Tra meno di 48 ore, comunque vada, l’Inter avrà scritto una pagina indelebile della sua storia centenaria. La logica spinge verso la celebrazione del terzo scudetto consecutivo, evento mai verificato prima; e se ci fossero di mezzo Juve o Milan, questa logica sarebbe ineluttabile. Ma la storia nerazzurra è fin troppo romanzesca, contiene disastri abissali che potrebbero venire superati dall’esito di Inter-Siena. Non vincere lo scudetto domenica sarebbe fonte di poemi, romanzi, chissà quanti commenti ispirati. Almeno stavolta, vorrei li evitassimo.
Come ho già scritto, sono convinto che sarà festa. E proprio verso la fine delle partite conto di arrivare, da Torino dove mi troverò in mattinata, in Piazza Duomo. Non sono (più) vittima di scaramanzie, so che non aiuta ipotizzare il peggio perché l’Inter può fare ancora di peggio. Perciò confido nel fatto che la squadra e l’allenatore tengano i nervi saldi, anche se la partita non volesse saperne di entrare nei binari giusti. Ci può stare un gol del Siena, ci possono stare occasioni sprecate, rigori negati, qualsiasi cosa. Ma questa partita va vinta di forza, per chiudere la bocca a tanti. È l’energia nervosa che ne deriva, ben più delle attuali qualità tecniche e atletiche della squadra, a rendermi fiducioso.
Aggiungo che questo terzo scudetto consecutivo sarebbe
il secondo più bello, fra i sei di cui ho memoria diretta:
1970-71, quello di Bonimba;
1979-80, quello di Altobelli-Beccalossi;
1988-89, quello dei tedeschi e del Trap; infine Mancini, nel
2005-06 e
2006-07. Non ho fatto in tempo a vivere la "Grande Inter" e tutti gli altri titoli sono stati conquistati in modo netto e senza grossi patemi. Stavolta invece di patemi ce ne sono già stati troppi e molti se li è costruiti l’Inter con le proprie mani.
Lo scudetto più bello? Non ho alcun dubbio: era e rimane quello assegnato a tavolino dopo la penalizzazione della Juve della Triade. Quello scudetto ne racchiude almeno un altro paio.