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Pato? Devo dire che noi negli ultimi mesi ci eravamo rilassati, per tre motivi: 1) C'era da investire un mucchio di danaro e io ne avevo poca voglia; 2) Pato avrebbe tolto prospettive a un prodotto del nostro vivaio che sta venendo su in modo formidabile. Parlo di Balotelli; 3) Il brasiliano non ha ancora diciotto anni, dunque deve dimostrare tanto. Noi abbiamo obiettivi immediati, giusto puntare su gente esperta e affermata.
Il Buono. Questa affermazione di Moratti poteva sembrare una boutade. E il mondo mediatico, invece di interessarsi a questo ragazzone che due mesi prima aveva regalato lo scudetto alla primavera di Esposito, ha preferito sottolineare il paragone con "il Papero" con ilarità, quasi con scherno. Di sicuro i video su Youtube, la presentazione in pompa magna, le amichevoli organizzate per rendere il brasiliano un oggetto meno misterioso, i paragoni con Kakà, Ronaldo, Ronaldinho, Careca, Van Basten e una puntata grottesca di Controcampo hanno contribuito a rendere mediaticamente rilevante il suo acquisto. Ma SuperMario non può essere considerata la risposta nerazzurra a Pato. A partire dall'aspetto meramente cronologico per concludere con quello economico. L'Inter lo ha acquistato dal Lumezzane lo scorso anno, strappandolo in extremis alla Fiorentina di Corvino e al Barcellona (mèta non gradita alla famiglia) per 350.000€ (l'1,6% di 22 milioni). In poco più di 12 mesi è passato dagli allievi nazionali alla prima squadra e la doppietta di ieri non ha fatto altro che confermare come abbia tutti i mezzi per diventare un grande giocatore. I paragoni con esponenti del passato e del presente nerazzurro non sono mancati: quello "anagrammatico" con Altobelli, letto in anteprima sul nostro blog, ma sottolineato anche da qualche giornalista, oppure quello con Ibra fondato sull'irriverenza e sulle doti tecniche e fisiche. Mancini, più di chiunque altro sa cosa significhi esordire a quell'età e si augura che i riflettori su SuperMario si spengano al più presto. Nessuna pressione, nessuna grancassa mediatica, nessun paragone. Il palermitano trapiantato a Brescia deve avere il tempo per crescere con calma, senza affanni. La sua "gestione" sarà un banco di prova importante per la società sperando che non si ripetano gli errori del passato. Martins e Adriano docent.
Il Brutto. Una delle cose più negative (diciamo pure: penose) della serata di ieri è stata la telecronaca Rai. Civoli, giornalista dalle tiepide venature nerazzurre, ha cercato di essere equidistante. Forse troppo. Ma dagli interventi di Tardelli traspariva chiara e indelebile la sua fede per la J**e. Da "Mai stati in B e voi?" a cura di Interisti.Org: "Cinque anni fa rilasciò un'intervista in cui affermò: "Se ci fosse una società di serie B con grandi ambizioni e un ottimo progetto, potrei anche accettare un'eventuale proposta dalla serie cadetta". Quattro anni dopo deve essere stata una bella soddisfazione coronare il progetto, diventando consigliere di amministrazione della J**e, con la grande chanche di un primo tentativo verso la massima serie". All'inizio di questa stagione ha rassegnato le dimissioni, da consigliere ma non da tifoso, quelle sono oggettivamente difficili da rassegnare, anche se per la J**e l'eccezione dovrebbe essere la regola. Ieri sera, forse complici le lettere di protesta alla Redazione Raisport di visionari supporters bianconeri dopo le gara d'andata, il commentatore Rai sfodera almeno 5 "purtroppo" su azioni offensive della "sua" squadra svanite per errori di misura nei passaggi o per gli interventi della difesa "avversaria", Toldo in primis. Dopo il secondo goal di Balotelli si estrania dalla telecronaca, non riesce ad articolare frasi superiori ai -50 decibel, una sofferenza straziante. Ma al minuto 43 un barlume di vita sembra riaccendersi in lui: su un colpo di testa di "Brazzo" Salihamidzic grida al "goo", sì, al "goo", perchè le "l" seguenti svaniscono per l'errore del centrocampista bosniaco. Il passo definitivo verso la depressione. Prima però ci tiene a farci sapere che "La J**e Del Capitano esce a testa alta". Pro-memoria. Oggi 31 gennaio scade il termine ultimo per l'abbonamento Rai. Ieri 30 gennaio è scaduto il termine per decidere se sono (stati) soldi ben spesi.
Il Cattivo. Il samurai oriundo, parlando dell'Inter, rilasciò qualche tempo fa questa dichiarazione ad un giornale argentino: "Con noi se la facevano addosso"; affermazione tra l'altro smentita dai risultati negli scontri diretti. Ieri sera colui che "non so nemmeno l'inno della mia nazione" (l'Argentina ndr), ha dato prova di come li abbiamo ridotti. Entra al minuto 23, non vede un pallone e si fa espellere per un calcione tanto violento quanto inutile al giovane Pelè 17' dopo. L'avesse fatto nei confronti di Vieira avrebbe forse avuto l'ammirazione di qualcuno. Ma evidentemente era in procinto di rilasciare un'altra intervista allo stesso giornale argentino...
MILANO - Il Gup di Milano Paola Di Lorenzo ha prosciolto Adriano Galliani, vicepresidente vicario e ad del Milan, Rinaldo Ghelfi, vicepresidente dell'Inter e Mauro Gambaro, ex dirigente nerazzurro, accusati dalla Procura di Milano di falso in bilancio. Il giudice ha anche prosciolto le due società, accusate in base alla legge sulla responsabilità amministrativa. L'inchiesta, condotta dal Pm Carlo Nocerino, riguardava i presunti falsi in bilancio relativi agli anni 2003-2004. Tutti gli imputati società comprese, sono stati prosciolti perché "il fatto non sussiste". (Ansa)
Il "fatto non sussiste" o "non costituisce reato"? Non costituisce più reato? La questione è poco chiara. Ma l'agenzia Ansa riporta perlopiù le dichiarazioni dei legali del Milan, la qual cosa ci fa ritenere che la vicenda possa e debba essere analizzata in modo più approfondito... Nei prossimi giorni proveremo a entrare nello specifico delle argomentazioni tecniche per inquadrare meglio questa assoluzione. Intanto suggeriamo di leggere, sull'argomento, Corsera e IlSole24ore. Presto torneremo sulla vittoriosa sfida di Coppa Italia.
Missione compiuta. Nella stagione in corso la Ju****us poteva competere per un solo trofeo. Poteva. Appunto. Ed erano già pronti i caroselli: il passaggio del turno dei bianconeri ai danni dell'Inter sarebbe stato sapientemente strumentalizzato da certa stampa. E Mancini ne era consapevole. Ecco, in linea teorica la nostra Coppa Italia, nell'anno del centenario e delle "ambizioni alte", può terminare anche qui. Con questo successo che allontana i caroselli e lava via l'onta della scandalosa eliminazione del 2004: quella orchestrata dall'arbitro Pellegrino in un tempo in cui la sudditanza non era presunta e "psicologica" ma concreta e "telefonica".
Toldo 6.5 - compie due interventi decisivi: su Nedved (sul 2-2) e Trezeguet (sul 2-3); non ha colpe sul gollonzo di Del Piero (un rimbalzo, come sempre quando ci siamo noi di mezzo, sulla barriera); Maicon 6 - le recenti assenze lo hanno penalizzato sotto il profilo atletico: non ha mai punto come sa e può fare, non ha creato superiorità numerica sulla fascia ed è uscito affaticato nel finale; Cordoba 6 - motivatissimo, nelle dichiarazioni della vigilia e nella prestazione in campo ma ha la responsabilità del fallo (ingenuo) su Iaquinta dal quale scaturisce poi la rete bianconera del temporaneo sorpasso; Rivas 6.5 - Sempre puntuale, non sbaglia nulla o quasi: alterna interventi difensivi efficaci ma brutti a guardarsi a interventi di sostanza e pregio formale; non ha la velocità del connazionale e compagno di reparto Cordoba, ma sembra non abbia neanche le sue amnesie; viene impiegato poco ma ha continuità di rendimento; Maxwell 6 - Spinge più di Maicon ma si limita, come spesso gli capita, a svolgere in modo apprezzabile il suo compitino.
Maniche 6+ - ha nelle gambe benzina per un solo tempo; riceve e somministra calci e spintoni in mezzo al campo; indovina un tiro da lontano che si spegne sul palo alla destra di Belardi; non fallisce un passaggio e si fa sempre trovare smarcato dai compagni in possesso di palla: tornerà utile anche in occasioni più importanti di questa; Pelé 7 - nessun timore di sbilanciarsi: questo giovane portoghese dal nome impegnativo ha la stoffa del campione vero; nonostante la giovanissima età ha personalità da vendere ed è prezioso tanto nella fase di interdizione quanto in quella propositiva; il suo gioco irriverente fa innervosire nel finale un penoso Camoranesi che lo falcia sotto gli occhi dell'arbitro abbandonando il campo in anticipo; Stankovic 6+ - a Udine aveva sorpreso per la ritrovata condizione atletica dopo la lunghissima assenza; gioca con e per la squadra, sacrificandosi molto; non è al livello dello scorso anno, quando a tratti era sembrato sovrumano, e probabilmente non ritroverà quella condizione (mentale e fisica); ma la sua presenza in mezzo al campo si fa sentire, tanto quanto la sterilità dei bianconeri che transitano dalle sue parti; Jimenez 6 - nella prima parte è poco brillante e disciplinato: Mancini lo riprende continuamente da bordocampo; poi lo cambia di posizione e il cileno mostra maggiore agonismo e duttilità tattica: sa fare di meglio, una serata opaca; Vieira 5 - il peggiore; è entrato in campo quando l'Inter è passata in vantaggio e ci si aspettava da lui che costruisse gioco e consolidasse una superiorità a centrocampo; invece si è limitato a pestare gli ex compagni (e forse avrebbe meritato una sanzione per un fallo su Nocerino) e a deriderli (tunnel su Del Piero a centrocampo); il suo spirito non era quello giusto. Zanetti e Solari s.v. - presenti.
Cruz 6 - attraversa una fase di involuzione sotto il profilo realizzativo: tra Udine e Torino ha fallito più occasioni nell'area avversaria di quante probabilmente non ne abbia fallite in un'intera carriera; c'è qualcosa di clamoroso nella sua improvvisa mancanza di lucidità sottoporta; molto meglio come spalla della prima punta o assist-man: la sua intelligenza tattica è a prova di crisi; Balotelli 7.5 - se fosse al Milan uno dei 22 media berlusconofoni parlerebbero in modo martellante del nuovo fenomeno del calcio continentale; il diciassettenne bresciano si presenta in casa Juve con due goal pesanti (il secondo dei quali bellissimo), una veronica disarmante (che Cruz sciupa), un tocco di palla sopraffino e dei movimenti in attacco da campione affermato; trova anche il tempo per una gomitata che stende Legrottaglie (e che fa il paio con quella che Chiellini rifilò a Ibrahimovic in campionato); è l'attaccante dell'Inter che verrà.
La domanda in realtà è sorta subito dopo il pareggio di Boumsong. Anzi, dopo la beffa nel finale di una partita straordinaria condotta in 10 (9) per più di 80'. All'Olimpico di Torino Mancini dovrebbe schierare la migliore formazione possibile oppure dare fiducia alle "seconde linee" (definizione più volte ammessa ma spesso non concessa)?
Seconde linee. Quest'anno l'obiettivo, oltre allo scudetto, è la finale di Champions. Mancini sa che buona parte del suo lavoro verrà valutato in ottica europea e una minore attenzione alla Coppa che porta il suo (sopran)nome è quasi fisiologica. La conferma delle "seconde linee" sarebbe il giusto premio nei confronti di coloro che hanno ben figurato al Meazza nella gara d'andata. L'esclusione delle riserve potrebbe portare ripercussioni motivazionali all'interno del gruppo. Inoltre il rischio infortuni, giocando contro macellai, fabbri e falegnami potrebbe essere concreto. Non occorre ribadire la differenza tra l'Inter e la Juve anche in Coppa Italia: i 10 punti in Campionato sono sufficienti. L'esclusione potrebbe essere attenuata dalla lettura della prima pagina di Tuttosport che inneggia al trionfo. L'anteprima di oggi è sublime: "Vale uno Scudetto". Domani potrebbero esserci i caroselli con tanto di pullman scoperto. Come li abbiamo ridotti.
Squadra titolare. Moratti ha affermato che la Coppa Italia non è un obiettivo secondario, non è un fastidio (cit.). Mancini ha più volte ribadito che preferisce affrontare una partita vera durante la settimana che non la classica partitella in famiglia. L'umiliazione del doppio vantaggio con le riserve l'abbiamo già servita all'andata. Ibra avrebbe la possibilità di vendicare i fischi del 4 novembre scorso. Sarebbe un buon allenamento per un probabile dentro o fuori in Champions. Giocare 3 partite in 7 giorni non sarebbe così dispendioso ed il rischio di farsi male non aumenterebbe in maniera così significativa a causa di una partita in più. Godersi le facce di Del Piero, Nedved e Camoranesi mentre vengono fischiati dal pubblico deluso. Rimarcare le distanze tra questa Inter e la neopromossa. Passare il turno, sperando di andare in finale e cancellare l'onta del 6-2 proprio in casa della Rometta. E, inutile negarlo, uscire con la J**e darebbe comunque non poco fastidio; come dimenticare il furto firmato da un Pellegrino qualunque nella Coppa Italia 2003/2004?
Silenzio Stampa 7 - Fino a maggio, fatta eccezione delle sole conferenze stampa pre-Champions, dove non può essere opposto. L'avvertimento monetario-televisivo di Piccinini è vergognoso, ma Pistocchi si supera: "L'Inter doveva venire davanti ai microfoni e dire che non hanno nulla a che fare con la vecchia J**e, e sarebbe stata creduta in quanto non può essere altrimenti". Così, per capire, l'Inter sarebbe dovuta andare davanti ai microfoni per spiegare a chi lo sa già, ma che scrive o dice il contrario, che con la gestione Moggi non ha nulla a che vedere?? Penoso. Come due dei tre quotidiani sportivi in edicola oggi: il Corsport e la Gazzetta non hanno un minimo di dignità nel cercare di calamitare il risentimento e il senso di frustrazione di una certa parte di tifo. L'unico a salvarsi è Tuttosport che mantiene il low profile. Rivoluzione Copernicana.
Julio Cesar 6,5 - Giornata di ordinaria amministrazione. L'unico intervento di una certa difficoltà lo compie su tiro da fuori di Di Natale al minuto 56. Impeccabile sui palloni alti, mette al servizio delle punte la sua qualità balistica nei rilanci. Concentrato. Burdisso 6 - L'Udinese fa della spinta sulle fasce la caratteristica principale del suo gioco. Deve vedersela con Dossena e Di Natale. Con la collaborazione di Zanetti non corre particolari rischi, fatta eccezione di un dribbling ad opera dell'attaccante della nazionale su cui commette un fallo. Rosetti non interviene concedendo il vantaggio. E' bravo ad immolarsi su un destro di Dossena sul finire del primo tempo. Cordoba 6 - Prova attenta, soprattutto nell'applicazione del fuorigioco (l'unico non segnalato permette a Pepe al 47' di involarsi in contropiede, ma c'è il forte sospetto che la posizione di partenza fosse irregolare). Si fa trovare fuori posizione nell'unica occasione del secondo tempo concessa a Quagliarella che sparacchia un sinistro in tribuna da buona posizione. Materazzi 6,5 - Innesca un duello personale con Quagliarella fatto di interventi decisi, spintoni, strattonate e simulazioni. Al 30' ferma in maniera egregia un contropiede di Di Natale. Fondamentale sui palloni alti, conferma le buone impressioni della gara di Coppa. In crescita. Maxwell 6,5 - Nei primi 20 minuti rispolvera la buona intesa di inizio stagione con Cesar. Dopo l'espulsione del connazionale non soffre particolarmente la spinta di Mesto e Pepe. Anzi, nel finale si propone in avanti senza timore reverenziale. Mostra una inconsueta decisione nei contrasti.
Zanetti 6,5 - Il capitano offre la solita prova di sostanza e dinamismo ancora più preziosa in relazione ai delicati equilibri dettati dall'inferiorità numerica. Sbaglia concettualmente (e nella misura) il passaggio orizzontale che attraversa tutto il centrocampo prima di essere intercettato da Mesto e che costa il primo giallo a Cesar. Cambiasso 6,5 - Corre il Cuchu, corre senza sosta. In fase di contenimento annulla Inler e D'Agostino, senza mai dimenticare i suoi proverbiali inserimenti. Non riesce a timbrare il cartellino dopo 3 segnature consecutive. Fa letteralmente gridare al goal all' 11', quando colpisce, indisturbato, un pallone all'altezza del dischetto del rigore. Nella ripresa al minuto 71 prova a sbloccare il risultato con un colpo di testa su cross di Stankovic, palla che temina a lato alla destra di Handanovic. Sfortunato. Stankovic 6+ - Rientra dal primo minuto in Campionato dopo la gara di Palermo del lontano 28 ottobre. Ci mette un tempo per carburare, ma dà la sensazione di crescere alla distanza. Con l'ingresso di Vieira ha maggiore libertà in fase offensiva ed è uno dei protagonisti del forcing finale. 90' che fanno ben sperare. Cesar sv - Potremmo scrivere della sua ingenuità o mancanza di autocontrollo nell'occasione del secondo fallo che gli costa la doccia anticipata. Le immagini (e di conseguenza la realtà) testimoniano di un intervento sì deciso, ma sul pallone. Tutto il resto è secondario.
Ibrahimovic 7 (il migliore) - Sembra iniziare il match senza la giusta tensione: qualche passaggio sbagliato ed intesa con Cruz da rivedere. All'11' smentisce presto le negative impressioni. E' lui, infatti, a fornire il pallone d'oro su un piatto d'argento al Cuchu. Poco prima dell'intervallo offre a Cruz la palla del possibile vantaggio con un perfetto stacco di testa. Nella ripresa cerca e trova di nuovo l'assist per il Jardinero su un rinvio errato di Handanovic. Conquista due punizioni dal limite e ne calcia una al 52': pallone che sfiora il palo alla destra del portiere bianconero. Al 20' il palo lo colpisce con un gran tiro dal limite, ma è quello di sostegno. La sua espressione al goal annulato fa il paio con quella del suo allenatore. Stavano pensando la stessa cosa. Stavamo pensando la stessa cosa. Cruz 6 - Stavolta il Giardiniere smette i panni del Re Mida e indossa quelli di Ciacco, divorandosi due nitide occasioni da goal. Ma possiamo essere certi che Dante non avrebbe avuto motivo per affiancargli la compagnia di Cerbero. Ergo, nessuna pena, né per contrappasso, né per analogia. Si rifarà nella trasferta di Torino. Vieira sv - Il pilastro francese mette altri 15 minuti nella gambe, blindando centrocampo e difesa. Si fa vedere in zona goal con uno stop eccellente ed un tiro ciabattato. All'ingresso del tunnel degli spogliatoi mostra un sorriso benaugurante. Crespo sv - Pochi minuti e nussuna palla giocabile. Ingiudicabile. Mancini 7,5 - Dopo 13 vittorie consecutive, 2 pareggi di fila. Finalmente qualcuno ha trovato il modo per arginare lo strapotere (in classifica) della sua Inter: l'uomo in meno. In classifica, perchè in campo la superiorità dell'Inter rimane anche senza la parità numerica. Azzecca la scelta iniziale del 4-4-2, Udinese imbrigliata sulle fasce. Dopo l'espulsione di Cesar lascia le 2 punte, scelta simile, ma non del tutto uguale a quella effettuata mercoledì. Infatti se Crespo o Cruz a turno si defilavano sulla sinistra in fase di contenimento, questa volta l'impressione è che il centrocampo sia prevalentemente a 3 con Ibra e Cruz lasciati in avanti a sgomitare con il trio difensivo friulano. Cerca di portare a casa i 3 punti fino all'ultimo minuto senza correre particolari rischi e se la vena realizzativa di Cambiasso e Cruz non fosse scomparsa a mo' di incantesimo, sarebbe riuscito nell'intento. I sorrisi sarcastici rivolti a Mihajlovic valgono più di qualsiasi conferenza stampa, mentre il "no-look stop" in cui si esibisce a metà del secondo tempo vale il prezzo del biglietto. Promette di provare in allenamento soluzioni alla variante tattica e regolamentare, "a Torino - dice - giocheremo sin dall'inizio in 10".
Rosetti 4 - Collina deve pescare dalla sua squadra il secondo uomo, dopo Farina, che garantisca (almeno sulla carta) imparzialità, assenza di sudditanza, decisioni ponderate ed esperienza. Sceglie Rosetti, internazionale dal 2003, sprovvisto di sim non intercettabile anche perché è della sezione di Torino e non ha arbitrato mai la J**e nella sua carriera decennale (vero colpo di fortuna). Ed il prestante fischietto, come l'ultimo dei principianti, si lascia condizionare dalle polemiche innescate ad arte durante la settimana. La prima ammonizione di Cesar ci poteva stare, la seconda, nel giro di 30'' è ingiustificabile. Denota la chiara volontà di mostrarsi imparziale, un eccesso di zelo "coadiuvato" dall'assistente Copelli. L'aspetto che non convince è la mancanza dell'uniformità di giudizio durante tutto il corso della gara. Sorvola sulla passeggiata di Dossena sulla caviglia destra di Stankovic, sui reiterati falli di Felipe (il calcio nella schiena del Cuchu è da giallo) non ammonisce D'Agostino per un intervento sul serbo che è nettamente più pericoloso di entrambi gli interventi di Aparecido. Sul goal annullato viene tratto in inganno dal volo d'angelo di Lukovic (a proposito, ma la prova tv?) e dalla segnalazione del solito Copelli, guest star nel pomeriggio di Udine. Ammonisce Quagliarella per un non-fallo su Materazzi. Ne azzecca poche, e tra queste non ci sono le decisioni decisive. Un po' di riposo forzato gli farà bene, a patto che non accenda tv e legga giornali.
La Roma sempre in superiorità numerica, l'Inter con l'uomo in meno.
E il campionato respira. Respira? L'Udinese - che all'Olimpico di Roma fu sconfitta dai giallorossi che tanto per cambiare giocavano con l'uomo in più: anzi due, friulani in 9! - ha inchiodato sul risultato di parità i nerazzurri rimasti in 10 dal ventesimo del primo tempo per una ingenerosa espulsione ai danni di Cesar. L'Inter perde 2 punti sulle inseguitrici (preoccupa soprattutto la rimonta del Milan...) ma spedisce alla concorrenza quei segnali che - paradossalmente, pur avendo vinto - non era riuscita a inviare la settimana scorsa nel match contro il Parma (e in parte a Siena).
L'Inter vista oggi, nonostante l'uomo in meno, ha avuto più possibilità di andare in rete (si conta una sola parata di Julio Cesar nei 90') e, non fosse stato per una giornata opaca di Cruz e Cambiasso che hanno sprecato occasioni molto favorevoli, avrebbe portato da Udine il risultato pieno. Se questa domenica, e i 2 punti lasciati sul campo, possano rincuorare i nostri avversari non è dato saperlo. E non ci interessa neanche. Sicuramente, per il gioco espresso (in 10 contro 11 a Udine) contro un avversario tatticamente e tecnicamente valido (che non battevamo neanche durante le strisce record...), questa domenica - con uno Stankovic in campo per 90' e un Ibrahimovic che si vede annullare misteriosamente un goal... - rincuora tutti noi dopo l'opaca prestazione col Parma. Che vi piaccia o no.
La discussione. La Roma meritava di vincere, d'accordo. Ma in quante partite le è già successo di giocare con l'uomo in più? Così, per discutere: è preferibile giocare delle buone mezz'ore con l'uomo in più oppure... battere un calcio di rigore (che si può pure sbagliare)?
A Udine ci si aspetta una partita difficile, perché la squadra di Marino dispone del miglior gruppo di giovani della Serie A e, soprattutto, il suo tridente sembra fatto apposta per mettere in difficoltà una difesa come la nostra. Farei molta attenzione ai calci di punizione dal limite, sia perché Julio Cesar continua a non sembrarmi sicurissimo in quelle circostanze, sia perché dall'altra parte ci sono Quagliarella e Di Natale, Inler e altri ottimi tiratori da fuori. Piuttosto, il loro punto debole è sulle palle alte: darei un'altra possibilità a Burdisso anche solo per questo.
Ho scritto - e ripeto - che con 87 punti si porta a casa lo scudetto. Dunque ne mancherebbero 38: una media di 2 punti a partita; il che vuol dire che bisogna vincere 7-8 volte in casa e 4-5 fuori casa, pareggiandone altre 4-5 e mettendo nel conto pure un paio di sconfitte. La cosa fondamentale è arrivare allo scontro diretto con la Roma con almeno 5 punti di vantaggio per potersela giocare con la massima tranquillità senza doversi sbilanciare alla ricerca dei 3 punti obbligati. Quando abbiamo discusso dell'importanza degli infortuni, spesso ci siamo limitati a considerare le partite mancate dai vari Vieira, Materazzi, Figo, Stankovic... Altrettanto pesante è il prezzo da pagare per riportare questi calciatori in condizione, perché significa farli giocare a scartamento ridotto e abbassare notevolmente il "tono agonistico" della squadra. Riportare in forma uno come Vieira richiede almeno 20 giorni e 4-5 pezzi di partita, stesso discorso vale per Materazzi, che contro la Juve mi è sembrato in ripresa. Questo prezzo da pagare Mancini lo conosce bene. Ed è disposto a pagarlo pur di arrivare a Liverpool con l'imbarazzo della scelta. Perciò nessuno - lui per primo - dovrebbe strapparsi i capelli per uno 0-0 a Udine.
Dopo l'umiliazione che le 10 (9) riserve dell'Inter hanno riservato ai titolari della J**e (Buffon e Nedved esclusi), toccherà alle "prime linee" nerazzurre affrontare una trasferta che negli ultimi anni ha regalato più dolori che gioie. Udine.
Alcuni flash sono impressi nella (mia) memoria e sono difficili da cancellare. Flash che hanno visto spesso protagonisti due fattori: Cordoba e la zona Cesarini. Nell'era Cùper si ricordano: il rigore del "Pampa" Sosa su un'entrata ingenua del colombiano (argomento ancora attuale) a una manciata di minuti dalla fine; la sconfitta per 2-1 (goal di Cafè Colombia) in una della tante finali molto care al nostro capitano (divenuta tale dopo la sconfitta della J**e capolista contro il Milan nell'anticipo della sera precedente); e lo 0-0 della stagione successiva con il cartellino eccessivamente rosso di Dondarini nei confronti di Luciano e quel clamoroso palo di Zanetti che ha smesso di tremare solo qualche mese fa. Nell'era Mancini le cose non sono migliorate di molto: l'unica vittoria si registra nel campionato 2005/2006, con un goal del Jardinero che sarebbe diventato il capocannoniere stagionale, ma, per la serie "all'improvviso uno sconosciuto", come dimenticare l'unico goal in Serie A di un tale Goitom, - che ora milita nel Real Murcia terzultimo nella Liga dove ha al proprio attivo 2 goal in 18 presenze - che ci costrinse all'1-1 a 3 minuti dal fischio finale? Oppure lo 0-0 dello scorso anno con tante occasioni create ed una prestazione vecchio stampo del fido arbitro Pieri? L'interruzione delle 17 vittorie consecutive ed il pareggio di inizio stagione su un intervento sfortunatissimo di Cordoba nel recupero poi, - da notare la chiusura del cerchio, iniziato con l'atterramento del Pampa - rendono la sfida ancora più inisidiosa, almeno per gli appassionati della cabala.
Per chi invece diffida della "sapienza mistica", la situazione non è che cambi poi molto. La squadra di Marino, nonostante abbia l'età media più bassa dell'intera Serie A, ha dato seguito alla buona prestazione di fine agosto, dimostrando come le qualità messe in mostra alla "prima" non fossero legate alla sola superiorità numerica regalata da Julio Cesar con un'uscita a dir poco sciagurata. La posizione in classifica è il risultato di una costanza di rendimento che non tiene conto del fattore campo: 17 i punti casalinghi sui 32 totali. Le 2 sconfitte al Friuli hanno motivazioni diverse: lo 0-5 contro il Napoli è stato causato da un evidente errore di approccio alla gara, mentre la disattenzione individuale di Obodo ha regalato una vittoria insperata al Milan che fino a quel momento avrebbe dovuto ringraziare Kalac per essere rimasto in partita. Il dg Leonardi, allievo di Moggi, ha costruito una squadra seguendo la filosofia dettata dal patron Pozzo: giovani di talento da valorizzare per poi ottenere plusvalenze rilevanti in caso di cessione. Non a caso i punti di forza del 3-4-3 di Marino sono i centrali Zapata e Felipe, Inler, 23enne centrocampista svizzero che gode di una critica positiva, tanto quanto il suo tiro dalla distanza, senza dimenticare gli esterni Di Natale e Quagliarella autori di 14 goal in due. Mancherà uno dei protagonisti del Meazza, Gyan Asamoah, impegnato con la nazionale Ghanese in coppa d'Africa - al suo posto Pepe o Floro Flores - per il resto l'ex tecnico del Catania avrà tutti a disposizione.
Mancini, invece, dovrà fare le ormai consuete consultazioni con il dottor Combi prima di diramare la lista dei convocati. Se Stankovic ha svolto l'ultimo allenamento col gruppo, Maicon ne ha sostenuto solo una parte. Chivu e Suazo sono ancora ai box. Probabilmente toccherà a Zanetti sostituire il Colosso, anche perchè l'emergenza a centrocampo sembra essersi attenuata. Se il serbo ha risolto i suoi fastidi muscolari, Vieira ha dimostrato, nei pochi minuti e nei tanti contrasti della gara di Coppa Italia, di avere una voglia sfrenata di tornare in campo. Probabilmente nessuno dei due ha i 90 minuti nelle gambe, quindi sarà difficile vederli entrambi sin dall'inizio. Non è scontata la scelta del modulo. Considerando lo stato di forma della squadra, Mancini potrebbe optare per il 4-4-2, riducendo il raggio di azione dei centrocampisti ed intasando le fasce, senza per questo rinunciare alla possibilità di cambiare in corsa. Ad esempio con Jimenez su una delle corsie esterne si potrebbe passare al modulo con tre-quartista senza bisogno di ricorrere a sostituzioni. Le certezza deriva dall'attacco. Ibrahimovic affiancherà l'inamovibile Cruz. La partita di Udine sarà importante, non tanto per i punti in palio, ma per il messaggio da recapitare a De Rossi e compagni impegnati in casa con il Palermo in piena crisi di risultati. Un telegramma con che contenga la parola "frustrazione". Sempre che Cordoba e la zona Cesarini non decidano di scrivere l'indirizzo sbagliato...
L'analisi. L' «Inter 2» in 10 (in 9) annulla la Juventus
Toldo 6+ - Prova più che sufficiente perché, come si dice in questi casi, è incolpevole sui gol. D'altronde, le uscite non sono state mai il suo forte... Nel primo tempo neutralizza un colpo di testa di Trézéguet e compie un grande intervento sulla punizione di Iaquinta, più un altro paio di parate in scioltezza. Beffato nella ripresa dagli unici due veri tiri in porta. Peccato. Rivas 6,5 - Ruvido e concreto, poco appariscente ma molto tosto. Fa il suo dovere e conferma di essere un ottimo rincalzo, anche in prospettiva futura. Nuovo Taribo West. Burdisso 4 - Facile individuare il peggiore in campo. La sua partita dura solo 8', quando incespica e sbaglia un facile disimpegno che innesca il contropiede di Del Piero. Fallo da ultimo uomo, rosso diretto. Non è proprio periodo, gli va tutto storto. Ma il vero Burdisso non è certamente quello attuale. Rivedibile. Materazzi 7 - La miglior partita da quando è tornato a giocare. Si vede che è in costante crescita e che sta tornando ai consueti livelli: una volta uscito dal campo per una zuccata, Trézéguet e Del Piero hanno trovato spazio per il gol (anche perché in quel momento l'Inter era in 9). Redivivo. Vieira (dal 35' st) s.v. - Entra al posto di Materazzi a dieci minuti dalla fine, pochi per dare un'impronta alla gara. Ma sufficienti per abbattere chi gli si avvicinava troppo e a metter ordine in campo, a far capire insomma che c'è e che ha voglia di esserci anche in futuro. Beneagurante. Maxwell 6,5 - Là dove eravamo mancati contro il Parma, proprio sulle fasce Maxwell e Cesar (improvvisato terzino dopo l'espulsione di Burdisso per un inedito 4-3-2) fanno la differenza nella prima parte della ripresa quando mettono veramente in difficoltà la neopromossa. In netto miglioramento dopo gli alti e bassi della prima parte della stagione.
Solari 6,5 - Avrà sicuramente sorpreso i detrattori che si aspettavano un'altra comparsata abulica. Stavolta invece riesce a saltare l'uomo, qualche volta pure chi va a raddoppiarlo, a tratti ha ricordato quello di Madrid. Un buon primo tempo. Nella ripresa Mancini lo sostituisce dopo il primo gol di Cruz per dare più sostanza e copertura al centrocampo in inferiorità numerica. Gran riserva. Zanetti (dal 12' st) 6 - La solita ruspa. Diligente e onnipresente come sempre, anche se nel finale lui e Cambiasso non sono stati abbastanza lucidi da evitare il doppio tracollo causato dall'uscita per infortunio di Materazzi: sono saltate le marcature e sono stati presi due gol - forse - evitabili. Pelè 7 - La sua prova è sicuramente la cosa più bella della partita. Del suo - potenziale - valore si sapeva. Ma ha dato una grande dimostrazione di quelle che sono le sue capacità. Responsabilizzato come perno di centrocampo, per la prima volta senza al fianco la chioccia Cambiasso, ha convinto sia sul piano del gioco e sia su quello della personalità. Dopo l'assist vincente per la testa di Cruz è sembrato a tratti straripante. Davvero bravo, in copertura ma anche in fase propositiva. Intraprendente. Maniche 6,5 - Sta cominciando a capire come muoversi e come lanciare i compagni, si è fatto sentire in mezzo al campo, ottimo in fase di contenimento - e non era certo facile con un uomo in meno lì in mezzo - si è proposto con continuità. Ha provato un paio di volte il tiro da fuori senza fortuna. Sul piano dell'impegno è stato inappuntabile. Nel finale si è trovato tra i piedi la palla per andare da solo in porta, ma ha appoggiato in malo modo a Cruz ancor più stanco di lui. In debito di forma, può solo migliorare. Soprattutto con... qualche chilo in meno. Cesar 6,5 - Non piacerà agli esteti, non sarà fotogenico e non fa notizia, ma Cesar serve. Eccome, se serve. Partito esterno finisce terzino e quasi quasi gioca pure meglio del solito. Corre molto, tampona e rilancia, sbaglia poco e ha il merito dell'assist per il secondo gol di Cruz. Pretenzioso però il tentativo di pallonetto alla Maradona a pochi minuti dalla fine.
Cruz 8 - Due reti che sono due capolavori di tempismo e freddezza e un palo che grida vendetta (se fosse entrato sarebbe stato un signor gol). Insomma, un incubo, il solito, per mezza Juve che non riusciva a contenerlo. E pensare che nel finale del primo tempo aveva fatto arrabbiare molto Mancini per un contropiede - udite udite - sprecato per troppa sufficienza. Non era da lui e infatti nella ripresa è stato incontenibile. Un voto in meno, però, per essersi fatto anticipare di testa da Boumsong in occasione del pareggio. Un gol destinato a pesare molto. Crespo 5 - Davvero inspiegabile la sua attuale involuzione. Rispetto all'anno scorso - la prima eccezionale parte della stagione scorsa - sembra proprio un altro. Quest'anno non è riuscito mai a dare un contributo importante e la troppa panchina sembra quasi avergli fatto perdere quella tranquillità e quella sicurezza necessarie per sbloccarsi di nuovo. A sua discolpa c'è da dire che non è certo fortunato. Cerca di proporsi in profondità ma un paio di volte gli viene fischiato un fuorigioco al limite. Quando poi riesce a servire un bel contropiede a Cruz l'uno-due non si finalizza per un dribling di troppo. Cambiasso (dal 22' st) 6 - Entra nel finale per dare fiato a centrocampo e difesa in inferiorità numerica e fa subito la solita differenza, ma in occasione dell'infortunio di Materazzi nulla può contro la giocata di Trézéguet e Del Piero nell'area nerazzurra senza più centrali. Beh, chiedergli pure di fare lo stopper in effetti ci sembra davvero troppo...
Mancini 7 - Non fosse altro che per aver lasciato le due punte anche con un uomo in meno. Non perde la calma (si limita a lamentarsi con Mihajlovic) e le indovina tutte, ma alla fine deve arrendersi: giocare senza difensori è difficile pure per lui. Iaquinta 3 - Subito dopo l'1-0 stramazza in area come se gli avessero spaccato una gamba. Non ci voleva la moviola per capire che non l'aveva toccato nessuno. Niente rigore, niente ammonizione. Ma avremmo preferito un bel calcio di rigore, così, tanto per tornare ai vecchi tempi. Boumsong 10 di stima - Dicono che ha già le valigie pronte e ha segnato un gol che forse può valere la qualificazione. Chapeau (ma solo se va via veramente...). Cerqueti & Tardelli 1+1 - Mediaset è faziosa? La Rai è patetica. Mancava solo Capello e sarebbero stati al completo. Più che una telecronaca col passare dei minuti una teletragedia in diretta. Praticamente due ultrà travestiti da telecronista e commentatore. A un certo punto, sul 2-0, sembravano così nervosi e agitati che ho avuto la netta sensazione che tutti e due non riuscissero più a parlare nel tentativo di non farsi sopraffare da irrefrenabili singhiozzi da incipiente crisi di pianto.
Questo Inter-Juventus di Coppa Italia è un duello con due precise chiavi di lettura: le differenti motivazioni che separano una squadra - quella nerazzurra - che ambisce alla conferma tricolore in campionato e alla conquista della Champions e un'altra - quella bianconera - che affida alla Coppa Italia tutte le speranze di successo in una stagione in cui tenterà al massimo di piazzarsi nelle prime quattro; l'inferiorità numerica che dall'8' del primo tempo ha visto i nerazzurri, in formazione largamente rimaneggiata e piena di riserve e rincalzi, giocarsela alla pari contro un'avversaria che - seppur priva di Nedved e Buffon - schierava tutti i titolari: da Cristiano Zanetti a Del Piero, da Trezeguet a Nocerino a Iaquinta.
Inter-Juventus, nonostante queste premesse, è stata una sfida che al 32' del secondo tempo vedeva i nerazzurri comandare il risultato con due reti di vantaggio e due uomini in meno in campo. La Juventus non si era mai resa pericolosa. E non è un caso forse se, privi di Burdisso (espulso all'inizio) e Materazzi (fuori dal rettangolo verde a farsi curare), ossia di due difensori centrali, nel finale i nerazzurri abbiano subito centralmente due reti (cogliendo anche un palo con Cruz). Due reti che di fatto mantengono vive le speranze juventine di proseguire il cammino in Coppa Italia. A Torino, la prossima settimana, Pelé (tra i migliori stasera), Solari (generoso), Rivas (primitivo ma onesto) e le altre riserve nerazzurre proveranno a giocarsela ancora. E comunque andrà a finire sarà stato un successo: stasera l'Inter delle riserve, in inferiorità numerica, ha dimostrato di essere superiore alla Juventus terza in campionato. E intanto a Bergamo il Ka-Pa-Ro semina morte e distruzione.
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