Le eliminazioni a gennaio perché "la Coppa è un fastidio e bisogna concentrarsi sul quarto posto" non ci riguardano. Facile dirlo quando si è fuori. Come facile è dire che "il campionato è un allenamento per la Champions" quando si è a 30 punti dalla Capolista. Queste considerazioni le lasciamo a chi, pur veleggiando tutto l'anno col vento in poppa dei media amici, aspira a uno storico quarto posto in campionato a venti punti dalla vetta. E lo celebrerà come una conquista epocale. Dopotutto noi siamo più modesti: ci giochiamo controvento, contro tutto e tutti, solo uno Scudetto tra una manciata di giorni. Ce lo giochiamo perché siamo i più forti. E proprio perché siamo i più forti non rinunciamo a giocarci anche un'altra finale.
La Lazio preparava questa partita da un mese. Un mese nel quale ha collezionato magre figure in campionato concentrando tutte le attenzioni sulla qualificazione alla finale della coppa nazionale. Se fosse arrivata sarebbe stata una manna dal cielo. Avrebbe significato molto per i biancocelesti: il possibile derby con la Roma a gara unica nella capitale; la possibile conquista di un trofeo e il conseguente accesso alla prossima Coppa Uefa. Che significa diritti televisivi, soldi, programmazione. Una gioia in un campionato magrissimo di soddisfazioni.La Lazio ha giocato in casa davanti a un pubblico "caldo" e ha spinto sull'acceleratore sin dai primi secondi trovando un palo su calcio piazzato di Ledesma quando ancora non era trascorso il primo minuto di gioco. Rossi ha schierato la formazione tipo: a supporto del tridente formato da Pandev Rocchi e Bianchi c'era il ritrovato Behrami. Diverse le motivazioni delle due squadre, chiaro. Per l'Inter e gran parte degli interisti questa sfida di coppa, che arrivava in una settimana importante dopo il derby e prima della decisiva sfida di domenica, era probabilmente più un fastidio che altro. Diciamocelo. Mancini, che ha riproposto il modulo col quale espugnò a fine settembre l'Olimpico giallorosso con un perentorio 1-4, ha schierato un undici zeppo di riserve e seconde linee con un occhio al rischio infortuni e alla sfida di domenica. Ma non ha rinunciato a guadagnare l'undicesima finale di Coppa Italia della storia nerazzurra: la quarta consecutiva per l'Inter sotto la sua gestione (la sesta consecutiva per quanto riguarda il suo personale score). È un fatto di stile e di impegno, di caratura e mentalità, provarci sempre: provare a arrivare fino in fondo. Onorare una competizione. E sono questi passi, per quanto piccoli e poco celebrati, che consolidano una mentalità davvero vincente: quella che - assieme a una buona dose di fortuna - ancora ci manca in Europa.












