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Non cambierei Moratti con nessun altro presidente. Ma in certi momenti vorrei tanto che qualcuno gli tappasse la bocca. Che senso ha avuto dire che il prossimo derby è più importante di una finale di Champions? Chiunque non sia accecato dal tifo capisce che per noi è una partita che vale quanto Inter-Siena, e che tutto il peso dell’importanza grava su un Milan a rischio di esclusione dalla zona Champions. Invece, Moratti carica pressione sui nerazzurri proprio mentre ci sarebbe bisogno di alleggerirla. L’Inter ha pur sempre vinto gli ultimi tre derby di campionato e nelle ultime due stagioni ha accumulato 51 (cinquantuno) punti di vantaggio sul Milan; non si capisce perché dovrebbe gettarsi all’arrembaggio pur di conquistare questa stracittadina.
È questo Moratti che non mi fa stare tranquillo. Né sul finale di stagione, né (soprattutto) sull’immediato futuro. Anziché dichiarare che Mancini ha fatto un lavoro favoloso – può sostituirlo lo stesso tra tre settimane – e che il suo giudizio non cambierà certo per l’esito del derby (non siamo ai tempi di Tardelli, mi pare), il presidente lascia intendere che il giudizio su Mancini è ancora appeso a un risultato, aggravando uno stato di tensione che attanaglia i muscoli e il cervello di una squadra che dopo l'eliminazione col Liverpool ha rischiato di buttare via la stagione e ora va avanti grazie allo spirito di corpo, non certo per la qualità del gioco e la brillantezza del ritmo. Inoltre, Moratti tollera interventi destabilizzanti come quelli di Figo (che dice di sperare nell’arrivo di Mourinho). Davvero, è miracoloso che l’Inter stia per mettere le mani sul terzo scudetto consecutivo. Ma con questo clima ansiogeno e questa inesorabile vocazione a complicarsi la vita non vedo come si potrebbero mettere stabilmente le basi per nuove vittorie con un allenatore diverso.
Milano, 10 gennaio 1909. Il Milan inizia la stagione in cui festeggerà i suoi primi 10 anni di vita, l'Inter è all'esordio ufficiale. È la squadra degli svizzeri, nata il 9 marzo dell'anno prima nella famosa riunione al Ristorante dell'Orologio. È stata chiamata Internazionale proprio perché i fondatori hanno una vocazione cosmopolita. Leggendo i nomi dei giocatori in campo è tutto chiaro: Marktl, Käppler, Niedermann, Schuler contro Colombo, Radice, Sala, Mariani. Non c'è ancora l'associazione arbitri: le partite sono dirette da dirigenti o allenatori “neutrali”. E infatti dirige Mr. Henry W. Goodley, della Juventus.
A parte la facile ironia sull'arbitro juventino, le righe riportate qui sopra attirano l'attenzione - nell'approssimarsi del derby di domenica - sulla prima sfida ufficiale tra i due club milanesi nella storia del calcio italiano. Era il 10 gennaio 1909 e andò in scena la primissima stracittadina: l'inizio di una rivalità secolare. Dopo un match avvincente i rossoneri si imposero per 3-2 sui neonati rivali nerazzurri. Di fatto si rivelerà decisiva la rete di Pietro Lana, uno dei dissidenti milanisti pronto a fondare l'Inter l'anno prima salvo poi tornare sui propri passi. Cento anni sono passati dalla fondazione dell'Internazionale Milano Football Club. «Nato da una deplorevole scissura che non pochi malintesi hanno creato in seno al Milan Club, è composto in maggioranza di attivi footballey e di parecchi appassionati», come scriveva la Gazzetta in quei giorni. La ricorrenza è stata salutata da molte iniziative editoriali. La più recente, che qui ci piace segnalare, è Inter cento per cento - 262 pp., 15 €: acquistabile QUI - di Gabriele Porri, giovane storico del calcio e community leader di OléOlé nonché tifoso nerazzurro.
Il cuggino. Ieri al processo Gea è stato il turno di Manuele Blasi.
Sono state fatte ascoltare alcune intercettazioni telefoniche tra l'ex centrocampista bianconero ed il suo procuratore Antonelli: "Noi siamo stati ricattati, la posta in palio è alta e quindi dobbiamo fare un passo indietro". E aggiunse: "Se sto con te non mi fanno firmare il contratto, si sono impuntati. Non mi fanno prendere i soldi. Io lo so che sono uomini di m***a, ma ho degli interessi" . Moggi infatti gli aveva offerto un contratto dal 1,3 milioni netti a stagione a patto che concedesse la sua procura alla Gea. E se Antonelli ha ribadito la sua testimonianza dinanzi al giudice: "Manuele mi disse chiaramente che per avere il rinnovo del contratto doveva passare alla Gea", il cugino di Ilary è stato protagonista di un clamoroso dietrofront: "Le pressioni della Gea sono tutte mie invenzioni. Ho pensato che fosse l'unico modo per liberarmi di Antonelli". Non c'è che dire, Blasi è davvero abituato a "fare un passo indietro". Comunque è in ottima compagnia: dopo Capello e Giraudo rischia pure lui di essere accusato dal pm di reticenza, falsa testimonianza e calunnia ( leggi).
Il rinviado(s). Ronaldo viene ricattato da 3 viados che lui aveva erroneamente scambiato per prostitute ( leggi). Subito dopo l'infortunio al tendine rotuleo del ginocchio sinistro Galliani lo aveva rassicurato: "Al Milan c'è grande affetto e stima" ( leggi). Ma evidentemente non è bastato per evitare che Ronaldo si rivolgesse al mercato più antico del mondo. Siamo pronti a scommettere che Galliani non perdonerà questo tradimento e - anzi - sfruttera l' assist (che viene già... e verrà ancora mediaticamente alimentato) per scongiurare il rinnovo del contratto all'ex calciatore brasiliano. Piccola riflessione: Susana Werner, Milene Domingues, Raica Olivera, Daniela Ciccarelli, Maria Beatriz Antony e... Andreia Albertine; il declino dell'ex fenomeno.
L'escluso. Luis Figo ha rilasciato un'intervista ad una tv portoghese in cui si dichiara favorevole all'arrivo di Mourinho all'Inter. Anzi, sulla voce del presunto sbarco ad Appiano specifica: "Se lo scrivono qualcosa di vero ci sarà" ( leggi). Siamo a conoscenza del forte legame tra Figo e Moratti: il timore è che il presidente si sia confidato con lui; la speranza è che sia l'ultima frecciata nei confronti di Mancini.
Uomo di parola. Alla Domenica Sportiva si parla di mercato-Inter, the guest star è il presidente del Cagliari che prende la palla al balzo per sparare a zero sui nerazzurri (in particolare su Branca e sulle sue modalità di intavolare trattative). L'oggetto del contendere è Acquafresca. Secondo Cellino "l'Inter non tiene conto dell'aspetto umano dei calciatori quando cerca di offrirli ad altre società (si è parlato di Napoli e Genoa come contropartita in prestito o comproprietà nell'operazione Konko) mentre loro sono ancora in lotta per la salvezza". Senza contare il "progetto sportivo del Cagliari che vede Acquafresca come punto di riferimento". E' presente in studio Borriello che sta vivendo una situazione simile al Genoa. Ma Cellino è pronto a scommettere "che il Genoa non litigherà con il Milan. Anche perchè io non ha mai avuto problemi con Galliani su questi argomenti". E minaccia: "Acquafresca finirà col botto, peggio di quanto successo con Suazo". La chiosa, perciò, non poteva che riguardare la rivisitazione del caso che ha visto protagonista l'honduregno. "Suazo è dell'Inter, la parola di Moratti vale più di un contratto" (leggi) annunciò qualche tempo prima di cederlo al compagno Galliani. Il motivo? L'Inter sembrava non mostrare interesse verso le richieste del Cagliari inerenti Acquafresca. Ed il progetto tecnico del Treviso che ne aveva acquistato la comproprietà 12 mesi prima? Ah, dimenticavo... Cellino ha ribadito che questa sarà la sua ultima stagione come patron-presidente del Cagliari. Bisogna credergli, perchè la sua di parola vale quanto un contratto.
Julio Cesar 6 - Deve ringraziare Matri in tre occasioni. Colma il gap di (in)sicurezza nelle uscite mostrato contro il Torino. Incolpevole sull'autogoal di Burdisso ed emblematico nell'esultanza alla rete di Cruz. Maicon 6,5 - Solita spinta sulla fascia che si traduce in percussioni potenzialmente pericolose; difetta però in precisione al momento del cross. Rischia il giallo con un intervento su Del Grosso, ma nel complesso è attento anche in difesa. Burdisso 5,5 - Al 3° minuto deve fronteggiare Matri pronto a sfruttare un'indecisione di Chivu, ma si lascia saltare netto dall'attaccante cagliaritano. Al 5° si ripropone la scena con el Padroncito che prima scivola e poi tenta di stendere Matri con l'uso delle braccia. Per sua fortuna non riesce nell'intento. Passata la tempesta iniziale la sua prestazione si stabilizza senza grosse sbavature. Sfortunato sull'autogoal. Chivu 5,5 - Sembra giocare con troppa sicurezza perdendo almeno due palloni in fase d'impostazione a causa di dribbling inutili. Paura per la spalla malconcia, ma stringe i denti e porta a termina la gara. Suo il calcio di punizione per il raddoppio di Matrix. Maxwell 6 - Porta a termine il compitino senza grossi errori. Leggendo il tabellino della gara con tanto di sintesi, compare solo nella colonna delle formazioni. Ad essere sinceri offre il pallone a SuperMario sul quale l'esordiente Capecchi compie il miracolo di giornata. Si chiama Max-well, ma durante la stagione ha spesso sofferto di amnesie.
Carlo Ancelotti e il Milan puntano tutto (o quasi) sul derby di domenica. Non tanto le pacchiane dichiarazioni rilasciate alla stampa - "Vinciamo e diamo lo scudetto alla Roma" - lo documentano. Pacchiane perché seguite, qualche ora dopo, dal pareggio casalingo dei giallorossi contro un Livorno pressoché spacciato. Non le parole, quindi, ma i fatti. Proprio a Livorno infatti l'allenatore rossonero attorno all'ora di gioco sostituisce i diffidati Gattuso, Nesta e Favalli richiamandoli in panchina in ottica derby. I rossoneri domenica si giocano molto nella affannosa e controversa (leggi Pippo Inzaghi e la regola dell'offside) rincorsa ai viola e al quarto posto. I nerazzurri meno.
Molto ci si giocava oggi, invece. Ed è questo il motivo per cui Roberto Mancini, per strappare tre preziosissimi punti a un Cagliari in grande condizione atletica e psicologica e artefice di una lunga e convincente serie positiva, non ha rinunciato a schierare la formazione migliore nonostante le tante diffide (Julio Cesar, Cambiasso, Maicon, Balotelli, ecc.). Negli ultimi quattro turni (Atalanta e Torino in trasferta, Fiorentina e Cagliari in casa) i nerazzurri hanno siglato 7 reti incassandone una: il gollonzo di oggi al minuto 91'. E anche se la manovra non sempre è sembrata fluida, con le ultime quattro affermazioni i ragazzi di Mancini hanno agevolmente superato la soglia degli 80 punti conquistando - a quota 81 - una condizione di relativa sicurezza.
Domenica infatti potrebbe essere sufficiente un pareggio (nel caso in cui la Roma non vincesse a Genova) per festeggiare già nel derby la conquista del tricolore; se l'Inter e la Roma pareggiassero entrambe (o perdessero o vincessero entrambe) resterebbe infatti invariato il distacco di 6 lunghezze e a 2 giornate dal termine (con 6 punti a disposizione) l'artimetica e la regola degli scontri diretti permetterebbe ai nerazzurri di confermarsi Campioni d'Italia con quindici giorni d'anticipo. Si festeggerebbe nel derby. Se l'Inter invece perdesse contro il Milan e la Roma facesse risultato (vittoria o pareggio) contro la Samp di Cassano, ci si giocherebbe tutto nel match-ball della successiva giornata: in casa contro un Siena verosimilmente già salvo. All'Inter servono cioè 3 punti nelle ultime 3 giornate: che arrivino contro il Milan o il Siena o il Parma non conta; e non conta che arrivino attraverso 3 pareggi oppure con una vittoria e due sconfitte. Non conta. Abbiamo tre match-ball. Ed è questo il motivo per cui, in caso di risultato negativo nel derby, sarà importante concentrarsi sull'obiettivo e tapparsi le orecchie (e il naso) di fronte alla prevedibile strategia mediatica della stampa sportiva - che proverà a parlare di un "4 maggio" e a rilanciare in extremis l'entusiasmo e la rincorsa giallorossa. Lo scudetto è nostro al 90%. Siamo tre punti sotto il cielo.
Inter-Cagliari è la tipica partita che nasconde insidie perché sembra facile facile. Per l'Inter che ha battuto la Fiorentina lo sarebbe senz'altro; se, invece, giocherà l'Inter di Torino, i tifosi nerazzurri dovranno passare attraverso fastidiosi soprassalti di tachicardia. Molti hanno già notato che l'attacco segna la metà di quanto facesse nel girone d'andata; aggiungo che il centrocampo (+ Maicon, unico difensore-costruttore) costruisce meno della metà delle palle-gol che venivano prodotte fino a Natale, e siccome di rigori non ce ne fischiano più (anche perché ce ne avevano regalati un paio e qualcuno si è preoccupato di farlo notare), non è un caso che Balotelli sia stato incaricato di battere tutti i calci piazzati.
Ma pare che Balotelli non giocherà titolare; Mancini sembra intenzionato a preservarlo per il derby, schierando la coppia Cruz-Crespo, che è un'ottima coppia se il centrocampo chiude gli spazi e riparte in velocità, mentre diventa lenta e mediocre se la difesa del Cagliari fa in tempo a schierarsi. Con Cruz e Crespo, secondo me, si fanno preferire Jimenez a Stankovic e Cesar a Maxwell, ma sappiamo che Stankovic gioca sempre e comunque, e allora darei un po' di riposo agli argentini (un tempo a testa fra Zanetti e Cambiasso). Il problema di Inter-Cagliari è che si deve vincere, un pareggio sarebbe un pessimo prologo al derby. Confido nello stato di forma di Vieira e nel primo gol di Chivu o Matrix.
Non sono state belle partite. Tutt'altro. L'accortezza tattica ha spinto i quattro allenatori a un attendismo persino eccessivo, nel quale "il pericolo del gol subito" appariva preponderante rispetto al valore del gol segnato. L'unica squadra che ha mostrato sprazzi di bel gioco è stata il Liverpool (so che la beffa dell'autogol al 94' ha suscitato una certa euforia in molti interisti...), che avrebbe meritato la vittoria. Strano l'atteggiamento di Ferguson, che ha rinunciato a un centrocampista pur di schierare il tridente (Tevez, Ronaldo, Rooney), ma quel tridente non ha mai tirato in porta.
La mia opinione è che faremmo male, noi interisti, a prendere queste partite come prove della nostra sfiga cosmica in Europa. Come manifestazioni di mediocrità, tali da far ritenere che l'Inter potesse conquistare la Champions se solo fosse arrivata a marzo in una forma decente. Rimango convinto della nostra inferiorità rispetto a 5-6 squadre, anche se non dimentico che la "Coppa dalle larghe orecchie", se tutto gira per il verso giusto, può vincerla persino il Porto (o il Milan dell'anno scorso). Il salto di qualità, secondo me, consiste nella lettura della partita, nella capacità di imporre il ritmo del gioco mascherando i propri limiti. Le squadre di Benitez, Grant e Ferguson sanno farlo; quelle di Mancini, Spalletti, Schuster e del mediocrissimo Rjikard no. Le squadre di Ancelotti e Wenger, invece, sono costruite su un progetto di dominio tecnico (come il Barcellona se gioca Ronaldinho) e i loro successi dipendono dallo stato di forma dei 2-3 fuoriclasse da cui si fanno trascinare.
Di fuoriclasse, nel Liverpol e nel Chelsea, io non ne vedo. Certo, Gerrard e Lampard possono essere formidabili, Torres e Drogba sono dotatissimi, ma nessuno di questi ti fa vincere da solo le partite decisive. Semmai può apparire sorprendente che nelle prime 4 squadre d'Europa giochino portieri mediocri (a parte Cech). Il che mi fa tornare al punto di partenza: l'intelligenza tattica. L'Inter 2008-09 per puntare davvero alla Champions ha davanti due strade: investire cifre colossali per Ronaldinho; oppure dedicare gli investimenti a perfezionare una rosa in cui le seconde scelte (soprattutto a centrocampo e in difesa) sono molto lontane dai titolari. Servono un paio di calciatori duttili in grado di giocare in più di un ruolo, e una mezza punta capace di fare quello che Figo non fa più da anni. Se resta Mancini, l'Inter deve diventare ancora più solida e aggiungere buone dosi di imprevedibilità.
Roma, 23 aprile 2007. Nuovo deferimento per l'ex dg della Juve, Moggi: avrebbe instaurato, nel 2004-2005, un sistema di comunicazioni riservate con alcuni arbitri. Il principale imputato di "Calciopoli" avrebbe costituito, con l'ex dirigente del Messina Fabiani (pure deferito), un sistema di comunicazioni riservate, fornendo ad alcuni arbitri schede telefoniche di gestori stranieri. Deferiti 10 arbitri, tra cui Gianluca e Romeo Paparesta, Pieri, Racalbuto, Cassara', Dattilo, Bertini, Gabriele, De Santis e Ambrosino. (Ansa).
Come fatto notare da marcottobre in un suo commento, ultimamente la sorte sembra riservare un trattamento particolare ad alcuni protagonisti (in negativo) del mondo del calcio. Trattamento fiscalmente puntuale, cinico, ai limiti della beffa e che neanche i migliori sceneggiatori di telefilm americani avrebbero potuto disegnare. Ambrosini, a distanza di 11 mesi, rischia di non partecipare alla Champions e deve ingoiare le dichiarazioni di Galliani sull'importanza dell'obiettivo scudetto per il Milan del prossimo anno. Totti, 6 giorni dopo la sceneggiata, di Udine si infortuna al legamento crociato durante una partita che a norma di regolamento non avrebbe dovuto disputare. Moggi risponde a modo suo ( 5 maggio? Scudetto perso da co***ni) all'intervista di Cuper pubblicata sulla Gazzetta in cui il tecnico del Parma ha affermato di sapere il motivo della sconfitta dell'Olimpico che ne ha segnato la carriera e la sorte nell'Inter: il sistema messo in piedi da Lucky Luciano.
Londra, 20 settembre 2007. Avraham (Abraham) "Avram" Grant è il nuovo tecnico del Chelsea. Il direttore sportivo dei Blues, amico del patron Abramovic, è il sostituto di Josè Mourinho sulla panchina del club londinese.
Gli addetti ai lavori erano piuttosto scettici sulla scelta "interna" fatta da Peter Kenyon, general manager del Chelsea. Sostituire Josè Mourinho con un allenatore sconosciuto al grande pubblico, senza esperienze rilevanti in Inghilterra, senza contratto multimilionario e soprattutto senza un portavoce, sembrava un azzardo e al tempo stesso una sorta di abbandono dei sogni di gloria per la stagione '07/'08. Subentrato all'11° giornata a 2 punti dalla capolista Arsenal, Grant è ancora in corsa su due obiettivi: in Premier è a 3 lunghezze dal Manchester con 3 giornate ancora da disputare e stasera si giocherà il primo tempo dello storico ingresso in finale di Champions. L'avversario, statisticamente rilevante, è il Liverpool di Benitez: terza sfida in semifinale nelle ultime 4 competizioni. Non sappiamo chi volerà a Mosca per affrontare la vincente tra Manchester e Barcellona, ma a questo punto della stagione possiamo dire che il tecnico israeliano ha l'opportunità di far meglio del suo predecessore nella massima competizione continentale.
Il tecnico con contratto multimilionario e con un portavoce iperattivo, potrebbe incassare, oltre alla buonuscita faraonica, anche lo smacco (e la vendetta) della sconfitta del nemico europeo number one. Di sicuro Matteo Dotto parlerebbe della legge dei grandi numeri contrapposta al famoso detto non c'è due senza tre, ma l'unico vantaggio per i Blues è quello di giocare il ritorno allo Stamford Bridge. I precedenti stagionali tra i due tecnici vedono in vantaggio Grant, con una vittoria in Carling Cup e un pareggio in Premier, ma la Champions è un'altra cosa, un'altra atmosfera. Una delle variabili è la fortuna; e se il Chelsea l'ha utilizzata nel sorteggio (Olympiacos agli ottavi e Fenebahce ai quarti), il Liverpool ha fatto lo stesso in campo (90' in superiorità numerica con l'Inter, rigori "invertiti" con l'Arsenal). Scontro aperto quindi, ma per chi tiferà The Special One? Ci piace immaginare Mourinho davanti alla tv ad incitare Gerrard&Co. mentre lottano contro i suoi pupilli Paulo Ferreira, Ricardo Carvalho, Lampard e Drogba. The Special Fan.
Julio Cesar 6 - Serata strana quella del portiere brasiliano. Nella prima parte della gara vede sfilare non lontanissimi dal palo i tiri di Rosina (2) e Stellone. Meno sicuro del solito nella uscite, rimedia con una parata "preziosa" sul tiro di Ventola, partito in sospetto fuorigioco e pronto ad approfittare di un errore di Burdisso. Maicon 6,5 - Se in difesa respinge corto un pallone che Stellone non sfrutta a dovere, in attacco sovrasta Lazetic. Tenta il lob da lontanissimo al 4° e un tiro d'esterno in area sul finire del primo tempo, ma la mira è da dimenticare. Nella seconda frazione limita le avanzate; solo verso il 90° sfiora il goal con Fontana in uscita e serve a Cesar un pallone (deviato) per l'incredibile errore sulla linea di porta. Burdisso 5,5 - Molto presente sui calci piazzati e sui palloni alti. Meno sui lanci lunghi verso gli avanti granata. Julio Cesar gli trasmette una certa insicurezza, ma in due casi la responsabilità sembra essere sua: l'azione in cui Stellone si aggiusta il pallone con un braccio e l'occasione di Ventola per il più classico dei goal dell'ex. Materazzi 7 (il migliore) - Partita impeccabile. Insuperabile sulle palle alte e stranamente pulito negli anticipi. I tifosi del Toro gli risparmiano i cori verso la madre nel momento in cui sembra deviare un pallone con il braccio al limite corto dell'area, preferendo un più bizzarro: "Siete come la Juve". Chapeau (a Materazzi e agli ultras granata). Chivu 6 - Generoso. Aggettivo che ha la stessa valenza del "simpatica" usato da Massimo Lopez in una famosa pubblicità telefonica che "ti allunga(va) la vita". Al minuto 2 regala il pallone a Rosina che, per poco, non cambia l'inerzia della partita. A centrocampo non si risparmia, ma è poco lucido negli appoggi.
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