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Home » attualità Tag correlati: moggiopoli, discussioni, calciomercato, media, campionato, cacciaviti, facezie, coppe, tre notizie in tre minuti, tattica, aiutateli, controinformazione, agguati e imboscate, rassegna stampa, stile juve
Una pezza da piedi. Diciamolo ora a chiare lettere, perché non lo troveremo scritto sui giornali domani. I media parleranno di Roma volenterosa, di Roma coraggiosa, di Roma che ci prova fino all'ultimo, di Roma che mette in difficoltà il Manchester. Ma la verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti: li hanno trattati come una pezza da piedi.
"In semifinale col Barcellona sarà dura". Esordisce così in settimana Sir Alex Ferguson. Poi qualcuno gli fa notare che c'è ancora la partita con la Roma da giocare: lui imbastisce due banalità (dovremo stare attenti, sarà difficile) e torna a pensare a come ingabbiare Eto'o. Troppo supponente questo Ferguson, la Roma potrebbe tirargli un brutto scherzo. Oppure no, è solo pretattica, in realtà Sir Alex ha una gran paura dei giallorossi. Solo pretattica, infatti: una pretattica che dura fino all'inizio del match, quando il baronetto scozzese presenta in campo il suo Manchester facendo spallucce per l'infortunio di Vidic e, anzi, tenendo fuori Scholes, Cristiano Ronaldo e Rooney. Addirittura in tribuna Evra e Nani, per lasciare posto a bordocampo al giovanissimo Welbeck -zero presenze in prima squadra- e al grande Gary Neville al rientro dopo 13 mesi di infortunio. Del resto domenica c'è l'Arsenal e bisogna arrivare freschi: non vorremo stancarci per quest'amichevole? Come dite? Non era un'amichevole? Ah...vabbè...allora Cristiano Ronaldo è stanco per aver ritirato prima della partita l'assegno della Croce Rossa, Scholes non voleva celebrare le sue 100 presenze in Europa con una squadra come la Roma e Rooney...beh, Rooney non aveva voglia. Va bene così?
Old Style. La nuova vecchia Juve, quella bistrattata da arbitri e guardalinee, quella che considera(va) Farina Mr Simpatia per intenderci, ha beneficiato di un regalo pasquale di proporzioni gigantesche. Un aiutone direbbe il gabidano. Che si somma agli altri casi riguardanti la strampalata applicazione della regola del fuorigioco quando i protagonisti sono Trezeguet&Co. Non sappiamo come titoleranno i quotidiani domani, ma siamo certi che Padovan avrebbe predistosto una prima pagina con carattere Arial 36 ed un "Inter-Farina 1-2". Per amore della verità, s'intende. Ma sappiamo come ha affrontato il circo Mediaset la sconfitta nerazzurra. Non hanno teletrasportato nessuno negli studi di Cologno Monzese e non hanno dedicato una puntata intera al goal furtivo di Camoranesi. Una domandina a Ranieri ed una a Mancini. Era palpabile la soddisfazione dipinta nei volti di Brandi e compagnia per lo sgambetto appena subito dalla capolista. Una soddisfazione derivante da mesi di duro lavoro volto ad evidenziare i presunti favori nerazzurri, sotterrando i torti subiti dai manciniani. Non vediamo l'ora di sentire cosa abbia da dire Collina sull'accaduto. E di vedere Mattioli che intervisti Farina pronto a scusarsi per l'errore marchiano. E di leggere ancora qualche virtuosista della ca**ata (cit.) affermare che "siamo come la Juve". Sappiamo già a chi dedicare il 16° scudetto.
Julio Cesar 7 - Grandi le parate su Nedved, e Del Piero (2). Nulla può sui due goal. Se la rimonta stava per concretizzarsi il merito è soprattutto suo. Maicon 7 - Sembra tornato il treno della prima parte del campionato. Dalle sue discese nascono le azioni più pericolose dell'Inter. Ottimo slalom in occasione del goal di Maniche. Marcatore morale. Burdisso 4 - Salva davanti a Buffon su una perfetta palla di Jimenez. Diasattento in occasione dell'unica palla giocata da Trezeguet. Dopo il raddoppio bianconero commette errori in serie imbarazzanti. Mancini gli concederà un momento di riflessione. Materazzi 5 - Cerca spesso l'anticipo ma viene quasi puntualmente saltato. Di sicuro il momento di maggiore sofferenza coincide con la ricerca della rimonta, ma la sensazione è che difficilmente ritroverà la sicurezza della scorsa stagione. Maxwell 6 - Nonostante l'infortunio rimediato in allenamento stringe i denti e gioca una partita senza grosse sbavature. Buoni gli inserimenti vanificati dall'imprecisione al cross.
Zanetti 6+ - Il capitano gioca una buona prima frazione, ma alla distanza sembra subire l'uno-due bianconero. Stankovic 5- - Mostra impegno il serbo, ma non ha la lucidità e la brillantezza per imporsi in mezzo al campo. Sfortunato sulla traversa. Sembra passata un'eternità dallo scorso campionato. Irriconoscibile. Chivu 6,5- Ottimo sui calci piazzati. Positivo sia in fase di interdizione che di inserimento. Il tutto con una spalla attaccata con la Vinavil. Jimenez 5,5- Gioca tra le linee ma non riesce ad incidere. Sulle palle inattive gli unici lampi della sua gara. Ibrahimovic 5- Sarebbe ora che qualcuno (Mancini) gli vieti di battere le punizioni. Nella sua carriera ne ha segnata una su deviazione di Rezaei in Livorno-Inter dello scorso anno ed ha colpito una traversa con la Reggina nella giornata del Centenario. Si perde nei soliti giochetti che dovrebbe imparare a fare a risultato acquisito. Riesce a restituire la gomitata dell'andata a Chiellini. Una delle poche cose azzeccate della serata. Cruz 5- Impalpabile. Sembra lo Stankovic dell'attacco. Non è in condizione. Crespo scalpita. A ragione. Suazo 5+ - Entra e si mette subito in mostra con una accelerazione di 70 metri. Ma il football è uno sport diverso dall'atletica. A volte sembra ignorarlo, come ha ignorato i due compagni liberi in area prima di inciampare sul pallone. Ha sul destro una ghiotta occasione ma non inquadra la porta. Confusionario. Maniche 6,5 - Nuno entra subito in partita. Prima cerca il solito tiro da fuori. Sballato. Dà ordine alla manovra e sigla il goal che accorcia le distanze. Allo scadere colpisce un palo con una puntata da attaccante navigato. Se avesse segnato anche il raddoppio si sarebbe guadagnato la riconferma honoris causa. Balotelli sv - Entra e crea qualche grattacapo alla difesa bianconera.
Mancini 5,5 - La formazione è quasi obbligata. Nel primo tempo probabilmente la squadra avrebbe meritato il vantaggio. Dopo il goal in fuorigioco la partita è inevitabilmente cambiata, ma a complicarla ulteriormente ci ha pensato Burdisso. Dal match di stasera può trarre indicazioni importanti: può (ed in alcuni casi deve) contare anche su Crespo, Rivas e Maniche. Deve avere il coraggio di sostituire Stankovic quando lo vede al 30% della forma e sperare che la dea bendata la smetta di vederci benissimo. Farina&Co. 3 - 3, come i minuti di recupero concessi nel secondo tempo. Con 6 sostituzioni e almeno tre sceneggiate di Nedved che lo ha preso in giro per tutta la partita con tuffi degni della migliore Tania Cagnotto. Il fuorigioco di Trezeguet e di Camoranesi (doppio) nella stessa azione è qualcosa di imbarazzante. A memoria solo il goal di Di Vaio in uno Juventus-Inter 2-2 di Coppa Italia 2003/04 è paragonabile in termini di proporzioni metrico-decimali. Per non parlare della segnalazione dell'altro guardalinee su un retropassaggio bianconero con Maicon (comunque in gioco se l'avesse toccata un nerazzurro) lanciato a rete. Ora Catania si può dimenticare.
La settimana più turbolenta dell'Inter di Mancini si conclude con la sfida con il Palermo. In questi 90 minuti si cercavano tante risposte. Le scelte del tecnico, innanzitutto: si sarebbe ancora affidato agli "ammutinati" Figo e Vieira? La reazione della squadra, in secondo luogo: si sarebbe gettata in campo con l'anima per dare sostegno al tecnico? La presa di posizione dei tifosi, infine: con Mancini o contro di lui?
Le risposte che vengono fuori da questa domenica pomeriggio sono tutte positive. Mancini, come aveva detto in conferenza, non è uno che si lega al dito certi atteggiamenti e, anzi, guarda al bene della squadra innanzitutto. E allora dentro Vieira sin dal primo minuto con Materazzi e ampio spazio a Figo nella ripresa. La squadra ha fatto capire chiaramente di essere unita, almeno sul campo, per centrare il terzo scudetto consecutivo: mostra al Palermo una cattiveria mai vista nel 2008 che la porta ad andare in vantaggio dopo 5 minuti e a rispondere al fortunato pari dei siciliani in poco più di 10. E poi i tifosi: neanche il tempo di iniziare e già si sentono i cori inneggianti a Roberto Mancini, a spazzare via ogni dubbio.
Quello di domenica pomeriggio non è un successo dei singoli ma un successo di squadra. E quindi, secondo un'equazione tipica, un successo dell'allenatore. I ragazzi sono scesi in campo sin dal primo minuto con la precisa intenzione di portare a casa i 3 punti, e la figura migliore l'hanno fatta proprio gli "ammutinati". Vieira su tutti, autore di una delle migliori partite in nerazzurro: recupera palloni su palloni, li gestisce in mezzo al campo e si propone in attacco segnando, nel suo personale tabellino, un gol, una traversa e almeno altre due nitidissime occasioni da gol. Materazzi, che mette la firma una prova quasi ai livelli dello scorso anno nonostante lo sfortunatissimo autogol. Figo, chiamato a ridare sostanza a una squadra in affanno e riuscito perfettamente nel suo compito. E poi gli altri: Burdisso che al centro della difesa ritrova tranquillità, Chivu sempre ordinato nonostante l'infortunio, Maicon ritornato per lunghi tratti colossale, Cambiasso e Ibra che fanno la loro parte come al solito. Non ci sono note stonate in questa domenica pomeriggio, finalmente, se non un leggero -leggerissimo- calo all'inizio del secondo tempo. Ma l'impressione è che la preparazione di dicembre stia dando finalmente, seppure con colpevole ritardo, i suoi frutti. E allora avanti con Genoa, Juventus e altre 8. Ora c'è uno scudetto da portare a casa. Per pensare al futuro c'è sempre tempo.
Magistrale: qui non c'entra il giudizio sull'allenatore,
ma quello sul suo carattere. - Dominique Antognoni
Si è fatto un gran parlare, in questi giorni, di Roberto Mancini. Del suo futuro all'Inter e dell'importanza del suo lavoro nei recenti successi nerazzurri. Sorprendentemente i nostri tifosi non sono sembrati così compatti dalla parte del tecnico come forse ci si poteva attendere. Ad una stragrande maggioranza di sostenitori che sottolineano l'apporto fondamentale di Mancini in questi 4 anni, infatti, si contrappone un certo numero di persone che, convinte sul serio o semplicemente infastidite dall' exploit del tecnico martedì sera, sostengono che questa Inter avrebbe vinto anche senza di lui e che senza di lui continuerà a vincere tranquillamente. Da queste basi il discorso si sposta inevitabilmente su considerazioni tecniche, su moduli, su colpi di genio o errori del Mancio, sulla sua capacità di leggere le partite. Ecco: non è questo il punto. Potremmo stare a discutere per giorni sulle capacità tecniche di Mancini, sulla sua esperienza, sulle differenze di preparazione fra lui e i suoi predecessori senza arrivare mai a toccare quello che è stato il vero valore aggiunto portato da Mancini all'Inter: il suo Carattere.
Roberto Mancini è antipatico. È presuntuoso e viziato, si sente incompreso e accerchiato. Non sopporta i giornalisti e non fa niente per nasconderlo. Non concede esclusive né permette soffiate dallo spogliatoio. E, potendo, non concederebbe neanche interviste. Soprattutto, rassegnato al suo non poter essere simpatico, ha ormai da tempo rinunciato a fingere di esserlo e non si fa scrupoli quindi nel dire le cose come stanno. Gli esempi sono innumerevoli (su tutti, leggi Dominique Antognoni). E sta proprio qui la sua forza, il suo essere perfetto per l'Inter. Una società che non è stata mai portata in braccio dalla stampa ma che, al contrario del suo allenatore, ha sempre fatto di tutto per difendersi, per risultare simpatica, per essere ben vista. A una squadra così si richiedeva (e si richiede tutt'ora) di fare il salto di qualità già fatto anni fa da Roberto Mancini: rinunciare a farsi amici a cui di te non interessa niente. Sbattere in faccia la propria superiorità, anche con una buona dose di arroganza.
E chi meglio di Mancini poteva insegnare questo? A molti, ancora più delle vittorie, resteranno impresse nella mente e nel cuore molte interviste del nostro tecnico. L'unico capace di rispondere a muso duro a Moggi nel periodo di massimo splendore del suo regno. L'unico sempre pronto in prima linea a difendere l'Inter - squadra e Società - la sua storia e i suoi successi ( vedi). L'unico capace di andare in certi posti a dire le cose come stanno ( vedi). L'unico che, quando tutti pendono dalle sue labbra, preferisce mettersi seduto a un tavolino con i suoi amici Paolo e Luca ( leggi) piuttosto che convocare il trombone di turno in conferenza. Tutto questo, però, dev'essere recepito dall'ambiente come ancora non è stato fatto. Ecco perché il cammino di Roberto Mancini non può ancora separarsi da quello dell'Inter ( leggi). Perché ancora si raccontano troppe favole in giro. Perché ancora c'è chi sminuisce noi e lui. Perché la società non può ancora camminare da sola. Perchè c'è da creare il primo allenatore-manager in Italia. Perché c'è da scrivere la storia.
Questi alcuni concetti che i media familiari hanno ripetuto fino a ieri:
- Il Milan ha la Champions nel Dna.
- L'atmosfera della Champions trasforma il Milan.
- Ha eliminato tutte le squadre con cui ha pareggiato 0-0 fuori casa.
- Con Ancelotti il ritorno a S.Siro è una garanzia: sempre superato il turno.
- Kakà in Champions è più tutelato: meno falli.
- Inzaghi uomo delle grandi occasioni. In Europa si trasforma pure lui.
- Il Milan è una squadra da Champions.
- Il centrocampo (ieri surclassato) del Milan è da Champions.
- La Champions è il Milan. (D'ora in poi sarà una Champions di cartone?).
- Milan Supercampione d'Europa e Campione del mondo, contro l'Arsenal dei giovani (e inesperti).
- Per il Milan il Campionato è un allenamento per la Champions.
- Il Milan sa come si vincono queste partite.
- Il Milan in Champions gioca meglio perché gli avversari non si chiudono.
Milan, così si fa! Questo titolo campeggiava sul quotidiano rosa all'indomani della magra figura dell'Emirates Stadium nella gara d'andata. Lesson number one di Arsene Wenger. Solo l'imprecisione al tiro di Fabregas, Hleb, Ebuè e Adebayor (traversa al 94°) aveva permesso ai rossoneri di uscire indenni da una sfida che avrebbero meritato di perdere. Ma sulla scia delle considerazioni sopra riportate, il (fragile) muro eretto da Ancelotti a Londra andava premiato con gli elogi della critica. Ieri è andata in scena a San Siro la lesson number two del tecnico transalpino - a cui mancavano per infortunio Touré, Eduardo e Van Persie - nei confronti di Ancelotti e del suo Milan privo del solo Seedorf. "Non l'abbiamo mai vista" ha affermato il presidente rossonero; mentre Galliani, lo stesso che si lamentò del silenzio dell'Inter perché "le televisioni pagano", evita di presentarsi ai microfoni della Rai. Cosa che avrebbe fatto in caso di vittoria.
Per una volta sono d'accordo con Berlusconi: non l'hanno mai vista. Ma la fortuna è stata con loro fino al minuto 84. L'Arsenal infatti aveva creato almeno 4 nitide occasioni da rete, concedendo poco o nulla agli avversari. Eppure sarebbe bastata una deviazione fortunosa verso fine gara per far passare il turno al Milan. Deviazione che attendevano in molti, me compreso, rassegnato ad una sorta di disegno già visto. Ma Fabregas - non ancora 21enne - sugella la sua prestazione da "fuoriclasse puro" con il goal qualificazione. Fine dei giochi. Fine delle illusioni mediatiche. Fine (temporanea) dei luoghi comuni. The End titola oggi lo stesso quotidiano rosa. Così si fa! Anche se in ritardo. Anche se da oggi "parte la missione per Drogba". Non avevamo dubbi.
Premessa. Riteniamo l'Osservatorio sugli errori arbitrali una cazzata mediatica utile ad Adiconsum e alla fantomatica Make Tailored Advertising per farsi pubblicità.
Questo per innumerevoli motivi. Ne scegliamo tre: 1. in ogni campionato ci sono solo due o tve sviste avbitvali (cit.) 2. alla fine i torti ed i favori si compensano (cit.) 3. il metodo utilizzato farebbe rabbrividire anche un principiante della statistica. Infatti dalle parole di Luciano Lupi, presidente della Make TA, emerge che: "Attraverso la collaborazione con il sito Libero, abbiamo chiesto di valutare i casi da moviola con un «sì» o con un «no» ed abbiamo ricevuto circa 30 mila votazioni per giornata calcistica, per un totale di circa 2 milioni di voti in tutta la stagione". Inoltre :"Abbiamo aggiornato la classifica, nel senso che se una partita, per effetto di questa valutazione, è terminata 1-1 e un goal non era da convalidare, aggiornando la classifica una squadra che aveva avuto 1 punto per il pareggio, ne ha avuti 3 per la vittoria". In parole povere si prendono in considerazione il «sì» ed il «no» di sondaggi (che vengono indirizzati da forum di discussione del tifo organizzato) senza alcun crisma statistico e si annulla qualsiasi principio di causa-effetto. Appurata l'adeguatezza della definizione, scendiamo al loro infimo livello per arrivare al cuore del problema.
L'Osservatorio è stato creato da 6 anni 6, ma per 5 anni è stato un soggetto sconosciuto. Nessuno dei quotidiani sportivi e non si era immaginato di riprenderne i dati. Erano cazzate d'altronde. Allora li riportiamo noi.
- Stagione 2002/2003. "Il 25% delle partite risultano alterate dagli errori arbitrali. Errori che complessivamente spostano 95 punti di classifica con un risultato che il Milan viene proiettato in zona Champions League al posto dell’Udinese". Dunque, Milan in Champions e Udinese in Uefa ma... i burattini non c'erano e se c'erano dormivano.
- Stagione 2003/2004. "Risultano alterate dagli errori arbitrali ben il 30% delle partite per complessivi 104 punti di classifica con la conseguenza che viene proiettata la Juventus in zona Champions League a danno dell’Udinese". Quindi, Juve in Champions e Udinese in Uefa ma... le amanti di allora (vedove di oggi) erano impegnate in servizi diversi. [leggi - leggi]
- Mondiali 2006. "Alterato il risultato di 37 partite sulle 64 giocate e facilitato il passaggio di turno di Italia ed Argentina". Ma come, all'Udinese scippano i milioni di euro della Champions per ben due stagioni e nessuno dice niente? L'Italia viene favorita ai Mondiali e non si legge una pagina su questo scandalo?
Ma oggi è diverso. Questi pseudo numeri, da irrilevanti, sono diventati magicamente fondamentali... tanto da dedicarvi inchieste e prime pagine. L'Osservatorio perciò non è il problema principale. È la solita strumetalizzazione mediatica che deve essere condannata. Gli obiettivi sono abbastanza evidenti: screditare, gettare fango, "cartonizzare" anche questo scudetto. Non importa che le riserve dell'Inter siano andate a Torino ad insegnare calcio ai titolari della Juve, non importa che i valori tecnici delle squadre siano imparagonabili, l'importante è vendere copie di giornale, cavalcare il caos, imbonendo "il pubblico bue" che non cerca altro che conferme alle proprie teorie becere e demenziali e alimento al proprio cieco risentimento. L'accerchiamento mediatico dell'Inter va avanti da mesi, il silenzio stampa ha solo placato momentaneamente l'avanzata delle truppe burattinate e colpite da vedovanza. Gli aficionados di Moggi&Co. hanno sfruttato questi dati per sostenere l'infondatezza delle accuse di calciopoli alla banda di truffatori. "Gli errori c'erano prima come ci sono adesso" - hanno più volte affermato - ignorando i liquami emersi nella fogna delle intercettazioni. E se gli arbitri oggi sbagliano la colpa non è di Collina, come vogliono farci credere. Le responsabilità sono della vecchia gestione che per anni ha avallato un processo di selezione non-meritocratico. Ma questo non importa. Meglio sparare cazzate, compiacendo il padrone o il vecchio protettore. Unica avvertenza: asciugarsi bava e lacrime.
Non è che si possa illudere per cento anni una società calcistica e i suoi miliardi e miliardi di tifosi, di essere al di sopra di ogni regola e poi, di colpo, pensare che questi possano sopportare di subire tutto quello che, in quegli stessi cento anni, ha subito ciascuno di quelli che si è confrontato con loro. - lettera dei tifosi granata
Concorrenza. A fine mese, più puntuali della rata del mutuo o delle statistiche della Iffhs, viene diramata la classifica virtuale del campionato di serie A curata dall'Osservatorio sugli errori arbitrali, un fantomatico organismo gestito dall'Adiconsum e dalla Make Tailored Advertising - una "agenzia pubblicitaria" di cui non si sa nulla - creato per far concorrenza alla Gazzetta o ai teorici del Complotto Ufo. La Juventus titolare si fa eliminare in Coppa Italia dall'Inter delle riserve. E nonostante questa evidenza "del campo" ci si racconta che "d'ufficio" i bianconeri di Legrottaglie, Nocerino e Molinaro sarebbero primi in classifica. Ora si aspettano nuove tesi: " Juve in semifinale di Champions" e "Juve capolista anche su Marte" sono le più gettonate per sbaragliare la concorrenza e intercettare il senso di frustrazione di miliardi e milardi di tifosi bianconeri (potenziali acquirenti di giornali e inconsapevoli vettori pubblicitari).
Inflazione. Ibra e l'infortunio: "Ho una lesione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro grande come una moneta da due euro". L'Istat ha subito smentito: "Al massimo la moneta è da un euro". Mentre Tremonti avverte: "Avevo proposto l'euro in versione cartacea, ma l'Ue non mi ha dato retta". In realtà ciò che si sta inflazionando è il tendine rotuleo. Prima (e dopo) Ronaldo, oggi Ibra e Kakà. Maledizione fenomenale.
Marketing. "Il tessuto esterno dell'Inter Century Parka Woolrich è Winter Nylon giapponese, dalle alte performance tecniche, mentre l'imbottitura è termolight, materiale tecnico che mantiene inalterata la temperatura del corpo, adattandosi così alle variazioni climatiche, garantendo un 'assetto costante' alla temperatura corporea". Ecco una delle iniziative per festeggiare il centenario: cercare di venderci un giaccone limited edition. Per fortuna "la caccia al Parka Woolrich è già iniziata da parte dei fans più accaniti, quali Gabriele Salvatores, Enrico Bertolino, Enrico Mentana, Paolo Bonolis, Aldo Giovanni e Giacomo". Limited, sempre più.
Dal Web al libro. Fin dall'esordio di questo blog, sulla colonna di sinistra c'è stato il link a "Nonstimonedved". Ho conosciuto gli artefici di quel progetto, mi hanno coinvolto nella realizzazione di un libro. Ora il libro esce per l'editore Malatempora e mi fa piacere segnalarlo.
È un libro politicamente scorretto. Che prende di mira campioni celebrati e comprimari quasi dimenticati. Che trova in Pavel Nedved un efficacissimo simbolo dei comportamenti antisportivi di cui è pieno il gioco del calcio, rintracciando una quantità di situazioni nelle quali l’antisportività si è rivelata “vincente”. Gli autori sono volutamente irrispettosi, dalla loro memoria riemergono episodi che noi tifosi preferiremmo dimenticare (almeno quelli che riguardano i “nostri”). La perfidia della coppia sta già nella foto di copertina, che ritrae l’inconsolabile disperazione di Nedved in seguito a uno dei suoi pochi gesti generosi: quando per fermare un avversario si immolò a centrocampo, commise fallo, venne ammonito e automaticamente squalificato per la finale di Champions League (quella di Manchester, vinta dal Milan ai rigori).
In una serie di brevi capitoli, linguisticamente assai vari, 38 personaggi amorali e immorali vengono inchiodati al muro dell’antisportività. Risulta particolarmente riuscita la demolizione di due icone mondiali: Cannavaro e Materazzi. Questi 38 ritratti si possono catalogare in vari “gironi” infernali. Quello dei commedianti (i "simulatori") comprende Adriano, il massaggiatore Carmando (che convinse Alemao a fingersi moribondo per una monetina lanciata dai tifosi dell’Atalanta), Cristiano Ronaldo, Alberto Gilardino, Andrés Guglielminpietro, Filippo e Simone Inzaghi, Luis Oliveira, Rafa Guerrero (guardalinee spagnolo), Milan Rapajc, Arjen Robben, Roberto Rojas (portiere del Cile che finse di essere stato ferito da un petardo) e Ruud Van Nistelrooy. Manca Nelson Dida con la sua sceneggiata di Glasgow, e Camoranesi. E nella ristampa si potrà porre rimedio a queste omissioni. Del girone dei bad boys (i distruttori di gambe e setto nasale), fanno parte Fabien Barthez, Joey Barton, Pasquale Bruno, Fabio Cannavaro, Andoni Goikoitxea, Vinnie Jones, Jorge Costa, Paolo Montero, Sebastiano Rossi, Salvatore Soviero, Stig Tofting e Patrick Vieira. In quello degli attaccabrighe (i provocatori) rientrano Fabio Bilica, Eric Cantona, Paolo Di Canio, El Hadji Diouf, Zlatan Ibrahimovic, Marco Materazzi, Sinisa Mihajlovic, David Navarro (che sferrò un pugno a Burdisso alla fine della partita di Valencia), Christian Poulsen, Antonio Carlos Zago, Zinedine Zidane. Ci sarebbe anche il girone dei venduti, dove spicca Ramòn Quiroga, il portiere del Perù che si fece fare 6 gol dall’Argentina nei Mondiali 1978. Di Bruno, detto o’ Animale, gli autori scrivono che non avrebbe potuto giocare dopo le modifiche al regolamento avvenute nei primi anni Novanta: “La nuova normativa prevede la morte del passaggio all’indietro. Per lui è come perdere un parente”. Per Filippo Inzaghi, “procurarsi un rigore equivale a un ricamo… Pippo è furbo. Fateci caso quando viene colto in fuorigioco non protesta quasi mai. Si limita a guardare il segnalinee e a fissarlo per un po’. Solo per mettergli un tantino di pressione addosso e dirgli: non segnalarmelo anche alla prossima”. L’inglese Vinnie Jones, invece, “rappresenta l’altra faccia della storia, quella nera come il fango che ti si appiccica addosso dopo un’entrata in tackle, quella più cupa, quella scritta dai tacchetti che affondano nelle caviglie dell’avversario, dalle risse, dalle provocazioni e dalle manate galeotte, lontano dagli occhi dell’arbitro”.
C’è solo un capitolo che non condivido, quello in cui Giovanni e Daniele prendono di mira il mio amatissimo Taribo West. Su un punto, però, hanno ragione: in quell’indimenticabile scippo dell’aprile 1998, mentre tutti i nerazzurri si fermavano a protestare con Ceccarini per il rigore negato a Ronaldo, uno solo restava concentrato sul pallone. Lui, Taribo: che andò dritto contro l'attaccante juventino e lo mandò gambe all’aria pur di impedirgli di segnare, regalando a noi interisti il mesto orgoglio del rigore parato da Pagliuca. Quanto a Nedved, vengono riportati molte voci, fra le quali spicca la perfetta sintesi di Paolo Ziliani: “È un simulatore nato, un provocatore impunito e un isterico attaccabrighe”. Aggiungo le ultime righe del mio piccolo contributo a questo libro, un acrobatico ragionamento che parte da certi film di Woody Allen per dimostrare che, purtroppo, il delitto paga: “Nedved troverà sempre qualcuno che lo giustifica. Abbiamo imparato a conoscerla, la banalità del male, e chiunque sa che gli occhi dell’arbitro non vedono tutto”.
Non cerchiamo attenuanti. Affrontare il Liverpool a Anfield in 10 contro 11 è impossibile. Non è l'Udinese. Ma la squadra che ha giocato due delle ultime tre finali di Champions, che ha eliminato formazioni come Barça o Chelsea, che è sospinta in casa da un tifo unico al mondo. E che in bacheca di Coppe dei Campioni ne ha 5.
Ma l'Inter non era in campo. Già dall'inizio. Anche in 11 contro 11.
A Cambiasso, che ha offerto la peggiore prestazione da quando è in nerazzurro, tremavano le gambe all'ingresso in campo; si è sciolto come neve al sole di fronte all'amico e connazionale Mascherano; Stankovic sembrava un primavera diciottenne senza disciplina tattica; Ibra non pervenuto; Zanetti impotente e commovente; Maicon è durato un quarto d'ora; Materazzi neanche quello: scomposto e scriteriato fin dall'inizio e poi... due ammonizioni ingenue che cambiano ogni programma, ogni progetto. Come l'infortunio (pare grave) a Cordoba, fino ad allora l'unico a salvarsi: alle prese in modo generoso e efficace con attaccanti temibili e dalle qualità assai differenti (Kuytt, Crouch, Torres). L'Inter non era in campo. E quando gli avversari totalizzano un possesso palla del 69%, tirano 23 volte in porta (e tu 3) o calciano una decina di corner (e tu un paio), non si possono cercare attenuanti.
Sbagliati i cambi (condizionati dall'espulsione di Materazzi e poi dall'infortunio di Cordoba); sbagliato l'atteggiamento: non ci si può difendere per 90' come un fortino; e che Ibra da solo là davanti non avrebbe combinato nulla era ampiamente risaputo. Il Liverpool agitato da polemiche intestine e ferito nell'animo, fuori dai giochi in campionato e FA/Curling Cup, ha giocato alla morte. Come poteva e doveva. L'Inter che in 10 contro 11 fino al minuto 85' era pure riuscita a contenere i Reds nel risultato, avrebbe potuto giocarsela al ritorno. Con questo 0-2... al ritorno servirà un mezzo miracolo: come nel 1965. Ma quella era la "Grande Inter" e questa sembra un'altra storia.
Lucky Luciano. "Il gruppo di persone che hanno dato vita alla Gea World utilizzava una filosofia da mafia. La Gea si e' affermata sul mercato con atti di intimidazione e violenza. La loro quindi era una metodologia da mafia". Parole e musica del Pm Naducci a margine del convegno della Sportform su "Economia e regole dell'impresa sportiva". Dopo anni si può affermare che Travaglio&Co. (anonimi per necessità) non avrebbero potuto scegliere titolo migliore di Lucky Luciano per il loro libro.
Crying Luciano. "Per me Oriali ha perso un'occasione. Si vede che, quando si arriva troppo in alto, comincia a mancare l'ossigeno. L'intervista di Totti sugli 'aiutini' non è stata riportata correttamente. Comunque se prima ai miei giocatori dicevo di stare zitti, ora possono dire ciò che credono. Sono capitati due-tre episodi in cui l'evidenza parla da sola". Così, per capire: l'intervista di Totti (rilasciata a Sky) è stata riportata male (e le immagini?) mentre quella di Oriali (rilasciata a RaiSport) è stata riportata perfettamente, quasi senza enfasi. Comunque la notizia è un'altra: ricordate Spalletti intervenuto telefonicamente a Controcampo dove "l'avevano messo in mezzo"? Per chi ha rimosso l'episodio, MrKleenex smentiva il suo accenno polemico nei confronti degli aiuti interisti contro il Catania. Ebbene, è stata una delle poche volte in cui la banda Piccinini ha riferito la verità.
Killed by Luciano. Per J**e-Roma non poteva mancare la classica intervista a Zeman. Classica, ma mai scontata. Questo lo stralcio più significativo: "Calciopoli ha fatto bene da una parte, ma ha danneggiato dall'altra. Ora la testa della gente è malata. E qualsiasi cosa accada si pensa male. Non lo trovo giusto. Gli arbitri stanno sbagliando, ma non è l'Inter la squadra più aiutata, Ce n'è un'altra, però preferisco non dirla. Secondo me l'Inter merita di essere prima, è la più continua nei risultati. Non nel gioco". Questa intervista è stata riportata correttamente.
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