Mi ha fatto piacere collaborare con un’introduzione (Repertorio di Caporetto) a questo catalogo di nefandezze calcistiche, raccolte dagli autori con un notevole senso dell’orrido, non disgiunto da una buona dose di ironia. È una lettura estiva, disincantata e divertente, forse non sufficientemente “cattiva”, che tuttavia non risparmia nemmeno le squadre per cui fanno il tifo gli autori (l’Inter per Simone, la Roma per Marsiglia).Si passa dai più illogici esoneri di allenatori alla frattura da playstation di un difensore della Nazionale, da certe “papere” leggendarie all’intervista mai fatta da un famoso giornalista (sbugiardato in diretta tv), dalle scuse patetiche di chi viene trovato positivo all’antidoping al rigore zappato in una finale Intercontinentale, dalla fuga notturna di Ronaldo verso Madrid al celeberrimo “mai alla Juve” del Capello romanista, dagli acquisti-bidoni alle vittorie sfumate sull’ultimo metro, da squallidi retroscena a sfondo sessuale fino allo striscione ostentato da Ambrosini nella festa rossonera dopo l’ultima Coppa.
Si può discutere sull’accostamento fra figuracce tutto sommato innocue e situazioni dalla gravità imperdonabile: Calciopoli non sta sullo stesso piano delle gaffes di Sibilia e Massimino, l’incompetenza di certi presidenti non appartiene allo stesso ambito di partite finite con un risultato diverso da quello che garantito dal comportamento di (quasi) tutti i protagonisti. Il tifoso ha mille ragioni per dubitare della verità del calcio, la cui credibilità è ai minimi termini, ma riderci sopra, almeno, serve a rompere il muro della retorica e dell’idolatria, che troppi acritici propagandistici innalzano e difendono. Riderci sopra è possibile, ma quei festeggiamenti per una Coppa vinta nella cornice dello stadio Heysel continuano a dare i brividi.
Sotto i nostri occhi si dipana un teatro dell’assurdo, uno spettacolo spesso grottesco, moralmente misero.
La passione per il calcio non può occultare il fatto che come ogni fenomeno abnorme tenda irresistibilmente al ridicolo. Farlo notare è terapeutico, almeno per chi lo prende troppo sul serio: “il libro marrone” è per tifosi permeabili al dubbio.
▪ Il Libro Marrone del Calcio Italiano












