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Manchester alla amatriciana. È successo in occasione della finale di Coppa Uefa tra i russi di San Pietroburgo e i Rangers di Glasgow. Sono stati fermati 42 tifosi scozzesi: tra loro i 6 che hanno accoltellato il tifoso dello Zenit. Per par condicio sarà impedito ai supporters del... Chelsea di recarsi a Mosca per la finale di Champions. Il sindaco di Roma esprime soddisfazione. Intanto, dal momento che agli interisti è stata vietata la trasferta di Parma perché i romanisti accoltellano i catanesi, oggi la Gazzetta ( vedi) si accorge finalmente del clamoroso fenomeno degli accoltellamenti giallorossi: "In questa amara vicenda di trasferte vietate c'è un dato che nessuno sembra voler prendere davvero sul serio: negli ultimi ventuno mesi 33 tifosi delle squadre ospiti sono stati accoltellati nei dintorni dello Stadio Olimpico. E sempre quando la squadra di casa era la Roma". Speriamo se ne accorga anche Vocalelly.
Pericolo scampato. Scongiurato il rischio che gli ultras emiliani e quelli dell'Inter domenica potessero farsi guerra con un lancio di tortellini ripieni; preso atto di una una nota ufficiale con la quale i Boys Parma 1977 bocciano il divieto per gli interisti con parole di solidarietà e dànno una lezione a tutti i tromboni e i parassiti che si aggirano nei palazzi del calcio; i tifosi nerazzurri chiedono che sia messa in discussione la cornice della finale unica di Coppa Italia, che la Roma giocherà contro l'Inter nel "campo neutro" di... Roma ( leggi). Avvertite Vocalelly.
La bufala delle intercettazioni e delle scommesse. Domenica ci si gioca uno scudetto e non sia mai che lo vinca la squadra che vanta la migliore difesa del torneo e comanda la classifica da settembre nonostante le tormente mediatiche che da sei mesi a questa parte la tormentano. No, bisogna inventarsi una polemica al giorno perché l'Inter rischia di vincere un titolo che - lo ammette pure il romanista Zeman ( leggi) - meriterebbe. Gli amici di interisti.org hanno raccolto in un illuminante sondaggio dal titolo Il potere di Moratti tutte le polemiche che, una per ogni giorno dell'ultima settimana, hanno accompagnato il cammino dei nerazzurri verso il traguardo. L'ultima, e più squallida, è quella relativa alle "intercettazioni". Ieri la versione on-line del Corriere della sera ha tenuto la notizia in primo piano per quasi dodici ore ed è subito diventata "la più letta". I titoli scelti dai giornali che hanno rilanciato e amplificato la "notizia" sono: "Al telefono col boss, interisti nei guai", "Intercettazioni con un presunto trafficante Mezza Inter è nei pasticci", "Droga, prostituzione e scommese: spunta l'Inter", "Intercettazioni telefoniche: giocatori nerazzurri nella bufera". Oggi, naturalmente non in primo piano, sempre dal Corsera si viene a sapere qualcosa di più intorno a questa vicenda per la quale nessun tesserato nerazzurro è indagato e non ci sono estremi sul piano penale e civile (i magistrati stanno considerando se stralciare la posizione degli interisti) né tantomeno su quello sportivo (non si parla con arbitri e designatori). Oggi quindi, dopo aver sputtanato il nome dell'Inter per una giornata intera sui giornali e nei telegiornali generando attraverso l'uso di condizionali e un linguaggio allusivo una confusione e una disinformazione incalcolabili, si viene a sapere ( leggi) che questo sarto tuttofare che frequenta Appiano Gentile da 30 anni ( Altobelli lo conobbe nel 1977 al suo arrivo all'Inter) andava procurando e proponendo, a margine della sua attività sartoriale, affari a buon mercato ai suoi amici della Pinetina. Materazzi si rivolge a lui chiedendogli degli scatoloni per un trasloco; Mancini (recentemente operatosi a un menisco) gli chiede delle stampelle e la possibilità di far riparare da un meccanico di fiducia la propria auto, ma anche la piega per alcuni pantaloni; a Zanetti viene proposto l'acquisto di una Ferrari e l'argentino risponde che non ama molto le Ferrari e si informa invece sulla possibilità di ordinare un bell'orologio. Non è abbastanza per spedire in serie B i nerazzurri o far scontare alla squadra di Mancini una penalizzazione in classifica; non è abbastanza neanche per un'ammenda o squalifiche: anche perché di questa storia delle scommesse a Trento non sanno nulla ( leggi). Sicuramente è abbastanza per spedire lontano dall'Inter un Mancini (che minaccia azioni legali) ormai segnato dai continui attacchi rivolti alla sua persona e alla squadra e dall'atteggiamento di una società, quella di Moratti, che non sa o non vuole difenderlo ( leggi e leggi).
Intercettati (1/2). L'obiettivo dei tifosi romanisti è stato raggiunto. Sapevano dallo scorso gennaio che sarebbe stata vietata loro la trasferta di Catania. L'unica cosa da fare era impedire che i tifosi nerazzurri potessero assistere alla trasferta di Parma. In un primo momento l'Osservatorio del Viminale aveva deciso di permettere la trasferta ai nerazzurri, in base ai criteri adottati lungo tutto l'arco della stagione. Il prefetto di Parma, deputato alla valutazione della rischiosità del match del Tardini, ha chiesto al Ministero dell'Interno di tornare sui propri passi. Trasferta quindi vietata ( leggi). Nel frattempo sono cambiati i criteri di valutazione? Le risposte alla domanda retorica sono due. La par condicio auspicata (richiesta) da don Tonino 'i morti fanno parte di questo sport' Matarrese, sollecitata anche dall'etere romano, e la minaccia di supporters de lama ggica, di raggiungere Parma ( leggi). Appare evidente come lo Stato, che non è stato ancora in grado di risolvere sul piano legislativo il problema del tifo violento, non riesca ad applicare nemmeno le leggi esistenti. Impedire agli interisti la trasferta di Parma perché i romanisti accoltellano i catanesi resta comunque una soluzione creativa. Per maggiori desolazioni, Franco Rossi e Laura Alari.
Intercettati (2/2). Nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia inerente la presenza di Mancini, Mihajlovic e Zanetti (che da sola basterebbe per dare il giusto peso alla notizia...) nei brogliacci delle intercettazioni della procura di Trento su una vasta inchiesta anti-droga iniziata due anni or sono. Il telefono messo sotto controllo dagli inquirenti è quello di Domenico Brescia, pregiudicato (omicidio, associazione mafiosa, rapina e droga), habituée della Pinetina da trent'anni ( leggi) come sarto e socio di un negozio di abbigliamento dove tecnici e calciatori nerazzurri si fornivano. Donne, auto, orologi di valore, biglietti per lo stadio, telefonini, calciomercato, formazione e scudetto gli argomenti trattati nelle telefonate. Se sotto il profilo etico è comunque censurabile una "conoscenza" di questo genere, secondo i carabinieri del Ros non emerge alcuna responsabilità civile e penale degli interlocutori interisti del Brescia. Né tantomeno sotto il profilo sportivo. Lascia perciò perplessi la tempistica della notizia, trapelata a tre giorni dalla sfida decisiva di Parma. Non abbiamo gli elementi per affermare con certezza che si tratti dell'ennesimo tentativo di destabilizzazione, ormai sono innumerevoli. Ma di sicuro l'ambiente nerazzurro dovrà fronteggiare anche questa raffica di vento nella sua regata di bolina. Nel frattempo il pm di Milano Marcello Musso sta pensando di aprire un fascicolo per fuga di notizie (vedi Corriere, Gazzetta, Stampa e Iostoconmancini). Tra mille perplessità rimane un significativo elemento controverso: possibile che il deus ex machina delle intercettazioni (almeno secondo i visionari e patetici tifosi della vecchia Ju*e), Marco Tronchetti Provera, non abbia avvertito Mancini&Co. sulla presenza dei loro nomi nelle intercettazioni?
Intercettabili. "L'Inter fino a qualche tempo fa non avrebbe avuto problemi a battere il Parma. Ma adesso ce la stiamo facendo davvero sotto" ( leggi). Parole e musica di Luciano Libague. È pronto per scivere la prefazione al prossimo libro di Severgnini. Che non uscirà.
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L'Inter del maggio 2008 sta psicologicamente molto peggio di quella del maggio 2002, oltre a sentire l'avversione di tutti (chi per lavoro aveva dieci schermi affiancati è rimasto impressionato dall'esultanza globale alla notizia della parata di Manninger sul rigore di Materazzi), fisicamente è al lumicino. Ha contro un'avversaria più debole ma molto più motivata di quella Lazio. Ma ha un significativo plus: è una realtà in cui quasi tutti remano nella stessa direzione, per merito di un allenatore che ha scelto fare le veci dei dirigenti piuttosto che subirli come fu a suo tempo per Cùper. - Stefano Olivari
Un secolo fa, il 20 gennaio, finiva il girone d’andata con i nerazzurri a quota 49 punti (record eguagliato). Un paio di punti l’Inter li aveva appena strappati di forza al Parma al Meazza: ha ragione Mimmo Di Carlo a ricordarlo, le decisioni dell’arbitro Gervasoni (rigore negato a Corradi, rigore dubbio concesso per fallo di Couto) contribuirono a spostare l’equilibrio. Poi Ibra segnò al novantesimo quello che resta l’ultimo suo gol su azione. Un girone fa...
Gli interisti potranno andare a Parma, i romanisti non potranno andare a Catania. Con tutto il rispetto di chi deve garantire l'ordine [...] resta chiarissimo dal punto di vista sportivo lo squilibrio che questa decisione può creare. Alessandro Vocalelli
Caro Vocalelli, Lei ha ragione. Questo non è un Paese normale. E il giornale che Lei dirige ne è un esempio lampante. Nelle ultime ore rimbalza infatti dalla Capitale l'ennesima polemica montata ad arte. Montata ad arte con un solo scopo, diciamocelo. Quello di infiammare la vigilia di una gara, l'ultima di questo tormentato torneo, che dovrebbe decidere l'assegnazione del titolo. E di far passare l'Inter come la Società che si gioverebbe, ancora una volta, di un qualche trattamento di favore in chiave scudetto. Uno scudetto da ridere, come titolavate voi stessi settimane addietro (naturalmente NON a proposito della rete regolare di Ibrahimovic annullata a Udine con un'Inter in 10 uomini per oltre un'ora o alla rete in off-side di tre metri di Camoranesi o di Rocchi in Lazio-Inter o del rigore concesso al Napoli; questo non è da ridere).
Non so se è chiaro a tutti, almeno fra interisti: vincere questo scudetto cambierà la storia dell’Inter, spazzerà via in un sol colpo una quantità di episodi nefasti, scorie psicologiche, un senso di inferiorità cosmico. Perderlo, avrebbe effetti moltiplicativi, sarebbe una ferita sanguinante per molto tempo. Perciò, in questi giorni che ci separano dall’ultima di campionato va fatto un gigantesco sforzo di razionalità. Sono grato a Moratti che ieri si è negato ai microfoni, promettendo di farlo per l’intera settimana. Sono grato anche a Ghirardi che, esonerando Cuper, ha spazzato via almeno una delle tante nubi che incombono sul Tardini. Ma lo sforzo di razionalità rimane enorme, perché anche il più ottimista fra noi non può negare un dato di fatto: l’inerzia del campionato piega verso la Roma.
Molti tendono a fissarsi sull’immagine emblematica, la quintessenza della storia nerazzurra, ma il rigore di Materazzi non deve cancellare i tanti altri errori compiuti domenica contro il Siena. Avessimo pareggiato senza avere l’opportunità di battere quel rigore, ci sentiremmo meno depressi. Aver dissipato 10 degli 11 punti di vantaggio, di cui 5 nelle ultime due partite, significa questo: la Roma vola sulle ali di un entusiasmo che le deriva dalla convinzione nei propri mezzi ma non solo; mentre l’Inter ha le ali impiombate dalla paura e dal clima creato ad arte attorno all'ambiente nerazzurro. Giocando con paura, con ansia, con scarso raziocinio, qualunque avversario (persino il Parma) può diventare formidabile. E invertire l’inerzia, in una corsa a tappe, è quasi impossibile: si può frenarla, e per farlo, a Parma, c’è solo un risultato.
Spero che nessuno stia con l’orecchio alla radiolina. L’Inter deve segnare 2-3 gol e subirne al massimo uno, disinteressandosi completamente di quanto starà accadendo a Catania. Un gol della squadra di Zenga può spingere a calcoli assurdi, un gol della Roma può far subentrare il panico: certo, ci saranno le urla sulle tribune, a scandire il risultato parallelo, ma la panchina deve isolare la squadra da questa variabile. Tutta la determinazione residua va incanalata in 90 minuti intelligenti (mancherà Cambiasso), giocati di squadra, senza farsi prendere dalla frenesia e dalla voglia di vincere da soli (vera colpa di Materazzi). Nei prossimi giorni, proverò a scrivere alcune preferenze sulla formazione e sulla tattica. Oggi mi limito a segnalare l’esigenza di reintrodurre un po’ di sangue slavo nell’11 titolare. Più che per la cifra tecnica, vorrei vedere in campo Chivu, Ibrahimovic e soprattutto Stankovic perché per loro vale il titolo di un famoso libro, a cui sento il bisogno di aggrapparmi: “io non ho paura”.
Un finale da brividi. Il copione prevedeva l'Inter vincente contro il Siena dinanzi al suo pubblico. Poi cori, clacson, bandiere, sfottò, birra, vedove a piangere e burattini al servizio. Nulla di tutto questo. E' arrivato il classico colpo di scena. L'Inter non vince, la Roma non sbaglia, il Parma non retrocede, il Catania non riesce a salvarsi e l'Empoli ha ancora le sue chances. Cuper da una parte, Zenga dall'altra, Del Piero che riapre la lotta salvezza e Materazzi che cerca l'appuntamento con la storia, senza trovarlo (o forse sì). Un finale thrilling che nemmeno gli sceneggiatori di Prison Break avrebbero potuto scrivere. I fantasmi e gli spettri del passato sono lì, pronti ad aspettarci. L'unico modo per sconfiggerli è non dare loro troppa importanza. L'accostamento col 5 maggio è inevitabile, ma a Parma, forse, non ci sarà nemmeno l'unico reduce in campo ieri. La gestione del gruppo sarà fondamentale per recuperare il gap che in questo momento ci separa dalla Roma. Loro con il morale alle stelle, noi sotto le suole. Ultima chiamata. Nella speranza che la storia non abbia ancora una volta il telefono occupato.
Julio Cesar 6 - Sul primo goal il pallone gli passa sotto le gambe. E' bravissimo a chiudere lo specchio a Rossi nell'occasione che avrebbe regalato il vantaggio al Siena. Non gli è capitato spesso di subire tre tiri e raccogliere due volte il pallone in fondo al sacco. Maicon 6,5 - Complice l'atteggiamento remissivo del Siena, solca la fascia senza soluzione di continuità. Paradossalmente la palla migliore la getta in area con le mani per l'azione del momentaneo 2-1 di Balotelli. Burdisso 5 - In ritardo nell'occasione del primo goal, poteva far di meglio sull'azione del raddoppio. Materazzi 4 - Voleva entrare nella storia di questo campionato: obiettivo raggiunto. Maxwell 5 - La sufficienza con la quale regala il pallone all'esterno del Siena nell'occasione del raddoppio è la stessa delle tante disattenzioni di questa stagione.
Rimandato ogni verdetto. Per lo scudetto (tra Inter e Roma), per il quarto posto (Fiorentina e Milan) e nella lotta per non retrocedere (Parma e Catania; in teoria anche Empoli). Le sensazioni non sono buone, ovvio. Il Catania (36 punti) non sembra poter opporre alla Roma la resistenza che al "Tardini" ci opporrà un Parma (34) che è ad un passo dalla serie B ma ha un'ottima cifra tecnica. Ma non è ancora finita.
È andato tutto storto oggi. E di questa giornata Marco Materazzi è un interprete perfetto: la traversa piena nel primo tempo; il destro di Cruz che il difensore ha intercettato rotolando amenamente nell'area toscana; il rigore fallito (dopo esserselo procurato) nel secondo tempo. Rigore che avrebbe dovuto calciare Cruz. La classifica dice 82 Inter, 81 Roma. La classifica dice che domenica bisogna vincere. Quel punto di vantaggio che abbiamo dice che dipende tutto da noi. E questa, anche in una giornata in cui è andato tutto storto, è pur sempre una (magra) consolazione. Il destino è nelle nostre mani. Se perderemo questo scudetto dovremo assumercene le responsabilità e fare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto contro di noi, nonostante le strumentalizzazioni e il gioco sporco consumato attorno all'Inter, i complimenti ai nostri avversari. Lo sport è questo. Ma, ripetiamo, non è ancora finita.
Tra meno di 48 ore, comunque vada, l’Inter avrà scritto una pagina indelebile della sua storia centenaria. La logica spinge verso la celebrazione del terzo scudetto consecutivo, evento mai verificato prima; e se ci fossero di mezzo Juve o Milan, questa logica sarebbe ineluttabile. Ma la storia nerazzurra è fin troppo romanzesca, contiene disastri abissali che potrebbero venire superati dall’esito di Inter-Siena. Non vincere lo scudetto domenica sarebbe fonte di poemi, romanzi, chissà quanti commenti ispirati. Almeno stavolta, vorrei li evitassimo.
Eravamo pronti, molto motivati e carichi. Ma ci è capitato spesso di farci sorprendere all’inizio ed è successo anche oggi. Quando prendi gol da una squadra come la Juventus diventa difficile, se non impossibile, recuperare. Così la partita di oggi si è svolta come quella dell’andata. - Luigi De Canio, 30.4.2006
Due anni fa. Inseguimento al vertice tra Juventus e Milan. È lotta scudetto tra i rossoneri, che inseguono a sole tre lunghezze, e una Juventus affaticata che viene da cinque pareggi consecutivi e perde costantemente terreno. Deve assolutamente tornare al successo. E arriva, provvidenziale, la sfida col Siena alla 36.ma giornata. I toscani, che con Messina e Reggina (la quale incontrerà gli juventini all'ultima giornata di quello stesso campionato...) sono "chiacchierati" per la loro "vicinanza" all'universo moggiano, mostrano alcune caratteristiche che a un osservatore mediamente attento saltano subito all'occhio. Schierano, tra gli altri, quei Molinaro e Legrottaglie che oggi difendono la porta di Buffon; la giovane promessa Matteo Paro (che è in comproprietà tra Juventus e l'altra "società amica"... il Genoa del "chiacchierato" Preziosi); hanno un allenatore in quota GEA, Luigi De Canio, che oggi lavora per Giraudo e Briatore al Queens Park Rangers in Inghilterra. Chiaro no? La Juventus ha bisogno di tornare a vincere: 3 punti sono oro colato per una squadra affaticata che sente sul collo il fiato di un Milan che appare in crescendo nel finale di torneo. E a Siena tutto si svolge secondo copione. Dopo il fischio iniziale dell'arbitro i gobbi si portano in vantaggio di 3 goal in appena 8 minuti: Vieira al 3', Trezeguet al 5', Mutu all'8'. Questa è una piccola lezione di storia per chi ha la memoria corta.
Mancini in quattro stagioni ha vinto due scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane; ha in mano il terzo scudetto, può conquistare la terza Coppa Italia. Se sfogliate un almanacco potete facilmente vedere che l’ultimo trofeo dell’Inter pre-Mancini risale al 1998 e l’ultimo scudetto al 1989. Siamo sicuri che meriti tutte le critiche che riceve, da ogni dove? - Stefano Agresti
Toldo 6 - la Lazio parte sparata sospinta dal pubblico di casa e dalla necessità di centrare, contro un'Inter verosimilmente distratta da altri pensieri, un obiettivo decisivo per il presente e il futuro societario; un palo dopo neanche un minuto lo salva da un goal quasi certo; poi ordinaria amministrazione: un paio di buone uscite in presa alta, un ottimo intervento su un tiro di Pandev dal limite, qualche rinvio sgangherato col piedone; Burdisso & Rivas 7 - giocano una partita di grande dedizione e impegno: la difesa a 4 in linea, che in loro due vede i riferimenti centrali, è sempre puntuale e puntualmente espone Bianchi (e Rocchi) alla trappola dell' offside; il tridente biancoceleste, che pure produce molto gioco, si rende scarsamente pericoloso: Ledesma coi calci da fermo lo è di più; Chivu 6 - una prestazione generosa e un po' disordinata: esercita soprattutto una funzione di interdizione; sbaglia un goal quasi fatto nel primo tempo (su cross di Jimenez); Maxwell 6 - è spesso costretto a ripiegare, a vedersela con i temibili laterali biancocelesti e non offre la vivacità propositiva di cui è capace; Bolzoni 6 - il talento diciannovenne festeggia il compleanno con una convocazione in prima squadra e una prestazione di carattere (contro il tridente laziale), e ringrazia Mancini a fine partita.
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