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L'autodistruzione finalizzata. La strategia ormai la sappiamo: dopo il fallimento in Champions, considerati i 20 punti dall'Inter e i 4 dalla Fiorentina, la baracca media(set)tica attinge dal mercato per consolare i tifosi rossoneri. Archiviato momentaneamente Drogba, tocca al ritorno di Shevchenko e al leit motive biennale Ronaldinho. Sì, proprio così: ieri sera ci sarebbe stata una cena tra Adriano Galliani ed il fratello manager Roberto de Assis nel locale dove si concluse lo scippo di Suazo all'Inter. Noi eravamo rimasti alle parole di Berlusconi "Ronaldinho non è mai stato un nostro obiettivo" ( qui) o "cerchiamo una prima punta" ( qui) e a quelle di Ancelotti "Sheva e Pato non li vedo insieme, hanno caratteristiche simili" ( qui), o all'aggettivo "traditore" affibbiato all'ucraino nell'intervista (passaparolaccia) rilasciata a "Le Iene" qualche giorno fa (interessante anche il commento sul "presuntuoso" Mancini, il video). A dire il vero non ci interessa se il "dentone" o il "baciamaglie" dovessero vestire la casacca rossonera. Ci preme invece riportare una chicca di uno dei Rognoni boys della prima ora. In un servizio (latu sensu) andato in onda su Studio Sport, Nando Sanvito ha ipotizzato che le defezioni dei due ex assi siano dovute alla volontà di abbassare il prezzo del loro cartellino. In pratica il brasiliano e l'ucraino simulano infortuni da 3 mesi a questa parte e stanno facendo di tutto per far dimenticare la loro immagine di campioni affermati con prestazioni incolori. Immaginiamo, inoltre, che Ronnie sia stato felicissimo nel vedere dalla tv il goal del 17enne Bojan in quel di Gelsenkirchen e che a Sheva - ormai titolare solo nella squadra riserve - nella bolgia del Sukru Saraçoglu, non sia tornata alla mente la memorabile partita contro il Fenerbahce in cui siglò 4 reti eguagliando il record di Prso e Simone Inzaghi (sic). Comunque l'importante è ricordare che non si tratta di ex Palloni d'oro in difficoltà, stanno solo fingendo. Per poi, eventualmente, andare al Milan e smettere di recitare, s'intende.
Vantaggi competitivi. Le fonti dello strapotere delle squadre Inglesi: la gestione economica (con lo stadio vera variabile di differenziazione con le squadre italiane) e le scelte tecniche.
La distruzione (pre)ordinata. “Adriano segna più di Ibra e Cruz”, fa notare il Corsport. Il brasiliano è a quota 10, mentre gli ex compagni sono a 9, in due. Non vogliamo paragonare certo il Campionato Paulista alla Serie A o la Libertadores alla Champions, sarebbe ingeneroso. Né tantomeno negare che l’Inter abbia qualche problema in fase realizzativa, ma leggiamo in questa notizia una sorta di critica ad una società nell’aver fatto una delle scelte più azzeccate degli ultimi anni. Come fa notare qualche amico di Mancini (e nostro cit.) “E’ vero, ma più di Adriano (8 gol) nel campionato regionale (ripeto, regionale) paulista hanno segnato Pereira (12 gol) , Pedrao (11) Otacilio (10), Mineiro (10), Neto (9) Borges. E otto reti, come Adriano, li hanno segnati anche Xuxa, Michael e Afonso, cioè la crema del calcio mondiale…” (qui) La verità, come spesso capita, è nelle parole della Alari, “bisogna tener vivo il campionato finché si può, ma non lamentiamoci se gli altri (gli inglesi) sono più avanti di noi, anche nella comunicazione…” (qui).
Una specie di ammucchiata, insomma. Leggete i giornali, sportivi e non, degli ultimi giorni. Il gruppo RCS ( Corriere della sera e Gazzetta dello Sport) continua a lavorare la Società di Via Durini ai fianchi con manovre mediamente disgustose. La Gazzetta non più di 48h ore fa parlava di "Benitez ma sale anche la quotazione di Prandelli" [ leggi]; il "cugino" Corsera insiste su quest'ultimo, l'allenatore viola [ leggi]. Poi arriva la vigilia del delicato match dell'Olimpico con la Lazio e... dopo aver trascorso una settimana a ipotizzare una combine o una sorta di regalo della Lazio, dopo una settimana trascorsa a evocare i fantasmi del "5 maggio" (che pure fu ben preparato sotto il profilo ambientale...), la stampa capitolina sposta l'attenzione su un fantomatico appuntamento segreto tra Mourinho e Moratti a Milano. Una notizia destabilizzante. Con titoloni a caratteri cubitali [leggi - video]. Insomma, un accerchiamento mediatico vero e proprio. La Gazzetta che dedica alla rete in fuorigioco di 4 metri di Camoranesi un minuscolo richiamo tra le righe dell'articolo sappiamo di non doverla comprare più - qualcuno ha già chiarito le logiche editoriali e politiche di RCS - nonostante il nuovo formato colorato e i peluche in omaggio. Sul conto Mediaset - e non solo - c'è oggi un bell'articolo di Antonio Smargiasse e Guido Liguori su Il Manifesto [ da leggere].
E poi c'è, ci sarebbe il calcio giocato. Giocato nonostante il clima ostile e le tensioni ambientali. Mancini ieri ha ostentato fiducia e ottimismo [ leggi]. Pare che sotto il profilo atletico ci siano delle buone notizie, dei recuperi importanti [ convocati - possibile formazione]. L'arbitro designato è Rosetti di Torino [ leggi], quarto uomo è Tagliavento [...]. Rosetti ha espulso (doppio giallo) Aparecido Cesar a Udine dopo venti minuti di gioco del primo tempo, costringendo i nerazzurri in dieci per oltre un'ora e annullando una rete regolare di Ibrahimovic (quanto se n'è parlato sui giornali e in tv? zero); con lo stesso metro, in Inter-Roma, qualche tempo dopo ha espulso Mexes (doppio giallo) a 5 minuti dalla fine a fine febbraio (si è scatenata una bufera). Una delle tante bufere che hanno avvelenato il clima di Appiano. I media (Mediaset e RCS in testa ma anche le realtà con un profilo territoriale più marcato, come Corriere dello sport) stanno giocando a carte scoperte. Comunque vada a finire questo campionato ora sappiamo come regolarci quando andremo in edicola o sottoscriveremo un abbonamento televisivo. E sappiamo come consigliare i nostri amici.
Premessa. Riteniamo l'Osservatorio sugli errori arbitrali una cazzata mediatica utile ad Adiconsum e alla fantomatica Make Tailored Advertising per farsi pubblicità.
Questo per innumerevoli motivi. Ne scegliamo tre: 1. in ogni campionato ci sono solo due o tve sviste avbitvali (cit.) 2. alla fine i torti ed i favori si compensano (cit.) 3. il metodo utilizzato farebbe rabbrividire anche un principiante della statistica. Infatti dalle parole di Luciano Lupi, presidente della Make TA, emerge che: "Attraverso la collaborazione con il sito Libero, abbiamo chiesto di valutare i casi da moviola con un «sì» o con un «no» ed abbiamo ricevuto circa 30 mila votazioni per giornata calcistica, per un totale di circa 2 milioni di voti in tutta la stagione". Inoltre :"Abbiamo aggiornato la classifica, nel senso che se una partita, per effetto di questa valutazione, è terminata 1-1 e un goal non era da convalidare, aggiornando la classifica una squadra che aveva avuto 1 punto per il pareggio, ne ha avuti 3 per la vittoria". In parole povere si prendono in considerazione il «sì» ed il «no» di sondaggi (che vengono indirizzati da forum di discussione del tifo organizzato) senza alcun crisma statistico e si annulla qualsiasi principio di causa-effetto. Appurata l'adeguatezza della definizione, scendiamo al loro infimo livello per arrivare al cuore del problema.
L'Osservatorio è stato creato da 6 anni 6, ma per 5 anni è stato un soggetto sconosciuto. Nessuno dei quotidiani sportivi e non si era immaginato di riprenderne i dati. Erano cazzate d'altronde. Allora li riportiamo noi.
- Stagione 2002/2003. "Il 25% delle partite risultano alterate dagli errori arbitrali. Errori che complessivamente spostano 95 punti di classifica con un risultato che il Milan viene proiettato in zona Champions League al posto dell’Udinese". Dunque, Milan in Champions e Udinese in Uefa ma... i burattini non c'erano e se c'erano dormivano.
- Stagione 2003/2004. "Risultano alterate dagli errori arbitrali ben il 30% delle partite per complessivi 104 punti di classifica con la conseguenza che viene proiettata la Juventus in zona Champions League a danno dell’Udinese". Quindi, Juve in Champions e Udinese in Uefa ma... le amanti di allora (vedove di oggi) erano impegnate in servizi diversi. [leggi - leggi]
- Mondiali 2006. "Alterato il risultato di 37 partite sulle 64 giocate e facilitato il passaggio di turno di Italia ed Argentina". Ma come, all'Udinese scippano i milioni di euro della Champions per ben due stagioni e nessuno dice niente? L'Italia viene favorita ai Mondiali e non si legge una pagina su questo scandalo?
Ma oggi è diverso. Questi pseudo numeri, da irrilevanti, sono diventati magicamente fondamentali... tanto da dedicarvi inchieste e prime pagine. L'Osservatorio perciò non è il problema principale. È la solita strumetalizzazione mediatica che deve essere condannata. Gli obiettivi sono abbastanza evidenti: screditare, gettare fango, "cartonizzare" anche questo scudetto. Non importa che le riserve dell'Inter siano andate a Torino ad insegnare calcio ai titolari della Juve, non importa che i valori tecnici delle squadre siano imparagonabili, l'importante è vendere copie di giornale, cavalcare il caos, imbonendo "il pubblico bue" che non cerca altro che conferme alle proprie teorie becere e demenziali e alimento al proprio cieco risentimento. L'accerchiamento mediatico dell'Inter va avanti da mesi, il silenzio stampa ha solo placato momentaneamente l'avanzata delle truppe burattinate e colpite da vedovanza. Gli aficionados di Moggi&Co. hanno sfruttato questi dati per sostenere l'infondatezza delle accuse di calciopoli alla banda di truffatori. "Gli errori c'erano prima come ci sono adesso" - hanno più volte affermato - ignorando i liquami emersi nella fogna delle intercettazioni. E se gli arbitri oggi sbagliano la colpa non è di Collina, come vogliono farci credere. Le responsabilità sono della vecchia gestione che per anni ha avallato un processo di selezione non-meritocratico. Ma questo non importa. Meglio sparare cazzate, compiacendo il padrone o il vecchio protettore. Unica avvertenza: asciugarsi bava e lacrime.
Due articoli a confronto. Uno, condivisibile, a firma di Claudio De Carli. L'altro, di una vedova ignota. La campagna mediatica continua anche ai livelli inferiori. L'Inter gioca il Viareggio, lo finisce con nove uomini, lo vince ai rigori, sdogana uno dei nuovi fenomeni del calcio italiano, ma si parla solo del rigore generoso concesso da Banti. Questo ormai è il clima che si respira. La sfida emozionante, le innumerevoli occasioni da rete, le giocate sopraffine viste in campo passano in secondo luogo. Anzi, il campo diventa il mezzo per screditare, gettare un misto di fango e letame sulle vittorie nerazzurre. Si parla dell'arbitro Banti, reo di aver concesso due rigori dubbi per entrambi e di aver espulso due calciatori dell'Inter e il tecnico Esposito. Un grande aiuto per Balotelli&Co. - senza dubbio. Meglio comunque che le giovani leve si abituino fin da subito a sopportare l'ostilità di buona parte dei media. Per l'Inter non è mai Primavera.
Il pallone è sul dischetto, di nuovo. Pelagotti, estremo difensore dell'Empoli, si trova davanti il miglior elemento della squadra avversaria. È il sesto rigore della giornata. Lo sguardo che trova di fronte è lo stesso del primo tempo, serio, deciso, di chi sa dove calciare. Deve aver pensato alla sfida infinita da vincere. Non quella tra Empoli e Inter, ma la sua, contro Balotelli. Era passato in vantaggio con una respinta su punizione: un calcio violentissimo sul suo palo. Il pallone sbuca tra i due "disturbatori" nerazzurri in barriera. Braccia protese, calcio d'angolo. Mario pareggia il conto dagli undici metri. Tiro secco, preciso, all'angolino basso alla sua destra. Era rimasto fermo, cercando di non dare lo svantaggio della prima mossa all'avversario. Risultato sperato non ottenuto. L'Empoli torna in vantaggio all'inizio del secondo tempo, così come il suo portiere. Al 10' infatti è bravissimo a rispondere alla rovesciata strabiliante di SuperMario. A dire il vero gioca il jolly: l'aiuto della traversa prima e del palo poi, evitano la doppietta, ma riceve i meritati complimenti dall'avversario. Trascorre altri 20' ad ammirare dribbling e giocate sopraffine, prima di predisporre una barriera per una punizione da 30 metri. Da quella posizione, in condizioni normali, tre uomini sono più che sufficienti. Ma se il battitore ha dimostrato nel corso del torneo di avere una mira fenomenale, meglio non rischiare e metterne cinque. La parabola è perfetta, supera il muro e si insacca alle sue spalle. 2-2, ma senza colpe specifiche. Stavolta tocca a lui ricambiare il gesto di fair play.
Il pallone è sul dischetto di nuovo, dicevamo. Potrebbe dargli il vantaggio, la vittoria personale, la vittoria di squadra. Il busillis è sempre lo stesso: rimanere fermi fino all'ultimo o scegliere in anticipo un lato? Meritarsi una parata o cercare un colpo di fortuna? La sfida è rimasta leale, anche nell'ultimo atto. Tiro secco, preciso, all'angolino basso alla sua destra e portiere immobile. Scena già vista. 3-2 o 7-6. Pelagotti abbandona la porta sconsolato, ripensando all'estrema precisione di Destro, Siligardi, Caldirola e Napoli. Lo sconforto arriva 30'' dopo vedendo il suo collega, Belec, che cerca e trova il colpo di fortuna, battezzando alla sua sinistra il tiro di Hemmy. Sul suo volto, però, non c'è solo la delusione di aver perso in 11 contro 9, di aver sfiorato la vittoria nella prima finale, di aver avuto la possibilità di rubare per un attimo la scena al Supereroe del torneo o di vedere Belec ricevere il premio di miglior portiere della manifestazione. Ha disputato una gran partita, sa che resterà un ricordo indelebile nella propria memoria, sa che riceverà comunque i complimenti da tutti. Anche se i più autentici li aveva già ricevuti, in campo.
Manchester. Sciarpata a braccia tese delle due tifoserie rivali. Silenzio assoluto. Raccoglimento vero. Il prologo del derby tra lo United e il City ha reso ancora più emozionante la commemorazione del 50° anniversario del disastro aereo di Monaco. Questo è il football, lo spettacolo che ci piace. E in Italia, dove manca un'autentica cultura sportiva, non lo vedremo mai. [video / video integrale]
Julio Cesar sv - Inoperoso. Unico tuffo sul tiro (alto) di Izco al 35'. Burdisso 6 - È chiamato in causa in due sole circostanze: l'anticipo su Mascara in area che decide di imitare l'Acchiappasogni del 35' e la ribattuta su tiro di Alvarez verso la fine della partita. Non gli può chiedere si solcare la fascia a mo' di Colosso. Cordoba 6,5 - È attento sui palloni vaganti in area. Nessuno svarione clamoroso in fase di impostazione e questa è già una notizia. Rimedia un giallo per fallo tattico. A proposito, dopo l'entrata (comunque da ammonizione per la pericolosità) viene inquadrato mentre scambia amabilmente due parole con Mascara, complemento di termine del fallo: C (con il sorriso sulle labbra) - " Ma ti ho preso?" M - (scuotendo la testa) " No". Viva la sincerità. Materazzi 6,5 - Nel primo tempo funge da vero e proprio regista difensivo. I suoi lanci, spesso precisi, non risultano utili alla causa anche per le decisioni di Farina. Puntuale nelle chiusure e sui palloni alti. Maxwell 6,5 - Non soffre più di tanto in fase difensiva (anche perchè manca quella offensiva del Catania), è l'unico che cerca di creare la supriorità numerica, soprattutto quando Mancini lo ridisegna esterno alto di centrocampo. Buona l'intesa con Chivu. Zanetti 6,5 - Il capitano decide che la fase d'interdizione e le consuete sgroppate a testa bassa non devono essere le sole cose per cui ricordare la sua partita. Fornisce lo sfortunato assist a Cambiasso e si rende pericoloso al minuto 73 con un cross d'esterno destro che non tiene conto dei movimenti di Cruz e Maniche.
Cambiasso 6,5 - Consueta generosità ed esultanza. E' la prima partita dall'inizio dell'anno in cui sbaglia due facili passaggi in 5 minuti. Quinto goal in campionato, settimo stagionale. Chivu 6,5 - Prova di sostanza condita da due colpi di tacco d'autore in fase di disimpegno. Sempre pericolosi i calci piazzati che è chiamato a battere. Jimenez sv - Esce per un risentimento muscolare al retto femorale sinistro. Molto disciplinato nell'applicazione del 4-4-2, da segnalare una buona azione sulla destra in cui Vargas decide di scaraventarlo a terra. Ibra 6 - Buona parte del match la passa a discutere con Farina, a fargli i "complimenti", a sorridere incredulo. Unico lampo di genio: lo splendido assist a Suazo. Si riposerà contro il Livorno (che dovrà giocare 2 volte in 4 giorni a San Siro) in vista di Anfield Road. Cruz 6 - Il giardiniere non ha una giornata libera da tante, troppe partite. Apporta comunque il suo contributo. Colpisce un palo con una buona progressione ad un minuto dalla fine. Cresce alla distanza, quando gli spazi si fanno più ampi. Pelè 6 - Entra al 27' con il solito piglio. Conferma come sia difficile portargli via il pallone in fase d'impostazione. Fatica a capire il metro scelto da Farina, almeno in un paio di episodi. Un errore piuttosto evidente su un cambio di gioco, per il resto, prova positiva. Suazo 6,5 - Ritrova il goal dopo la trasferta di Cagliari, ultima partita da titolare. Qualche buona accelerazione condita da un pizzico di egoismo. Maniche sv - Mancini lo risparmia in vista della Champions: se non per una casacca da titolare, quantomeno per quella di dosicesimo uomo. Entra a risultato acquisito, ma non si fa mancare gli amati inserimenti.
Mancini 110 e lode (il migliore) Primo tempo passato a richiamare i suoi a destra e manca. Nel secondo decide di passare ai fatti. Suazo al posto di Chivu: messaggio chiaro a chi ipotizzava un "volemose bene" in terra siciliana. Si laurea - dai microfoni di Controcampo - in un colpo solo: difensore mediatico dell'Inter, Bauscia doc, Profeta, Re dei Re e dimostra che la definizione di Verbo sia più che calzante (grazie ad Hae, Vano e Antonino Verdi). Dice ad Ordine&Co. quello che un tifoso interista sognava di urlare da anni. Massimo Decimo Meridio. Per una analisi più ampia della giornata, il post di Taribo è pienamente condivisibile. Farina sv - Qualche confronto con la direzione di Tagliavento e Rosetti: Izco trattiene per la maglia Maxwell, niente giallo. Mascara entra a gamba tesa su Burdisso, intervento più pericoloso di quello di Cesar, impunito. Vargas lo manda a qual paese per 3 volte in 20 secondi dopo un evidentissimo fallo su Jimenez. Nessun provvedimento. E' chiaro quindi che l'invito di Vieira ad acquistare gli yogurt pubblicizzati dalla Marcuzzi sia più irriguardoso della famosa canzone di Masini. Punti di (s)vista. Dirige all'inglese quindi, ma riesce a fischiare un numero impressionante di falli a Cruz ed Ibra sui palloni alti. Sul goal di Cambiasso viene "tradito" dall'assistente Cariolato. I cori sarcastici contro di lui provocano l'abbandono del campo prima del terzo tempo. Non si cura del protocollo, manifestando la propria idea sull'esperimento della Lega. Qualcuno ricorda Farina al termine dello spareggio di B Torino-Mantova (4-2) mentre cantava il ritornello di Masini dedicandolo al pubblico? Permaloso, almeno con gli spettatori. Riccardo Luna e Alessandro Vocalelli voto 2 - Va bene, è il direttore de "Il Romanista", cosa volete che scriva, direte. Ebbene, dopo il titolo "Siete come la Juve" successivo ad Inter-Parma, oggi rincara la dose con un "No, siete peggio della Juve". E pensare che è andato in tv ad accusare Moggi. La legge del Dio delle vendite non prevede eccezioni. Come Vocalelli, il quale riconosce la bassa qualità della classe arbitrale, ma chiede una "presa di posizione e di distanza netta e chiara" da parte di Moratti. Forse è per queste ragioni che titolò "Scandalo Inter": mancavano le parole di Moratti. Per fortuna che c'è Rosella Sensi che riconosce come l'Inter sia "la prima danneggiata" dalle mediocri performance(s) arbitrali.
Ore 22.45, Controcampo. Ci sono tutti nella cloaca dell'intrattenimento pallonaro: Brandi, Franco Ordine de Il Giornale, c'è anche Kalac (e persino Donadoni). Stasera gli studi Mediaset sono più rossoneri del solito. Mancano solo Pellegatti e Suma. Er Penombra è in penombra. Casarin e i suoi "falli prevalenti" invece sono in bella mostra. Il tutto è molto pornografico, come sempre. E arriva il Mancio. Tempo trenta secondi e, fiutata l'atmosfera (la solita atmosfera), stronca sul nascere ogni polemica: "E ditelo per chi lavorate". Un momento di grande televisione e impegno civile. Bauscia dentro.
Poi arriva Baldini. E si cerca di tirare in ballo lui. Ci prova Mediaset ma pure la Rai (dove, con il conduttore di scuola Mediaset, ci sono Teocoli e Ancelotti: il Milan è ovunque come il suo presidente...). Niente da fare. "L'Inter ha vinto e ci può stare: giusto così". I numeri dicono questo. Il Catania, trenta punti meno dei nerazzurri in classifica, ha tirato una volta in porta (con Izco al 35'). Poi niente. Baldini lo ammette. Amen.
Nel merito tecnico della gara (il tridente, il primo tempo opaco, ecc.) entreremo con le pagelle. Per ora una considerazione: Catania - Juventus si concluse sul risultato di 1-1. La rete degli etnei era viziata da fuorigioco. Eppure il pubblico siciliano non sembrò scandalizzato dalla decisione arbitrale. Andiamo a Milano: è stato annullato per fuorigioco un goal valido del Siena contro il Milan. Toscani in 10 nel momento del forcing finale per la discutibile espulsione di Vergassola. Quanto se n'è parlato e se ne parlerà? Niente. Per le vedove conta solo l'Inter.
Ho aperto gli occhi il 14 gennaio 2001. Arbitravo Juventus-Bologna: a nove minuti dalla fine ho dato un rigore contro la Juventus. Mi hanno squalificato per quattro domeniche. (Danilo Nucini)
La storia del 5 maggio, di cui si parla molto in questi giorni, parte da lontano. Parte da Danilo Nucini. Nucini è l'arbitro che nel 2003 contattò Giacinto Facchetti per rivelargli la fitta trama di rapporti poco trasparenti tra ambienti federali e società di calcio, tra i dirigenti di club e l'universo arbitrale. Quando si presentò da Facchetti per dirgli come funzionavano le cose, il compianto Presidente nerazzurro - che quelle cose si limitava a sospettarle - gli chiese di denunciare tutto, di deporre di fronte agli organi competenti. Nucini rifiutò di farlo. Non poteva fare altrimenti. In un contesto attraversato da complicità più o meno inestricabili le sue denunce non avrebbero prodotto effetti concreti. A parte ovviamente una inevitabile ritorsione nei confronti suoi e dell'Inter stessa. Occorreva trovare "le prove" e trasferire il procedimento sul piano penale. Si attivò così la Procura di Milano. Il resto è storia recente: le intercettazioni, "Calciopoli", i processi sportivi più o meno annacquati in appello da giudici amici degli amici, le attuali pendenze della giustizia ordinaria. Le polemiche di ieri e oggi. E domani.
Inutile ricostruire tutta la storia. Per sapere come Moggi e il fido Fabiani avvicinarono anche Nucini proponendo anche a lui di utilizzare una scheda telefonica "dedicata" - per tenersi in contatto con l'Organizzazione, per "fare carriera" come arbitro - è sufficiente leggere due articoli di Repubblica usciti due anni fa, QUESTO e QUESTO. Il resto lo si può immaginare. Va anche detto che lo scorso dicembre il Corriere dello sport, lo stesso Corsport che oggi - come la Gazzetta - cavalca il trend delle polemiche arbitrali per vendere qualche copia in più alle tante "vedove" accecate dal risentimento e dall'invidia, aveva pubblicato gli appunti di Nucini con i commenti dei designatori arbitrali relativi all'operato dei direttori di gara nel campionato 2001/2002. Trovate tutto QUI. Quel campionato, condito (come tanti altri) da una serie impressionante di favori pro-Juve ( favori, non errori pacchiani e grossolani), oggi viene rivendicato in modo unanime dall'ambiente bianconero. Il "navigato" Ciro Ferrara, ma anche Cobolli e Gigli (per una volta pienamente d'accordo tra di loro), rivendicano la conquista di quel titolo: "Fu vinto sul campo". Ma confondono maliziosamente i piani del discorso, confondono cioè i dirigenti con i calciatori (laddove nessuno ha mai messo in discussione la cifra tecnica di quella Juventus; e sotto processo sono finiti Moggi e Giraudo, non Buffon e Trezeguet).
La storia del 5 maggio parte da lontano, quindi. Il "5 maggio" è soltanto una pagina di letteratura, una delle tante che affollano la storia del calcio. La verità è che l'Inter quello scudetto lo perse due settimane prima, il 21 aprile a Verona contro il Chievo. E all'Olimpico di Roma si celebrarono soltanto i funerali di stato, di fronte a 80.000 tifosi increduli. Inghiottiti da un'atmosfera surreale. Il decesso era però già consumato. A tre giornate dal termine di quel campionato i nerazzurri amministravano un vantaggio di tre punti sulla Juventus. Il 21 aprile, non senza faticare, la Juventus vinse 0-1 a Piacenza con una rete di Nedved nei minuti finali. In quegli stessi minuti a Verona l'Inter fu inchiodata sul pareggio: 2-2. Inchiodata al pareggio dal Chievo e da un arbitraggio controverso. Di quella partita tutti ricordano, tra l'altro, il clamoroso rigore non fischiato a Ronaldo... strattonato vistosamente nell'area gialloblù sotto gli occhi dell'arbitro. Molti ricordano anche chi era l'arbitro di quel Chievo-Inter. Molti.
Quel giorno il vantaggio in classifica si ridusse a 1 punto. La domenica successiva, a Lecce alla penultima giornata, l'Udinese conquisterà la salvezza matematica nei minuti finali con un rigore inesistente, vibratamente contestato dai pugliesi, realizzato da Di Michele. L'Udinese già salva avrebbe poi ospitato la Juventus il famoso "5 maggio", facendosi allegramente infilare due volte nei primi dieci minuti (come un Siena o un Messina o una Reggina qualsiasi). Tutto questo a Udine. Mentre a Roma, in una domenica con troppi punti interrogativi irrisolti, affondava definitivamente un gruppo ormai svuotato nella testa e nelle gambe, svilito dalle avverse decisioni arbitrali che avevano accompagnato l'intero cammino verso "il 5 maggio" e dal clima psicologico che da ultimo era venuto creandosi attorno alla squadra. Una squadra fragile, come fragile è chi ingoia amarezze per anni e infine sente sulle proprie spalle la responsabilità e la possibilità del traguardo. E bella, perché noi non siamo come "quelli lì".
Sono fra quelli che pensano che anche l'anno scorso ci abbiano aiutati. Non gli arbitri, i commentatori. E l'hanno fatto senza rendersene conto, continuando a battere sul tasto del campionato troppo facile "perché mancava la juve, perché il Milan era partito penalizzato", perché non ci sono più le mezze stagioni e altre amenità. Quell'atteggiamento ha costituito un formidabile carburante per una squadra che a gennaio rischiava di sedersi (e gestire l'ampio vantaggio). È diventato necessario stracciare tutti i record, inanellare 17 vittorie consecutive in campionato, chiudere a quota 97. Società, allenatore e squadra si sono compattati e hanno prodotto l'indimenticabile stagione scorsa.
Quest'anno i più furbi fra i nostri "nemici" hanno capito di dover cambiare tattica. Ed ecco gli osanna sperticati, le frasi iperboliche ("l'Inter è troppo forte", "questo campionato può perderlo solo l'Inter") che servono a minimizzare i meriti e come trappole retoriche per quando arriverà, prima o poi, la caduta. Quest'anno la banalizzazione delle vittorie interiste stava avvenendo su un altro piano e a un certo punto ho temuto che fossimo caduti nella trappola, giocando con troppa sufficienza, come se avessimo introiettato un senso di superiorità che non ha mai ragione d'essere: perché se giochi molle e distratto, puoi perdere anche con Siena e Parma. Le polemiche di questi giorni spero diano nuovo carburante alla squadra, fin da stasera. In campionato ci siamo accontentati dell'1-1 in casa della Juve sbagliando la gestione del secondo tempo. Sappiamo che certi juventini aspettano questa partita come una resa dei conti. Spero che un po' di sana rabbia la mettano in campo anche i nostri.
Domenica 13 gennaio h 23:45 circa. Controcampo, Italia 1. Dopo un'ora passata a rendere grottesco il buon esordio di un promettente 18enne, parte un servizio a firma di Francesco Vecchi sui favori arbitrali dell'Inter nelle prime 17 giornate di Campionato. È il 13 gennaio. Lo spunto è il generoso rigore concesso al Franchi di Siena. Ovviamente delle decisioni sfavorevoli ai nerazzurri, errori arbitrali coperti dalla schiacciante superiorità mostrata da Ibra & Co., neanche una parola, un accenno, un qualcosa di sottinteso. Nulla. Il messaggio è chiaro: l'Inter è una schiacciasassi, ma viene aiutata. La Roma è inferiore all'Inter, ma non viene supportata dalle giacchette, prima nere, oggi multicolore. Ergo la squadra di Roberto Mancini potrebbe occupare abusivamente la testa del Campionato.
Domenica 20 gennaio h 22:15. Calcio Premium 1. Vieira recupera palla nella tre-quarti avversaria, trova Ibrahimovic che mette Jimenez davanti a Bucci con un tocco di prima, il portiere esce a valanga, Ibra calcia al volo il pallone respinto e Couto colpisce la palla per evitare che entri. Calcio di rigore. Parte il replay dell'azione. Bruno Longhi rimane sul vago, Aldo Serena esclama "la tocca col braccio, movimento innaturale, è rigore", ma la sua voce è quasi dispiaciuta e si rammarica dell'intervento del portoghese che "non si era reso conto che il pallone sarebbe uscito". Lo ripete in maniera quasi automatica per tre volte. Longhi decide di prendere posizione: "va visto se il pallone cambia direzione". Cristallino, come al solito, il soporifero telecronista. Comunque nella diretta è sembrata passare la linea Serena: habemus rigorem. La partita prosegue ed Ibra sigla il 3-2. Cinque minuti più tardi Massimo Callegari, ex punta di diamante di Sportitalia, fa commentare l'episodio a coloro presenti nello Studio Premium. Riccardo Ferri, allenatore delle giovanili dell'Inter e Fernando Orsi, secondo di Mancini fino a due stagioni fa, si trovano d'accordo: ri-habemus rigorem. Ma erano "interisti" e non avevano fatto in tempo ad avvertirli. La linea editoriale prevedeva ben altro.
Domenica 20 gennaio h 22:40. Controcampo, Italia 1. Si entra in studio e l'atmosfera è delle più tese. Alberto Brandi fa capire che sarebbe stata una delle tante puntate con tag "Contro-Inter". Parte il servizio, si mette pacificamente in luce la brutta prova dei manciniani ma nessuna presa di posizione sugli episodi decisivi. Non avevano informato neanche Enrico De Santis. Pubblicità. Si ritorna nel salotto con diritto di replica (sic). Brandi annucia la presenza del presidente del Parma Tommaso Ghirardi teletrasportato dalla tribuna vip di San Siro ancora visibilmente scosso per aver visto svanire l'impresa dopo averne cullato il sogno. Nota a margine: il Parma aveva avuto da recriminare nella partita casalinga contro la Fiorentina e così Ghirardi cumula le proteste e parla apertamente di "scandalo": "Il rigore dato a Couto è inesistente, prende il pallone di testa, come si vede nettamente dalle immagini, poi, non so se ha preso il pallone con la mano, non ho i superpoteri, ma è sicuramente involontario". Lo rassicurano nell'ordine Filippo Galli (ancora devo vederlo all'opera con un briciolo di obiettività): "la palla stava andando anche fuori" e Paolo Casarin: "Couto colpisce nettamente il pallone di testa". Nel frattempo Lucarelli, con la sempre sexy Monica Vanali, afferma che negli spogliatoi Couto si è professato innocente "non ha toccato il pallone con la mano". Arriva Mancini, che riconosce i meriti del Parma e dice che entrambi i casi dubbi avrebbero potuto portare al calcio di rigore. Il tecnico abbandona il campo di battaglia mediatico ed al suo posto sopraggiunge il testimone principe dell'accusa: Fernando Couto. I convitati sono tutti pronti a pendere dalle sue labbra, tutti pronti a mostrare alla giuria la prova del misfatto, del furto, in gergo tecnico. Lo "scasso", invece, lo stavano facendo loro. Ma come disse il capitano Harmon Rebb all'avvenente colonnello Sara MacKenzie in una puntata di JAG all'indomani di una causa persa: "non fare mai domande di cui non conosci in anticipo la risposta". Couto, infatti, ammette di aver toccato il pallone con le mani. Incredibile. È il gelo nello studio. Brandi, preso in contropiede, si affretta a dire che "ciò non significa che sia calcio di rigore" e chiede aiuto a Casarin che s'inventa la teoria dell' "intervento prevalente". Uno spettacolo unico. E del fallo di Nesta in piena area che avrebbe permesso all'Udinese di battere un calcio di rigore? Mah, c'è Gilardino con il suo goal in sospetto fuorigioco, la zona Champions, la rincorsa al quarto posto, Ronaldo ed il suo nuovo look, Kalac che potrebbe scalzare Dida come number one, Pato ed il suo passaggio per Kakà nell'azione della rete. Tutto il resto diventa secondario... che domande!
Lunedì 21 gennaio h 13:05. Studio Sport, Italia 1. Davide De Zan inizia la puntata di Studio Milan con la voce da messa funebre. Chi ha Mediaset Premium la conosce bene; è quella delle grandi occasioni. Le sconfitte del Milan contro Empoli e Roma, per fare due esempi. Due servizi per mettere in luce l'ormai famigerata linea editoriale. 12 ore dopo la partita con il Parma, l'intento del gran capo Ettore Rognoni ("er penombra" cit. Bonolis, anno del signore 2005) era chiaro anche ai dipendenti dell'impresa di pulizia che prestano il loro lavoro, presumibilmente precario, negli studi di Cologno Monzese. "L'Inter usufruisce della sudditanza che gli arbitri hanno nei suoi confronti", ed il paragone con la vecchia J**e diventa il passo successivo. Intanto su Controcampo viene aggiornata da Alberto Catalano la lista di Francesco Vecchi su citata, Vocalelli scambia l'edizione nazionale del CorSport con quella romana, mentre il Romanista deve spiegare ai suoi aficionados(?) tifosi che la squadra d'er Pupone è 7 punti dietro a causa delle decisioni arbitrali, infine Paolo Ziliani (autore storico di tutte le edizioni di Controcampo) definisce vergognosa la vittoria dell'Inter, penoso Ibrahimovic e pavido Mancini, aggettivo che si aggiunge alla locuzione "allenatore di piccolo cabotaggio" coniata dopo la sconfitta di Istanbul. Dopo esserci chiesti se vendere le proprie idee, opinioni e quant'altro al miglior offerente sia ascrivibile alla categoria della pavidità, della pena o della vergogna, urge qualche breve riflessione. Tutto il clamore mediatico è stato generato da un errore, l'unico della partita di domenica. Il (mancato) rigore di Cordoba su Corradi. Prescindendo dalla confessione di Couto, sul discorso volontarietà Mario Sconcerti scrive: "Conosco Couto da molto tempo, non avesse fatto fallo avrebbe avuto una reazione molto meno contenuta", quello che abbiamo riportato fin da subito. Tolto il clamore per il classico rigore in zona Cesarini cosa resta per imbandire una tavolata mediatica di tale portata? Il rigore di Siena o il fallo di Empoli (seconda giornata). I rigori contro Lazio e Torino sono sacrosanti. Il danno procurato da Cambiasso a Kakà nel derby è inferiore al calcione di Oddo nella terga di Cruz. Non occorre citare tutti gli episodi a svantaggio dei nerazzurri, basti ricordare che nella partita decisiva di questo girone d'andata, la trasferta di Roma, sono mancati all'appello due rigori. La verità, come emersa nei commenti ai post precendenti, è che si stava pregustando l'idea della capolista sconfitta in casa da una squadra mai corsara negli 8 turni precedenti. Non si vedeva l'ora di tirare fuori dagli armadi i discorsi pieni di polvere legati ai problemi nello spogliatoio, con Maniche pronto a trasformare Mancini nel nuovo Aguirre, alle divergenze con Moratti, alle incomprensioni con Combi. Invece l'Inter con le buone o con le cattive ha portato a casa la 13esima vittoria consecutiva tra Campionato e Coppe. Il terzo principio della dinamica, nella forma corrente, prevede che "ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria": le nostre vittorie creano fastido, nervosismo, soprattutto per coloro che si erano illusi di aver ridotto lo svantaggio in classifica dal teorico -16 al fantascientifico (cit.) -13.
Queste le parole di Casarin apparse ieri nella sua rubrica sul Corriere della Sera: "Nel suo tentativo di salvataggio Couto colpisce il pallone sicuramente di testa, ma non si può escludere che nella traiettoria successiva il pallone finisca per colpire il braccio. Decisivo anche in questo caso il guardalinee Lanciano nell'assegnare il rigore. Evidentemente ritiene i due colpi, prima quello di testa e poi quello di mano, entrambi intenzionali ad impedire il goal". Ci sfugge qualcosa... che fine ha fatto la teoria dell'"intervento prevalente"?
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