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i nostri feeds

scritto da taribo59 sabato, 26 aprile 2008 alle 15:17
in discussioni, campionato, calciatori | commenti (54)
   Inter-Cagliari è la tipica partita che nasconde insidie perché sembra facile facile. Per l'Inter che ha battuto la Fiorentina lo sarebbe senz'altro; se, invece, giocherà l'Inter di Torino, i tifosi nerazzurri dovranno passare attraverso fastidiosi soprassalti di tachicardia. Molti hanno già notato che l'attacco segna la metà di quanto facesse nel girone d'andata; aggiungo che il centrocampo (+ Maicon, unico difensore-costruttore) costruisce meno della metà delle palle-gol che venivano prodotte fino a Natale, e siccome di rigori non ce ne fischiano più (anche perché ce ne avevano regalati un paio e qualcuno si è preoccupato di farlo notare), non è un caso che Balotelli sia stato incaricato di battere tutti i calci piazzati.

   Ma pare che Balotelli non giocherà titolare; Mancini sembra intenzionato a preservarlo per il derby, schierando la coppia Cruz-Crespo, che è un'ottima coppia se il centrocampo chiude gli spazi e riparte in velocità, mentre diventa lenta e mediocre se la difesa del Cagliari fa in tempo a schierarsi. Con Cruz e Crespo, secondo me, si fanno preferire Jimenez a Stankovic e Cesar a Maxwell, ma sappiamo che Stankovic gioca sempre e comunque, e allora darei un po' di riposo agli argentini (un tempo a testa fra Zanetti e Cambiasso). Il problema di Inter-Cagliari è che si deve vincere, un pareggio sarebbe un pessimo prologo al derby. Confido nello stato di forma di Vieira e nel primo gol di Chivu o Matrix.
scritto da LuisSuarez martedì, 15 aprile 2008 alle 15:15
in discussioni, calciatori | commenti (245)

   L'Inter sembra tornata quella vincente e convincente che abbiamo visto sino alla sosta natalizia. Diversi fattori hanno inciso. Innanzitutto la possibilità di allenarsi per una settimana intera, preparando al meglio la partita. L'aver ritrovato una condizione accettabile negli uomini chiave. La scelta coraggiosa di far riposare Ibra e lanciare Balotelli, le soluzioni tattiche a centrocampo, con Zanetti davanti la difesa, (il prossimo capitano) Cambiasso e Vieira in posizione più centrale.

   Non è un caso che il beneficio maggiore dalla piccola rivoluzione manciniana lo abbia avuto proprio il francese. Meno spazio da coprire, più libertà negli inserimenti. Domenica è stato semplicemente sontuoso: corsa, grinta, tecnica, assist, quasi-goal e giocate da appalusi. Forse la miglior partita della sua breve storia con l'Inter. Ma il suo è stato un crescendo. Contro il Palermo aveva mostrato segni di evidente miglioramento, ma probabilmente fu una prova più caratteriale che fisica; non aveva digerito i fischi contro il Liverpool. Per un fastidio al flessore della coscia sinistra è stato costretto a saltare le sfide con Genoa e J**e, salvo poi tornare per un quarto d'ora all'Olimpico. La marcia di avvicinamento al miglior Vieira ha avuto una tappa fondamentale in quel di Bergamo: prestazione super condita da un goal, forse da annullare per l'irruenza, cercato con lapalissiana caparbietà.

   Le ultime due partite se da un lato hanno aumentato il rimpianto per la sua prolungata assenza, dall'altro hanno confermato la bontà delle scelte di Mancini nel celare l'assenza del capitano dei bleus. Ad inizio anno abbiamo avuto la netta sensazione che preferisse lottare per la sua nazionale che preservarsi per l'Inter. E qualcuno potrebbe maliziosamente sostenere che questa condizione straordinaria sia in funzione di Euro 2008. Può darsi, ma è innegabile che in questo momento Vieira stia dando un contributo essenziale per arrivare al titolo. Fino a qualche giorno fa buona parte dei tifosi nerazzurri avrebbero fatto a meno di lui e del suo onerosissimo ingaggio per la prossima stagione ma rinunciare ad un Vieira di queste proporzioni, oggi, sembrerebbe una scelta più coraggiosa rispetto alla conferma. Nell'immediato futuro le variabili per la scelta sono essenzialmente due; la certezza: Vieira è ancora uno dei più forti nel suo ruolo; il rischio: il fisico soggetto a frequenti infortuni. A Branca e Mancini(?) l'ardua sentenza.
scritto da LuisSuarez giovedì, 14 febbraio 2008 alle 20:11
in media, calciatori, attualità, agguati e imboscate | commenti (77)

Due articoli a confronto. Uno, condivisibile, a firma di Claudio De Carli. L'altro, di una vedova ignota. La campagna mediatica continua anche ai livelli inferiori. L'Inter gioca il Viareggio, lo finisce con nove uomini, lo vince ai rigori, sdogana uno dei nuovi fenomeni del calcio italiano, ma si parla solo del rigore generoso concesso da Banti. Questo ormai è il clima che si respira. La sfida emozionante, le innumerevoli occasioni da rete, le giocate sopraffine viste in campo passano in secondo luogo. Anzi, il campo diventa il mezzo per screditare, gettare un misto di fango e letame sulle vittorie nerazzurre. Si parla dell'arbitro Banti, reo di aver concesso due rigori dubbi per entrambi e di aver espulso due calciatori dell'Inter e il tecnico Esposito. Un grande aiuto per Balotelli&Co. - senza dubbio. Meglio comunque che le giovani leve si abituino fin da subito a sopportare l'ostilità di buona parte dei media. Per l'Inter non è mai Primavera.

   Il pallone è sul dischetto, di nuovo. Pelagotti, estremo difensore dell'Empoli, si trova davanti il miglior elemento della squadra avversaria. È il sesto rigore della giornata. Lo sguardo che trova di fronte è lo stesso del primo tempo, serio, deciso, di chi sa dove calciare. Deve aver pensato alla sfida infinita da vincere. Non quella tra Empoli e Inter, ma la sua, contro Balotelli. Era passato in vantaggio con una respinta su punizione: un calcio violentissimo sul suo palo. Il pallone sbuca tra i due "disturbatori" nerazzurri in barriera. Braccia protese, calcio d'angolo. Mario pareggia il conto dagli undici metri. Tiro secco, preciso, all'angolino basso alla sua destra. Era rimasto fermo, cercando di non dare lo svantaggio della prima mossa all'avversario. Risultato sperato non ottenuto. L'Empoli torna in vantaggio all'inizio del secondo tempo, così come il suo portiere. Al 10' infatti è bravissimo a rispondere alla rovesciata strabiliante di SuperMario. A dire il vero gioca il jolly: l'aiuto della traversa prima e del palo poi, evitano la doppietta, ma riceve i  meritati complimenti dall'avversario. Trascorre altri 20' ad ammirare dribbling e giocate sopraffine, prima di predisporre una barriera per una punizione da 30 metri. Da quella posizione, in condizioni normali, tre uomini sono più che sufficienti. Ma se il battitore ha dimostrato nel corso del torneo di avere una mira fenomenale, meglio non rischiare e metterne cinque. La parabola è perfetta, supera il muro e si insacca alle sue spalle. 2-2, ma senza colpe specifiche. Stavolta tocca a lui ricambiare il gesto di fair play.

   Il pallone è sul dischetto di nuovo, dicevamo. Potrebbe dargli il vantaggio, la vittoria personale, la vittoria di squadra. Il busillis è sempre lo stesso: rimanere fermi fino all'ultimo o scegliere in anticipo un lato? Meritarsi una parata o cercare un colpo di fortuna? La sfida è rimasta leale, anche nell'ultimo atto. Tiro secco, preciso, all'angolino basso alla sua destra e portiere immobile. Scena già vista. 3-2 o 7-6. Pelagotti abbandona la porta sconsolato, ripensando all'estrema precisione di Destro, Siligardi, Caldirola e Napoli. Lo sconforto arriva 30'' dopo vedendo il suo collega, Belec, che cerca e trova il colpo di fortuna, battezzando alla sua sinistra il tiro di Hemmy. Sul suo volto, però, non c'è solo la delusione di aver perso in 11 contro 9, di aver sfiorato la vittoria nella prima finale, di aver avuto la possibilità di rubare per un attimo la scena al Supereroe del torneo o di vedere Belec ricevere il premio di miglior portiere della manifestazione. Ha disputato una gran partita, sa che resterà un ricordo indelebile nella propria memoria, sa che riceverà comunque i complimenti da tutti. Anche se i più autentici li aveva già ricevuti, in campo.

scritto da segnaleorario sabato, 09 febbraio 2008 alle 00:00
in calciatori | commenti (206)

Ultime da Viareggio. Inter in finale! Mario Balotelli regala ai nerazzurri la vittoria sull'Atalanta trasformando un rigore all'ultimo minuto del secondo supplementare (leggi).

   Alzi la mano chi non ha pensato, almeno su uno dei palloni spediti in curva da Suazo domenica coll'Empoli che se ci fosse stato Balotelli forse sarebbe finito in porta. ...Nessuno? Nemmeno dopo la rovesciata al novantesimo? Nemmeno dopo la punizione-qualificazione nei supplementari che vale la semifinale del Viareggio? Sempre troppo giovane e inesperto? Sempre dell'idea che a 17 anni è troppo presto?
   A 17 anni Wayne Rooney aveva già segnato una mezza dozzina di gol in Premier League con l'Everton.  Lionel Messi a 17 anni era già in prima squadra con il Barcellona e, sempre a 17, Cristiano Ronaldo con lo Sporting Lisbona. Lui e Rooney sono diventati titolari (o quasi) del Manchester United a soli 18 anni. Vabbè, d'accordo, ma che c'entra? Non c'entra, ma c'entra. Qualcuno particolarmente malizioso potrebbe tirar fuori l'eventualità che noi siamo pur sempre italiani, attaccati alle nostre tradizioni familiari: i figli, si sa, non crescono mai e vanno protetti dalle tentazioni. Milano poi è città notoriamente tentacolare e tentatrice: per ogni giocatore della rosa nerazzurra, si sa, ogni angolo di strada trasuda sesso e trasgressione da far impallidire le più disinibite metropoli del Nord Europa. Tanto che, è storia di nemmeno due settimane fa, sono bastati alcuni nudi esposti in un paio di mostre del derelitto Sgarbi a far scatenare una mezza crociata moralizzatrice: sì alla corruzione, no alle tette di fuori. D'altronde, non a caso Gigliola Cinquetti cantava a Sanremo, 40 e passa anni fa, Non ho l'età: allora come oggi la stessa Italia bigotta, abbastanza sciapa. E fondamentalmente democristiana.

   Anche se, a guardare in casa nostra, Martins a 18 anni aveva già esordito in A e segnato un paio di gol pesanti in Champions, mentre Adriano alla stessa età si metteva in evidenza col Flamengo prima di farsi conoscere in tutto il Mondo nella famosa amichevole con il Real al Bernabeu. Mi si dirà: d'accordo, visto però Martins e Adriano che fine hanno fatto? Già: basta solo capire se ciò sia dipeso dal fatto che giocassero... troppo. O se invece - azzardo un'ipotesi - possa dipendere forse dal fatto che per certi mestieri, come tirare calci a un pallone o fare per esempio il conduttore televisivo, non sia per niente indispensabile essere intelligenti. Nel qual caso bisogna valutare se il problema sia veramente risolvibile centellinando le convocazioni. Se cioè sia meglio farli giocare poco questi astri nascenti o semmai farli solo giocare. Che forse, magari, più giocano - e si allenano - e meglio è.  Il segreto non sta forse nell'accondiscendere quella sana e robusta ottusità che spesso (non sempre, però) si nasconde dietro ai migliori talenti del calcio - bravi più che altro, come scriveva il grande Osvaldo Soriano, a pensare con i piedi - e indirizzare una carriera con feroci tirate d'orecchie e molti calci in culo?
   Qui e ora è il momento magico di Mario Balotelli, non domani. Perché un giocatore di poker lo sa bene: mai fare torto alla carta. E perché - secondo me - immaturo e inesperto è l'attaccante che non fa gol. A 17 come a 34 anni.
scritto da hae giovedì, 03 gennaio 2008 alle 17:13
in discussioni, calciatori | commenti (34)

   Ho letto anche io le notizie sui giornali. Si parlava di questo trasferimento negli Stati Uniti. Quando ho visto ho contattato l'agente che cura i miei interessi commerciali, ma nemmeno lui sapeva nulla. Andare negli Stati Uniti è una possibilità a fine carriera, ora per me non è il momento. Io voglio restare qui per finire la stagione trionfando in Champions League e in campionato. (fonte)

   O perlomeno provarci. Morale? Probabilmente le solite fregnacce di alcuni giornali sportivi. Figo è vivo e lotta con noi: questo è il tema. Punto. E chi sta seguendo gli allenamenti della truppa Mancini in quel di Dubai avrà notato che il campione portoghese è aggregato al gruppo (leggi). Anzi, al gruppo presto potrebbe aggregarsi anche un altro portoghese fortemente sponsorizzato da Figo stesso: Maniche, che continua a non giocare all'Atletico di Madrid a causa delle incomprensioni con il tecnico dei Colchoneros (leggi e leggi). Ha 30 anni, esperienza da vendere, grande fisico e costa quanto uno stipendio di Adriano. Potrebbe garantire un paio di stagioni ad alti livelli e tamponare già da subito le numerose assenze che affliggono il reparto mediano. Arriverà? Si vedrà.

   Intanto con Roy Hodgson accasatosi al Fulham, a fine carriera il ruolo da dirigente potrebbe essere proprio di Luis. Nel caso non volasse prima in qualche cimitero calcistico extraeuropeo cedendo alle lusinghe di qualche magnate danaroso. Si diceva alcuni mesi fa: sarà "il Ministro degli Esteri" dell'Inter. (Fosse stato al Milan avremmo letto: "l'Agnello di Dio di Milanello" o "il Redentore di Via Turati con tante stelline", ma questo è un altro discorso.) Tornando al presente, un presagio (lieto) si fa largo presso molti tifosi: lo scorso anno Figo ci regalò uno straordinario finale di stagione, anche e soprattutto a causa dello scarso utilizzo nella prima parte (così scarso che attorno a Natale... il campione lusitano sembrò in procinto di lasciare Milano). Quest'anno, analogamente, è stato impiegato relativamente poco: a inizio novembre ha dovuto fermarsi - al top della condizione - dopo la frattura al perone accusata a Torino (si ringrazia un macellaio biondo noto al grande pubblico). Ecco, siamo pronti a scommettere: quando ritroverà la forma, sarà verosimilmente lui l'uomo in più di questa Inter nella parte calda dell'anno. Figo, come l'anno scorso.
scritto da taribo59 martedì, 18 dicembre 2007 alle 18:00
in discussioni, calciatori | commenti (86)
   Alzi la mano chi pensava che Chivu potesse giocare così bene a centrocampo... Va bene, aveva già giocato in quel ruolo nella nazionale rumena, si sapeva che ha i piedi buoni (meglio, un sinistro da 9 e un destro da 6), ma devo confessare la mia sorpresa per la prestazione a Cagliari, dove l'ho visto svariare in ogni parte del campo, distribuire palloni, congelare il gioco, subire falli, giocando sempre a testa alta.

   Fra Chivu e Burdisso, come "ripiego" a centrocampo, non c'è gara. E tuttavia per 35 minuti domenica l'Inter ha ballato: Cambiasso e Zanetti si sono prodigati nelle chiusure - assistiti dal solito, immenso Cruz - mentre il Cagliari andava a velocità doppia e il tridente mostrava i vizi peggiori, con un Crespo lontanissimo dalla forma migliore e un Suazo incapace di chiudere 2-3 triangoli elementari (gli sguardi di Cruz e Crespo non erano per niente solidali). La forza che l'Inter è in grado di esprimere si è vista nei primi 10 minuti del secondo tempo, quando Chivu ha alzato il baricentro. Ma resto dell'idea che almeno un centrocampista vada assolutamente portato a Milano, già a gennaio.
scritto da segnaleorario sabato, 15 dicembre 2007 alle 00:00
in calciatori | commenti (58)
   Ibrahimovic e Cruz, genio e intelligenza, classe pura e talento al servizio dell'intelligenza, luci e ombre.  Una, per la precisione. Ibrahimovic, il genio, la classe pura. Si può non amare alla follia uno come Ibrahimovic, le sue giocate, i suoi assist, i suoi gol sempre nuovi e unici, a volte quasi sublimi? Si può non amare alla follia uno come Ibrahimovic che ogni volta davvero non sai se urlare di gioia, applaudire quasi come se fossi all'opera o rimanere lì, folgorato, incredulo e inebetito, a bocca aperta che non credi ai tuoi occhi? Si può non amare alla follia uno come Ibrahimovic quando racconta che da bambino era interista?

Sì. Eravamo tre-quattro amici e ognuno di noi sceglieva una squadra per campionato. In Italia la mia squadra era l'Inter, poi c'era chi tifava Milan e chi Juventus: io l'Inter. In Inghilterra mi piaceva l'Arsenal, mentre i miei amici preferivano Manchester United o Liverpool. Da bambino ti prendi a cuore istintivamente tante squadre, l'Inter per me era una di queste.

   Si può non amare alla follia uno come Ibrahimovic, leader travolgente e contagioso di una squadra sempre più sicura dei propri mezzi, uno che sembra seriamente intenzionato a riportare l'Inter nella leggenda del calcio? Sì, si può: è quando ripete per l'ennesima volta - sfracellandoti senza pietà i coglioni - di aver vinto quattro scudetti in tre anni.

   Cruz, il talento al servizio dell'intelligenza. Si può non amare alla follia uno come Cruz? No, mai. Soprattutto quando gli chiedono: "Senta Cruz, cosa è cambiato nell’Inter negli ultimi due anni, da perdente di successo a squadra dominante del campionato?". Lui, al solito, non fa una piega e con il distacco e la leggerezza che lo contraddistinguono anche in campo risponde:

Sono all'Inter da 5 anni. Perché fino a due anni fa non vincevamo? Ora lo sanno tutti. Era impossibile vincere prima, poi da quando è stata fatta chiarezza sul calcio italiano le gerarchie si sono ristabilite. Se ci sentiamo più protetti? È più protetto lo spettacolo.

   Ineffabile, impareggiabile, incomparabile Julio Ricardo Cruz. Non per niente, come tiene sempre a sottolineare Taribo, era il pupillo del presidente Facchetti. Beh, caso mai qualcuno aveva dei dubbi adesso può capire perché.
scritto da LuisSuarez martedì, 04 dicembre 2007 alle 11:14
in calciatori | commenti (10)
   Il suo approdo all'Inter nell'estate del 2003 più che a Milano destò clamore a Bologna, dove rappresentò la goccia che fece traboccare il vaso dei rapporti tra Guidolin e Gazzoni Frascara. Agli ordini di Cuper si ricorda la rete nell'insperata serata di Highbury; nei mesi della gestione Zaccheroni, invece, timbrerà due volte il cartellino che predilige: quello contro i bianconeri. Forse è proprio da quel sabato di fine novembre che inizia la storia d'amore tra l'attaccante argentino e i suoi nuovi tifosi. Con Mancini fatica a trovare spazio nei primi mesi a causa di un parco attaccanti che lo relega a quinta scelta; l'Adriano migliore di sempre, la volontà di ritrovare Vieri ed un Martins in netto miglioramento limitano le sue presenze. La partita della "svolta" nei rapporti con il tecnico jesino è in Coppa Italia contro l'Atalanta: goal ed assit per Recoba. L'anno successivo diventa il capocannoniere dell'Inter con 21 reti, in 45 presenze, conquistandosi la meritata convocazione a Germania 2006 con la nazionale albiceleste. Lo scorsa stagione disputa solo 22 gare a causa di due infortuni, mantenendo una media di poco superiore ad un goal ogni due partite.

   In cinque anni di Inter mai una parola fuori posto e quando si scrisse di un sua possibile partenza, convocò a Brunico una sorta di conferenza stampa volante in cui chiarì il suo attaccamento all'Inter. Le dichiarazioni, mal interpretate, celavano comunque una certa preoccupazione inerente l'affollamento del reparto avanzato. Non sapeva allora che, per la prima volta nella sua carriera nerazzurra, non sarebbe stato "la riserva più titolare" del campionato, ma un attaccante titolare a tutti gli effetti, portando a termine la scalata iniziata 4 stagioni or sono. Ha giocato dall'inizio 5 delle ultime 6 partite e non solo per l'autoesclusione di Adriano o per l'infortunio di Crespo. A Torino è partito tra i titolari, entrando nel tabellino marcatori, cosa che ha ripetuto nelle restanti 4 gare (Genoa, Atalanta, Fenerbahce, Fiorentina). Finora ha segnato 7 goal al pari di Ibra (a secco in campionato dal rigore dell'Olimpico), e ha sfatato il luogo comune che lo perseguita: "segna se entra a partita in corso", si è spesso sentito e letto; ebbene, solo il sinistro beffardo che ha superato Doni è stato siglato partendo dalla panchina. L'impressione è che non sia solo il partner ideale di Ibrahimovic, ma che sia la spalla perfetta per tutti gli attaccanti in rosa, come scritto dallo stesso Taribo dopo il match vittorioso sulla banda Del Neri. Contro la Lazio, con molta probabilità, lascerà spazio a Crespo, la cui espressione al Franchi mentre si accamodava tra Materazzi e Burdisso era tutta un programma. Toccherà a Valdanido riconquistare un posto che lo scorso anno gli apparteneva, ma non basterà un solo giro veloce per togliere al Jardinero la prima fila.
scritto da LuisSuarez venerdì, 09 novembre 2007 alle 13:47
in calciatori | commenti (28)
   "Parteciperà al pre-ritiro in programma la prossima settimana? Sono pronto. Sono a disposizione. Se cominciassimo questo pomeriggio sarei già pronto". Questa è stata una delle risposte di Cambiasso nella conferenza stampa di presentazione nell'estate del 2004 (1, 2, 3, 4), forse quella che maggiormente riassume ed anticipa l'atteggiamento che il centrocampista argentino avrebbe avuto dentro e fuori dal campo. Di fianco a lui Facchetti e Branca. Il primo penso avesse già inquadrato la persona e la sua serietà, il secondo invece si apprestava a vincere la sua scommessa, la prima. Si può affermare senza il rischio di essere smentiti che l'arrivo a parametro zero del "cuchu" sia stato l'acquisto migliore in termini di qualità-prezzo dell'era Moratti. Ad essere sinceri non credo fossero stati in molti, me compreso, a rendersi conto dell'importanza che avrebbe avuto nell'Inter, ma lo stesso si può dire oggi di Julio Cesar e Maxwell, segni tangibili del buon lavoro del direttore tecnico nerazzurro.  Se n'è invece accorto subito Mancini che ha creduto in lui e se n'è accorto Davids, sulla carta designato ad affiancare la Brujita, passando la stagione tra panchina e tribuna.

    Veron-Cambiasso, una delle coppie centrali meglio assortite viste a San Siro negli ultimi anni. Non a caso le sue prime due stagioni sono state da incorniciare, 64 presenze e 7 goal,  tra cui il più bello della sua avventura interista nella finale di ritorno della Coppa Italia contro la Roma. Lo scorso anno è stato penalizzato da due infortuni muscolari e da una posizione in campo che non gli ha permesso di esprimere al meglio il suo potenziale. Il vertice basso del rombo mette in evidenza soltanto le sue doti di interditore, limitandolo in fase offensiva dove non può sfruttare la sua caratteristica migliore, il tempismo negli inserimenti, qualità sviluppata nelle tre stagioni all'Independiente dove ha ricoperto spesso il ruolo di trequartista. Non a caso siglò la doppietta del Franchi giocando da interno sinistro. Altro goal da ricordare, il primo di quella serata, con dedica al Capitano che nel frattempo aveva avuto la conferma alle impressioni di quel sabato pomeriggio di luglio nella sala conferenze dell'Hotel Enterprise.

   In questa stagione l'aver ritrovato una condizione fisica impressionante ed il ritorno al 4-4-2 con conseguente avanzamento del raggio d'azione, lo hanno riportato ad una dimensione devastante: grande pressing, presenza in tutte le zone del campo, micidiale negli inserimenti e buona vena realizzativa sotto porta. La partita contro il CSKA, dove è stato il "migliore dei migliori", è soltanto la più recente; da Palermo il suo standard di rendimento è decisamente elevato. Una delle immagini più significative della festa scudetto in piazza Duomo è stata vedere Cambiasso con quella maglia n° 3 dell'Inter più vincente della storia. Complici i suoi capelli diradati, quella sera sembrava uscito da un album Panini degli anni '60. Per come si comporta in campo e davanti ai microfoni, non solo sarà il capitano del futuro, ma è già il capitano morale di questa Inter. E' lui l'uomo squadra, forse più di Ibra.
scritto da LuisSuarez giovedì, 08 novembre 2007 alle 20:15
in calciomercato, calciatori | commenti (28)
   L'Inter vince in rimonta contro il CSKA offrendo una prestazione convincente sul piano del gioco e della personalità, corredata da goal di pregevolissima fattura. Uno in particolare, la giocata spettacolare di Ibra, ha generato un'espressione di incredulità sul volto di Oriali ed un siparietto con  Mancini degni di un  trattato enciclopedico firmato  Mauro Suma, massimo esperto di clima bucolico all'interno di uno  spogliatoio. Il giorno dopo l'ottima prova di Cambiasso (soprattutto) ed Ibra è interessante notare, invece, come la notizia di rilievo sia il vertice che si dovrebbe tenere in via Durini tra Branca, Ghelfi, lo stesso Oriali e Gilmar Rinaldi, procuratore di Adriano. Oggetto del colloquio è il futuro dell'ex Imperatore che i bookmakers danno lontano da Milano. Questo incontro è la prova dell'errore commesso poco più di due mesi fa da Adriano (e dall'ex portiere brasiliano) quando ha deciso di rimanere all'Inter sapendo benissimo che avrebbe dovuto lottare non poco per ritagliarsi lo spazio necessario per ritrovarsi, almeno sul campo.

    Nonostante sia trapelata la notizia della richiesta di una rescissione del contratto da parte di Adriano, cosa non solo improbabile ma assolutamente impossibile, questo incontro servirà a gettare le basi per la decisione che verrà presa nei prossimi mesi. L'obiettivo dichiarato di Mancini e della società è quello di recuperarlo dal punto di vista sportivo e di conseguenza economico, ricordando che nell'estate del 2005 Moratti rifiutò una offerta incredibile del Chelsea. A meno di proposte clamorose a gennaio (il solito West Ham, o il Fenerbahce), la cessione a titolo definitivo sembra essere una opzione difficilmente percorribile. Più probabile la cessione in prestito (con conseguente ritorno sul mercato dell'Inter) nella speranza di ritrovarlo a giugno con qualche goal in dote. Sarebbe la soluzione migliore paragonabile all'acquisto di una "opzione call". L'Inter potrebbe ottenere un rendimento (sportivo ed economico) molto elevato, a fronte di un "premio" che dovrebbe sostenere comunque, il suo ingaggio.