti non avrebbe nemmeno terminato la stagione e che il suo mancato trasferimento sarebbe stato dettato dal rifiuto della squadra di Jeddah di ricoprirlo di petroldollari. La seconda, invece, metteva al centro il pressing di tutto l'ambiente nerazzurro affinchè decidesse di ritornare sulla sua decisione, i compagni, la dirigenza ed i tifosi che non hanno perso occasione per invitarlo a "restare a Milano". E' difficile dimenticare, come in una sorta di reality game senza televoto, il coro che si alzò dalla Nord per fargli battere il rigore contro il Torino, per quella che sarebbe stata con molta probabilità l'ultima apparizione a San Siro del pallone d'oro 2000.
Mutatis mutandis, ad un anno di distanza le cose sembrano non essere cambiate. Nel mese di novembre è stato inquadrato dalle telecamere soprattutto a bordo campo, (questa volta non per scelta tecnica) e la questione della sua eredità all'Inter è sempre d'attualità. Il dopo-Figo infatti rappresenta la sfida più importante che Branca e Oriali dovranno affrontare sul mercato. Moratti la scorsa estate, prima di riuscire a trattenerlo, disse che per sostituire Figo sarebbero serviti due calciatori, un esterno ed un trequartista. Probabilmente voleva essere un elogio alle sue caratteristiche, sicuramente un indizio per l'identikit del suo sostituto. I nomi circolati sono noti (Quaresma, Van der Vaart, Nasri) e vengono riproposti a mo' di turn-over mercantile. Oggi è il turno di Amantino Mancini, il cui procuratore si sarebbe incontrato con Branca, pronto a presentare un'offerta al calciatore di molto superiore ai 2,5 milioni che il collega romanista Pradè gli ha proposto per il rinnovo. Le indubbie qualità tecniche e la conoscenza del campionato italiano sarebbero gli aspetti positivi del suo ingaggio, la discontinuità ed il costo dell'operazione (20 milioni) quelli negativi. Si è ipotizzato un trasferimento già a gennaio, ma sarebbe una strada difficilmente percorribile. Meglio aspettare il ritorno di Figo e dei suoi lampi di classe.
L'ammonizione di Ibra è stata studiata a tavolino, ma pochi hanno notato che anche Samuel si è procurato un cartellino giallo strategico: salterà l'inutile trasferta di Eindhoven e sarà disponibile negli Ottavi. Le squalifiche a raffica rimediate negli ultimi anni hanno avuto effetto: all'Inter si sono messi a fare calcoli, a gestire le convocazioni, puntando ad avere disponibili i migliori nele partite che contano.
Vorrei aprire un dibattito sulla miglior coppia di difensori centrali, quella che vorremmo giocasse il derby, poi gli Ottavi, i Quarti, e via dicendo. Accostando fra loro Cordoba, Samuel, Materazzi e Chivu (Burdisso è ormai un passo indietro) le possibili combinazioni sono 6, ed ecco il mio ordine di preferenza: 1) Materazzi-Chivu 2) Samuel-Chivu 3) Materazzi-Samuel
4) Materazzi-Cordoba 5) Chivu-Cordoba 6) Samuel-Cordoba.
Il paradosso è che la coppia con maggiore intesa - e, tutto sommato, con un rendimento finora positivo - è proprio quella che sta all'ultimo posto, mentre la mia preferita non la si è mai vista. Tuttavia, ritengo che per fare strada - almeno in coppa - occorra puntare sulla qualità tecnica, dunque va assolutamente schierato almeno uno fra Materazzi e Chivu (per le punizioni, per gli inserimenti in area avversaria, soprattutto per i rilanci dalla difesa). Nulla contro Cordoba, ma in ogni partita fa almeno un'idiozia imperdonabile.
Terreni di gioco. La sfida di Lapo: "Vediamo se i nerazzurri riusciranno a ripetersi anche quest'anno, con la Juve in campo". Beh, visto che qualcuno è ancora sotto processo per aver truccato i campionati direi che in campo ce la possiamo sempre giocare. È in pista che non ci sarebbe proprio partita.
Casi di gioco. Ditemi voi se non mettono tristezza notizie come quella di Kallon che ormai non lo vogliono più nemmeno nel campionato arabo. Dicono le cronache che abbia firmato due contratti contemporaneamente. Lui nega, ma intanto è rimasto senza squadra. Forse c'è posto per lui in Qatar. Forse. Kallon a me ha fatto sempre simpatia per il coraggio e la voglia di arrivare. Per la sua testardaggine di voler giocare nell'Inter. L'Inter era il suo sogno e l'Inter alla fine è diventata la sua squadra. Non prima di essersi girato le piazze di provincia di mezz'Italia con alterne fortune, ma sempre più alti che bassi, tra parecchi gol e molte dichiarazioni d'amore. All'Inter. E fu proprio un allenatore testardo come lui - quell'Hector Cuper forse l'unico che poteva apprezzare a pieno la sua determinazione e voglia di farcela - a dargli la grande opportunità. Così Kallon divenne, per una breve ma folgorante parentesi di una stagione tra le più tristi della storia nerazzurra, uno dei simboli dell'Inter cuperiana tutta corsa, grinta e rabbia, tanta rabbia, che aveva quasi vinto lo scudetto facendo a meno per buona parte del campionato delle stelle, parcheggiate in infermeria. Quasi vinto. Come - la stagione successiva - quel quasi gol in semifinale, che avrebbe potuto cambiare - nonostante la Triade - la storia dell'Inter di Cuper, l' hombre vertical, e la sua. Forse.
Fuorigioco. Ecco, l'Inghilterra sì che sa rispettare le regole. Comprese quelle dello sport. C'è anche Harry Redknapp, manager del Portsmouth e candidato, pensate un po', alla panchina dell'Inghilterra, tra i cinque arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione nel mondo del calcio. Sono accusati di frode e falso in bilancio. Sembra strano, ma per gli inglesi è ancora un reato e si finisce dritti in galera. A differenza che da noi falsificare un bilancio non dà diritto a un premio produttività.
Fesserie. Secondo Platini se la nazionale inglese perde è tutta colpa degli stranieri che giocano in Premier League. E chi l'avrebbe mai detto. Infatti prima, quando tutti questi stranieri non c'erano, l'Inghilterra come minimo arrivava sempre in finale. Eppoi, basta guardare le altre nazionali che fine hanno fatto. Prendete l'Italia: da quando è invasa dagli stranieri non solo non vince più niente, ma non riesce manco a qualificarsi.
Quello degli stranieri sarà pure un problema serio e sicuramente sentito (vivai, tutela dell’identità nazionale e via dicendo) ma semplificazioni del genere non fanno altro che avvalorare e confermare una tesi a noi cara: per giocare a calcio - e pure molto bene - non è indispensabile essere molto intelligenti. Voglio dire: caro Michel mettila come ti pare per sostenere la tua politica per la limitazione degli stranieri, dì quello che vuoi però non raccontarci la barzelletta della nazionale inglese che non vince più. Quando mai ha vinto qualcosa la nazionale inglese (della finale del ’66 con tanto di gol fantasma rivolgersi, prego, ai tedeschi)? Ebbene sì, Michel Platini è l'ennesimo esempio di come si possa essere geniali in mezzo al campo e dire delle gran fesserie fuori.
Nemici per la pelle. Ma Guidolin è uno di quelli troppo buoni o piuttosto un gran paraculo, di quelli insomma che in serie A non ce lo toglieremo più dalle scatole per molti anni a venire? No, per dire, ma di Zamparini - che lo ha ripreso come ripiego dopo averlo già cacciato in malo modo per ben quattro volte… - il nuovo (si fa per dire) allenatore del Palermo dice che "è il miglior presidente dal martedì alla domenica". Chapeau. Però poi aggiunge che "'in ogni caso saranno i risultati a rinsaldare il nostro rapporto che comunque è fondato su grande rispetto e stima reciproca". Rispetto!? Stima reciproca!? E meno male che si rispettano e stimano, altrimenti che farebbero? Si sparerebbero?
Piazze e piazzette. Appena subentrato al posto del buon Cagni, il nuovo allenatore Malesani ha così commentato: “Empoli, piazza ideale”. E come no. Una tacca appena sotto al Real Madrid. D’altronde, l’avevano già chiamato per fare il ct dell’Inghilterra, ma a lui non interessava. Ha preferito la piazzetta toscana. Al posto del presidente Corsi io avrei già richiamato Cagni.
Julio Cesar 6,5 - Serata di ordinaria amministrazione. La parata più importante la compie a gioco fermo al 15' del primo tempo su un sinistro insidioso di Semih dimostrando una buona reattività. Maicon 6,5 - Partita molto simile a quella di sabato. Nel primo tempo più incisivo, nel secondo limita le sue avanzate. Non sbaglia nulla in fase difensiva. Cordoba 6,5 - Prova senza grosse sbavature, verso la metà del secondo tempo sfrutta per una volta la sua velocità nella fase offensiva, il cross, deviato, è malamente sprecato da Stankovic. Samuel 7 - Sbroglia con la consueta personalità le situazioni più intricate. Nel primo tempo, uscito palla al piede, avrebbe potuto trasformarsi in uomo assist ma sbaglia la misura per il passaggio per Ibra. Sarebbe stato chiedere troppo. Maxwell 6 - Buona la spinta offensiva, da un suo cross nasce il vantaggio di Cruz. Mezzo voto in meno perché non riesce ad evitare la solita leggerezza nei disimpegni. Un colpo di tacco inutile sull'1-0 (in fase d'impostazione) sarebbe potuto costare più di un semplice calcio d'angolo.
Zanetti 6 - Il capitano c'è, ma non si vede moltissimo. Chivu 6,5 - Mancini lo schiera in mezzo al campo con l'intento di limitare l'azione di Alex ed al tempo stesso di lasciare maggiormente libero Cambiasso da compiti di copertura. Negli ultimi 15 minuti prende il posto di Maxwell, compiendo un'ottima chiusura su Kazim. Cambiasso 7,5 (il migliore) - E' l'uomo ovunque. Gioca da interno sinistro, posizione che gli permette di giostrare più vicino all'area avversaria. Offre un pallone delizioso a Cruz che non centra la porta, è semplicemente da antologia l'assist di testa a Stankovic, che colpisce troppo d'esterno e non a caso è lui a fare l'uno due che porta Maxwell al cross del vantaggio. Ha inoltre il merito, al 91', di recuperare il pallone per la terza rete di Jimenez. E pensare che ha giocato la quarta partita in 10 giorni. Stankovic 5 - Nei 40 minuti di Palermo aveva mostrato segni di miglioramento rispetto alle prove incolori d'inizio stagione. Al rientro non incide, sbaglia troppi passaggi e sembra non trovare mai la giusta posizione in campo. Nel secondo tempo, sulla sgroppata di Cordoba, cerca un assist improbabile per Cruz quando aveva la possibilità di calciare in porta indisturbato. Ibrahimovic 7 - Ha giocato nonostante uno stato febbricitante attenuato con "17 ore di sonno suddiviso in due tranches" (Sanvito dixit). Nel primo tempo si limita a qualche passaggio interessante, nel secondo dimostra di avere un feeeling particolare con l'angolino destro della porta situata sotto la curva sud. Impressionante la potenza del tiro da fermo, stessa impressione sulla punizione da 30 metri. Riesce, insieme a Samuel, a farsi ammonire guadagnandosi la meritata esenzione per la trasferta di Eindhoven. Cruz 6,5 - Segna un goal alla Inzaghi, non propriamente uno dei suoi e assiste Jimenez nell'occasione della terza marcatura. A differenza di altre occasioni si dimostra meno lucido cercando la conclusione anche quando potrebbe servire compagni meglio piazzati.
Jimenez 7 - Mancini l'aveva detto in una intervista al termine della gara contro l'Atalanta: "Devo dire all'allenatore di farlo giocare di più" (sic). Evidentemente gli ha dato ascolto. E Jimenez sfrutta appieno l'opportunità concessagli con due assist ed un goal in appena venti minuti. Che il Mago abbia iniziato a tirar fuori i conigli dal cilindro? Suazo 5,5 - E' entrato nella fase della partita a lui più consona. Scatta, finisce spesso in fuorigioco e si divora un goal quasi fatto. Materazzi sv - Dopo l'aria del Campionato, torna a respirare quella di Champions. Ad Eindhoven probabilmente scenderà in campo dal primo minuto. Mancini 6,5 - Sorprende, come d'abitudine, per le scelte iniziali: Maxwell a sinistra e Chivu preferito a Dacourt. Il gioco, soprattutto nella prima mezz'ora, non è entusiasmante, merito anche di un Fenerbahce ben disposto in campo da Zico. Una volta passati in vantaggio la gara si è messa in discesa a causa degli spazi inevitabilmente lasciati dagli avversari. Si qualifica per la quarta volta in quattro anni con un turno d'anticipo alla fase finale della Champions, ricevendo, come auspicato, un bel regalo di compleanno dai suoi "ragazzi".
Sembra passata la classica eternità dalla partita d'andata contro il Fenerbahce, una gara non brillantissima, per utilizzare le parole di Mancini. Mentre Ibrahimovic era intento ad innalzare la sua percentuale (bassa fino ad allora) di numeri fini a se stessi e Suazo veniva fermato in due accelerazioni senza badare alle buone maniere, il resto della squadra sembrava più attenta a difendere che a proporre, proprio per sfruttare le doti di velocista dell'honduregno. Il goal di Deivid e l'ottima prova di Alex riaccesero l'annosa questione sui due volti dell'Inter in Champions e in Campionato. Il passivo, ad onor del vero, sarebbe potuto essere maggiore senza due strepitosi interventi di Julio Cesar. Non mancarono i soliti attacchi al tecnico nerazzurro, chi lo definì un allenatore di piccolo cabotaggio, chi provò a spaventarlo con il fantasma di Mourinho.
Sembra passata un'eternità, anche perchè la trasferta di Istanbul è stata l'unica sconfitta di questo inizio di stagione. Da allora le polemiche hanno lasciato il campo e le prestazioni della squadra, che nel frattempo ha ottenuto il primato del girone con 3 vittorie consecutive, frutto di 8 goal fatti e 3 subiti. Il Fenerbahce, invece, è imbattuto lontano dal Surku Saracoglu (due pareggi, 2-2 a Mosca e 0-0 ad Eindhoven), mentre in casa ha dimostrato di sfruttare appieno l'appoggio del pubblico con la vittoria nell'ultimo match (2-0) contro il PSV, alla prima uscita senza Ronald Koeman, trasferitosi pochi giorni prima al Valencia. Il 4-2-3-1 di Zico ha come intrepreti principali Diego Lugano, difensore uruguagio (in orbita Juventus) dotato di una tecnica inversamente proporzionale alla prestanza fisica, Roberto Carlos, uno dei maggiori rimpianti del mercato nerazzurro, Appiah, vecchia conoscenza del calcio italiano ed Alex, trequartista brasiliano nominato miglior calciatore del campionato turco nelle ultime tre stagioni (capocannoniere nel torneo 2006/07), che ha mostrato nella gara d'andata le sue qualità nell'uno contro uno, per maggiori informazioni rivolgersi a Maxwell.
Mancini ha fatto capire nella consueta conferenza stampa che Stankovic sarà della partita, mentre Materazzi dovrebbe partire dalla panchina. Probabile formazione: Julio Cesar (considerato da Zico al pari di Buffon) in porta, davanti a lui Maicon, Cordoba, Samuel, Chivu; a centrocampo Zanetti, Dacourt, Cambiasso, Stankovic; Ibra e Crespo (in ballottaggio con Cruz) in attacco. Il centrocampo così composto potrebbe permettere al serbo di ricoprire il ruolo di trequartista, anche se non mi stupirei qualora Mancini dovesse concedere un turno di riposo a Cambiasso, schierando Maxwell esterno alto. In questo secondo caso Deki passerebbe al centro e si tornerrebbe a giocare in linea. La vittoria permetterebbe all'Inter di qualificarsi con un turno di anticipo agli ottavi come prima nel girone, un regalo al tecnico nel giorno del suo compleanno.
La speranza è l'ultima a morire. La vittoria della Juve contro il Palermo ha avuto due conseguenze: la dichiarazione di Del Piero che intende riprendersi il posto in nazionale, non solo per gli Europei di giugno, ma anche per il Mondiale del 2010 e l'esonero di Colantuono, al suo posto Guidolin che non avrebbe mai creduto di diventare per la quarta volta l'allenatore del Palermo. Se al posto di Donadoni ci fosse Zamparini, il viaggio in Sudafrica per Pinturicchio non sarebbe un'utopia.
La ciclica necessità. Mancini e Combi, una storia lunga 4 stagioni e numerosi infortuni. Lo scorso anno, complici gli stop prolungati di Cambiasso, Vieira ed Ibrahimovic, il tecnico nerazzurro aveva già esternato le sue perplessità sull'eccesso di cautela dello staff medico. Anzi, qualcuno aveva ipotizzato che il rinnovo di Mancini fosse legato alla sostituzione di Franco Combi con Marcello Manzuoli, già responsabile dell'area medica di Fiorentina e Lazio. All'inizio di questa stagione l'infermeria nerazzurra ha avuto come ospiti illustri Materazzi, Toldo, Crespo, Stankovic, Chivu, Figo ed il solito Vieira. La nuova diatriba sui tempi di recupero non poteva che riemergere, questa volta con una cassa di risonanza maggiore a causa della lettera aperta del medico della Nazionale vittoriosa a Germania 2006, Enrico Castellacci, e delle dichiarazioni di Maurizio Casasco, presidente della federazione medico sportiva, che, chiamando in causa anche Spalletti, ha chiesto, esagerando, il deferimento del tecnico nerazzurro. Entrambi criticano l'atteggiamento per così dire spregiudicato di Mancini, che aveva sì fatto una battuta, ma con il chiaro l'intento di dire la sua verità. La polemica è destinata ad avere un seguito, anche perché oggi Mancini in conferenza stampa ha tenuto a precisare come non fosse sua intenzione generalizzare, un modo chiaro per (ri)affermare le differenti vedute col medico sociale nerazzurro. Francamente si fa fatica a capire la necessità di ribadire ciclicamente la propria posizione sull'argomento, anche perchè sembra non essere chiara nemmeno al diretto interessato. Prima della partita disputata da Vieira contro l'Italia aveva invocato prudenza per il rischio di ricadute, criticando indirettamente lo staff medico della nazionale per la scelta di non fermare il capitano dei Blues, mentre ora evidenzia come i medici delle nazionali siano meno prudenti rispetto ai colleghi dei club, facendo intendere un complimento neanche troppo velato. Delle due l'una. O si ritiene giusto l'utilizzo di calciatori in non perfette condizioni sopportando il rischio di infortuni, oppure si condivide la posizione più prudente di Combi che avrà sicuramente qualche nozione in più per esprimere pareri sulla materia. Nel frattempo, come auspicato da Casasco, è stata aperta un'inchiesta federale sulle sue dichiarazioni.
Rito abbreviato. A quasi due mesi dalla vittoriosa trasferta per 40-0 in quel di Pergocrema, i pulcini A dell'Inter replicano in casa con un meno netto 28-1. Il commento di Gramellini e gli articoli delle maggiori firme di Gazzetta, Corriere dello Sport e Tuttosport, hanno contribuito a ridurre di un terzo i goal di scarto tra le due formazioni. Di questo passo, tra due anni, altrettanti campionati e sei editoriali, il Pergocrema potrebbe sfiorare l'impresa.
Julio Cesar 7 - sempre puntuale, dà sicurezza al reparto difensivo; incolpevole sulla rete atalantina, difende in maniera agevole la porta nerazzurra rimediando nel finale una ginocchiata in fronte da un personaggio curioso denominato "Simone Inzaghi"; Cordoba 5 - ha giocato la solita partita, bravo nei recuperi in velocità e negli stacchi aerei ma confusionario e pericoloso per tutto il resto: sarebbe da 6.5 se non avesse la grave responsabilità della rete di Floccari (che non segnava da un anno) nell'unico tiro in porta dei bergamaschi nel primo tempo; Maicon 7.5 - finché la condizione fisica lo ha assistito ha confermato di essere tra i più forti terzini destri al mondo: potente nel proporsi, puntuale nel difendere, il titolare verdeoro arrivato per una manciata di milioni dal Monaco è un grande acquisto; il migliore in campo nei primi 45 minuti; Samuel 7.5 - bravo, come sempre; Chivu 7 - gioca da terzino sinistro, e lo fa bene, nonostante sia reduce da un infortunio maturato con la nazionale romena.
Zanetti 6 - una partita a due facce: nel primo tempo bene, nel secondo la stanchezza derivante dagli impegni con la nazionale argentina (con la quale detiene il record di presenze) e dal volo transoceanico lo hanno condizionato; Dacourt 6.5 - sempre uguale a se stesso, il parigino arrivato a parametro zero è una garanzia in fase di interdizione; Cambiasso 6.5 - per lui vale il discorso di Zanetti, limitatamente al secondo tempo; ma sotto il profilo atletico - nonostante il brutto infortunio rimediato contro la Bolivia - sembra avere più benzina del capitano; Solari 6 - qualche spunto interessante: cerca di onorare un compito impervio, quello di sostituire un certo Luigi Figo; Cruz 7 - elegante, preciso, intelligente, letale quando serve: l'attaccante vitruviano; Suazo 7 - nei primi 45 minuti è letale: segna la rete che sblocca il risultato e favorisce il raddoppio di Cruz; le accelerazioni sono quelle dei tempi migliori; nella seconda frazione si vede solo in occasione di un contropiede stroncato da un fallo da rosso diretto di Manfredini.
Maxwell s.v. - gioca una manciata di minuti; Ibra s.v. - in campo per il tempo necessario a ricordarci che è un maledett o genio; Matrix s.v. - bentornato; Mancini 7 - ha indovinato la coppia iniziale di attaccanti (anche favorito dalla indisponibilità di Crespo e Adriano), ha confermato Chivu come terzino sinistro e ha affiancato Dacourt a Cambiasso con buoni risultati; ha ritardato nel secondo tempo l'ingresso di Ibra, che avrebbe costretto i bergamaschi a arretrare il baricentro. Arbitro Banti 4.5 - la gestione dei cartellini è stata semplicemente disastrosa e ha condizionato la gara (tanto quanto la stanchezza dei nazionali sudamericani interisti nel secondo tempo): Manfredini andava espulso senza esitazioni (l'arbitro non lo ha fatto, ci ha pensato il suo allenatore qualche minuto dopo...); Carrozzieri avrebbe dovuto seguirlo perché, già ammonito, ha prima falciato Suazo nel primo tempo e poi vistosamente trattenuto Ibra nella ripresa (aggrappandosi allo svedese come un koala); Simone Inzaghi che ha rifilato una ginocchiata sulla fronte del portiere interista in uscita è stato espulso nei minuti finali per somma di ammonizioni (il che significa che, se non fosse stato già ammonito prima, l'arbitro non avrebbe mandato fuori neanche lui...); ha tollerato il gioco duro dei difensori bergamaschi senza sanzionarne col giallo i falli ma poi ha ammonito Chivu per un semplice contrasto di gioco.
Gigi del Neri e l'Atalanta evocano all'Inter ed ai suoi tifosi amari ricordi, soprattutto nella stagione che culminò con il 5 maggio. Il primo uscì vittorioso da San Siro nella sera dell'emozionante ricordo a Peppino Prisco che una settimana prima aveva deciso di guardare la partita dal quarto anello. La seconda, invece, fece l'impresa con i goal di Sala e Berretta. Una sconfitta che a posteriori, senza considerare l'eccellente lavoro di De Santis proprio al Bentegodi, pesò in maniera significativa per l'arrivo in volata sul traguardo dell'Olimpico. Volata sciagurata.
Del Neri, dopo gli esoneri di Porto, Roma e Palermo e la mancata salvezza della squadra dei mussi volanti, a Bergamo sembra aver ritrovato il suo habitat naturale. Società seria presieduta da quel Ruggeri mai amato dalla curva atalantina (senza dubbio un titolo di merito), buon progetto tecnico ed ambiente senza troppe pressioni; l'ideale per riproporre a grandi linee lo schema che portò al miracolo Chievo. Spinta sulle fasce con Langella e Ferreira Pinto, attenzione all'organizzazione difensiva e centrocampo con un discreto mix di qualità e quantita, con Tissone autore di un buon inizio di stagione. L'unica variante sembra essere Cristiano Doni che, giocando tra le linee, sta dando seguito all'ottimo campionato dello scorso anno. Il buon lavoro svolto si è tradotto in 18 punti, 9 dei quali ottenuti in trasferta con 2 vittorie (Catania ed Empoli), 3 pareggi (Reggina, Fiorentina, Siena) e una sola sconfitta (Sampdoria). Il punto ottenuto a Firenze è rimasto impresso nella memoria per i due splendidi goal di Doni e Zampagna, quest'ultimo messo fuori rosa per una lite con il tecnico friulano.
Veniamo all'Inter. Mancini recupera Stankovic, Materazzi e Chivu, ma è probabile che partano dalla panchina. In porta ci sarà Julio Cesar, reduce da una prestazione salva-risultato contro l'Uruguay di Tabarez. In difesa Maicon, Cordoba, Samuel e Maxwell. A centrocampo Zanetti, Dacourt, Cambiasso, Solari. In attacco Ibrahimovic e Cruz. Il reparto che potrebbe subire modifiche rispetto alle attese è, inutile dirlo, il centrocampo. Questa soluzione, però, dovrebbe permettere sia di giocare in linea, sia di passare ad un rombo con Solari vertice alto, Dacourt davanti alla difesa (che potrebbe "prendere in consegna" Doni), Zanetti e Cambiasso ai lati. Nonostante le assenze, grazie alla duttilità di molti componenti della rosa, Mancini potrà ancora scegliere l'assetto migliore. Questo per ciò che concerne il campo, fuori è da segnalare l'iniziativa delle due società nerazzurre per riportare i bambini allo stadio.
Tana per tutti. Dispiace che Antonio Matarrese ce l’abbia fatta a non essere sfiduciato per soli tre voti tra cui, probabilmente, pure quello - ahia! - di Paolillo. Dispiace se non altro perché il presidente della Lega rappresenta quel calcio che non vuole cambiare, quel calcio che per esempio uno come Guido Rossi aveva provato a sbattere fuori dalla porta... e che è rientrato - subito - dalla finestra. “Non meritavo di essere cacciato” ha detto il diretto interessato. E, in fondo, non ha mica tutti i torti. Se sono rimasti tutti quanti – a parte qualcuno ancora sotto processo - perché lui no?
Quel gol all'Arsenal. Andy Van Der Meyde: ala pura, ala vecchio stile. Per la Gazzetta è uno dei dieci misteri d’Europa. Stella nascente dell’Ajax, poi una manciata di belle partite in nerazzurro e niente più. Si è via via perso fino a scomparire. Da due anni all’Everton, ancora sono lì ad aspettarlo. E pensare che ha solo 28 anni. Come ci avrebbe fatto comodo ora…
Mai abbassare la guardia. Stiamo diventando un Paese sempre più becero e cattivo e sempre meno tollerante e ironico. L’Ansa per esempio riporta la notizia del Daspo di un anno a due tifosi di 16 e 29 anni dell'Atessa, in Abruzzo, per aver mostrato il sedere agli agenti. Così la prossima volta imparano a comportarsi come tutti gli altri ultrà.
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