Non cambierei Moratti con nessun altro presidente. Ma in certi momenti vorrei tanto che qualcuno gli tappasse la bocca. Che senso ha avuto dire che il prossimo derby è più importante di
una finale di Champions? Chiunque non sia accecato dal tifo capisce che per noi è una partita che vale quanto Inter-Siena, e che tutto il peso dell’importanza grava su un Milan a rischio di esclusione dalla zona Champions. Invece, Moratti carica pressione sui nerazzurri proprio mentre ci sarebbe bisogno di alleggerirla.
L’Inter ha pur sempre vinto gli ultimi tre derby di campionato e nelle ultime due stagioni ha accumulato 51 (cinquantuno) punti di vantaggio sul Milan; non si capisce perché dovrebbe gettarsi all’arrembaggio pur di conquistare questa stracittadina.
È questo Moratti che non mi fa stare tranquillo. Né sul finale di stagione, né (soprattutto) sull’immediato futuro. Anziché dichiarare che Mancini ha fatto un lavoro favoloso – può sostituirlo lo stesso tra tre settimane – e che il suo giudizio non cambierà certo per l’esito del derby (non siamo ai tempi di Tardelli, mi pare), il presidente lascia intendere che il giudizio su Mancini è ancora appeso a un risultato, aggravando uno stato di tensione che attanaglia i muscoli e il cervello di una squadra che dopo l'eliminazione col Liverpool ha rischiato di buttare via la stagione e ora va avanti grazie allo spirito di corpo, non certo per la qualità del gioco e la brillantezza del ritmo. Inoltre, Moratti tollera interventi destabilizzanti come
quelli di Figo (che dice di sperare nell’arrivo di Mourinho). Davvero, è miracoloso che l’Inter stia per mettere le mani sul terzo scudetto consecutivo. Ma con questo clima ansiogeno e questa inesorabile vocazione a complicarsi la vita non vedo come si potrebbero mettere stabilmente le basi per nuove vittorie con un allenatore
diverso.