A me che sono innamorato / non venite a raccontare / quello che l'Inter deve fare / perché per noi niente è mai normale / né sconfitta né vittoria / che tanto è sempre la stessa storia / un'ora e mezza senza fiato / perché c'è solo l'Inter. - Graziano Romani
Difficile spendere qualche parola a poche ore dal match che deciderà un'intera stagione. La metafora che accompagna i pensieri della maggior parte dei tifosi, nerazzurri e non, è quella dell'ultima curva. Negli sport motoristici è l'ultimo, delicato passaggio verso la bandierina a scacchi. Nel ciclismo è il portale sacro che introduce alla volata finale. All'ultima curva si può consacrare tutto il cammino svolto, evitando scivoloni e incidenti in mischia, tagliando con le braccia al cielo il traguardo. All'ultima curva si può anche sbandare e perdere la testa della corsa (e della classifica) in modo beffardo, dopo averla conservata per un intero torneo contro ogni tipo di insidia. L'Inter è come il ciclista solitario che si lascia il gruppone alle spalle e attraversa la tempesta, che scavalca la montagna e sfida la discesa ripida. Solo coi propri pensieri e l'idea della mèta di fronte a sé.L'ultima curva è oggi. Difficile spendere qualche parola a poche ore dal match che deciderà un'intera stagione. Ma una cosa è certa: che si vinca o si perda, che si gioisca dopo una lunga sofferenza o si soffra rimpiangendo le tante occasioni sprecate, c'è solo l'Inter. La più folle, bella e misteriosa creatura del football italiano.












