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scritto da hae domenica, 18 maggio 2008 alle 10:17
in discussioni, campionato, mitologia | commenti (502)

A me che sono innamorato / non venite a raccontare / quello che l'Inter deve fare / perché per noi niente è mai normale / né sconfitta né vittoria / che tanto è sempre la stessa storia / un'ora e mezza senza fiato / perché c'è solo l'Inter. - Graziano Romani

   Difficile spendere qualche parola a poche ore dal match che deciderà un'intera stagione. La metafora che accompagna i pensieri della maggior parte dei tifosi, nerazzurri e non, è quella dell'ultima curva. Negli sport motoristici è l'ultimo, delicato passaggio verso la bandierina a scacchi. Nel ciclismo è il portale sacro che introduce alla volata finale. All'ultima curva si può consacrare tutto il cammino svolto, evitando scivoloni e incidenti in mischia, tagliando con le braccia al cielo il traguardo. All'ultima curva si può anche sbandare e perdere la testa della corsa (e della classifica) in modo beffardo, dopo averla conservata per un intero torneo contro ogni tipo di insidia. L'Inter è come il ciclista solitario che si lascia il gruppone alle spalle e attraversa la tempesta, che scavalca la montagna e sfida la discesa ripida. Solo coi propri pensieri e l'idea della mèta di fronte a sé.

   L'ultima curva è oggi. Difficile spendere qualche parola a poche ore dal match che deciderà un'intera stagione. Ma una cosa è certa: che si vinca o si perda, che si gioisca dopo una lunga sofferenza o si soffra rimpiangendo le tante occasioni sprecate, c'è solo l'Inter. La più folle, bella e misteriosa creatura del football italiano.
scritto da taribo59 mercoledì, 14 maggio 2008 alle 19:58
in discussioni, media, campionato | commenti (141)

L'Inter del maggio 2008 sta psicologicamente molto peggio di quella del maggio 2002, oltre a sentire l'avversione di tutti (chi per lavoro aveva dieci schermi affiancati è rimasto impressionato dall'esultanza globale alla notizia della parata di Manninger sul rigore di Materazzi), fisicamente è al lumicino. Ha contro un'avversaria più debole ma molto più motivata di quella Lazio. Ma ha un significativo plus: è una realtà in cui quasi tutti remano nella stessa direzione, per merito di un allenatore che ha scelto fare le veci dei dirigenti piuttosto che subirli come fu a suo tempo per Cùper. - Stefano Olivari

   Un secolo fa, il 20 gennaio, finiva il girone d’andata con i nerazzurri a quota 49 punti (record eguagliato). Un paio di punti l’Inter li aveva appena strappati di forza al Parma al Meazza: ha ragione Mimmo Di Carlo a ricordarlo, le decisioni dell’arbitro Gervasoni (rigore negato a Corradi, rigore dubbio concesso per fallo di Couto) contribuirono a spostare l’equilibrio. Poi Ibra segnò al novantesimo quello che resta l’ultimo suo gol su azione. Un girone fa...
scritto da taribo59 martedì, 13 maggio 2008 alle 11:37
in discussioni, campionato | commenti (340)
   Non so se è chiaro a tutti, almeno fra interisti: vincere questo scudetto cambierà la storia dell’Inter, spazzerà via in un sol colpo una quantità di episodi nefasti, scorie psicologiche, un senso di inferiorità cosmico. Perderlo, avrebbe effetti moltiplicativi, sarebbe una ferita sanguinante per molto tempo. Perciò, in questi giorni che ci separano dall’ultima di campionato va fatto un gigantesco sforzo di razionalità. Sono grato a Moratti che ieri si è negato ai microfoni, promettendo di farlo per l’intera settimana. Sono grato anche a Ghirardi che, esonerando Cuper, ha spazzato via almeno una delle tante nubi che incombono sul Tardini. Ma lo sforzo di razionalità rimane enorme, perché anche il più ottimista fra noi non può negare un dato di fatto: l’inerzia del campionato piega verso la Roma.

   Molti tendono a fissarsi sull’immagine emblematica, la quintessenza della storia nerazzurra, ma il rigore di Materazzi non deve cancellare i tanti altri errori compiuti domenica contro il Siena. Avessimo pareggiato senza avere l’opportunità di battere quel rigore, ci sentiremmo meno depressi. Aver dissipato 10 degli 11 punti di vantaggio, di cui 5 nelle ultime due partite, significa questo: la Roma vola sulle ali di un entusiasmo che le deriva dalla convinzione nei propri mezzi ma non solo; mentre l’Inter ha le ali impiombate dalla paura e dal clima creato ad arte attorno all'ambiente nerazzurro. Giocando con paura, con ansia, con scarso raziocinio, qualunque avversario (persino il Parma) può diventare formidabile. E invertire l’inerzia, in una corsa a tappe, è quasi impossibile: si può frenarla, e per farlo, a Parma, c’è solo un risultato.

   Spero che nessuno stia con l’orecchio alla radiolina. L’Inter deve segnare 2-3 gol e subirne al massimo uno, disinteressandosi completamente di quanto starà accadendo a Catania. Un gol della squadra di Zenga può spingere a calcoli assurdi, un gol della Roma può far subentrare il panico: certo, ci saranno le urla sulle tribune, a scandire il risultato parallelo, ma la panchina deve isolare la squadra da questa variabile. Tutta la determinazione residua va incanalata in 90 minuti intelligenti (mancherà Cambiasso), giocati di squadra, senza farsi prendere dalla frenesia e dalla voglia di vincere da soli (vera colpa di Materazzi). Nei prossimi giorni, proverò a scrivere alcune preferenze sulla formazione e sulla tattica. Oggi mi limito a segnalare l’esigenza di reintrodurre un po’ di sangue slavo nell’11 titolare. Più che per la cifra tecnica, vorrei vedere in campo Chivu, Ibrahimovic e soprattutto Stankovic perché per loro vale il titolo di un famoso libro, a cui sento il bisogno di aggrapparmi: “io non ho paura”.
scritto da LuisSuarez lunedì, 12 maggio 2008 alle 11:36
in campionato, pagelle | commenti (345)

   Un finale da brividi. Il copione prevedeva l'Inter vincente contro il Siena dinanzi al suo pubblico. Poi cori, clacson, bandiere, sfottò, birra, vedove a piangere e burattini al servizio. Nulla di tutto questo. E' arrivato il classico colpo di scena. L'Inter non vince, la Roma non sbaglia, il Parma non retrocede, il Catania non riesce a salvarsi e l'Empoli ha ancora le sue chances. Cuper da una parte, Zenga dall'altra, Del Piero che riapre la lotta salvezza e Materazzi che cerca l'appuntamento con la storia, senza trovarlo (o forse sì). Un finale thrilling che nemmeno gli sceneggiatori di Prison Break avrebbero potuto scrivere. I fantasmi e gli spettri del passato sono lì, pronti ad aspettarci. L'unico modo per sconfiggerli è non dare loro troppa importanza. L'accostamento col 5 maggio è inevitabile, ma a Parma, forse, non ci sarà nemmeno l'unico reduce in campo ieri. La gestione del gruppo sarà fondamentale per recuperare il gap che in questo momento ci separa dalla Roma. Loro con il morale alle stelle, noi sotto le suole. Ultima chiamata. Nella speranza che la storia non abbia ancora una volta il telefono occupato.

   Julio Cesar 6 - Sul primo goal il pallone gli passa sotto le gambe. E' bravissimo a chiudere lo specchio a Rossi nell'occasione che avrebbe regalato il vantaggio al Siena. Non gli è capitato spesso di subire tre tiri e raccogliere due volte il pallone in fondo al sacco. Maicon 6,5 - Complice l'atteggiamento remissivo del Siena, solca la fascia senza soluzione di continuità. Paradossalmente la palla migliore la getta in area con le mani per l'azione del momentaneo 2-1 di Balotelli. Burdisso 5 - In ritardo nell'occasione del primo goal, poteva far di meglio sull'azione del raddoppio. Materazzi 4 - Voleva entrare nella storia di questo campionato: obiettivo raggiunto. Maxwell 5 - La sufficienza con la quale regala il pallone all'esterno del Siena nell'occasione del raddoppio è la stessa delle tante disattenzioni di questa stagione. 

scritto da hae domenica, 11 maggio 2008 alle 17:31
in discussioni, campionato | commenti (422)
   Rimandato ogni verdetto. Per lo scudetto (tra Inter e Roma), per il quarto posto (Fiorentina e Milan) e nella lotta per non retrocedere (Parma e Catania; in teoria anche Empoli). Le sensazioni non sono buone, ovvio. Il Catania (36 punti) non sembra poter opporre alla Roma la resistenza che al "Tardini" ci opporrà un Parma (34) che è ad un passo dalla serie B ma ha un'ottima cifra tecnica. Ma non è ancora finita.

   È andato tutto storto oggi. E di questa giornata Marco Materazzi è un interprete perfetto: la traversa piena nel primo tempo; il destro di Cruz che il difensore ha intercettato rotolando amenamente nell'area toscana; il rigore fallito (dopo esserselo procurato) nel secondo tempo. Rigore che avrebbe dovuto calciare Cruz. La classifica dice 82 Inter, 81 Roma. La classifica dice che domenica bisogna vincere. Quel punto di vantaggio che abbiamo dice che dipende tutto da noi. E questa, anche in una giornata in cui è andato tutto storto, è pur sempre una (magra) consolazione. Il destino è nelle nostre mani. Se perderemo questo scudetto dovremo assumercene le responsabilità e fare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto contro di noi, nonostante le strumentalizzazioni e il gioco sporco consumato attorno all'Inter, i complimenti ai nostri avversari. Lo sport è questo. Ma, ripetiamo, non è ancora finita.
scritto da taribo59 venerdì, 09 maggio 2008 alle 17:59
in discussioni, campionato | commenti (270)
   Tra meno di 48 ore, comunque vada, l’Inter avrà scritto una pagina indelebile della sua storia centenaria. La logica spinge verso la celebrazione del terzo scudetto consecutivo, evento mai verificato prima; e se ci fossero di mezzo Juve o Milan, questa logica sarebbe ineluttabile. Ma la storia nerazzurra è fin troppo romanzesca, contiene disastri abissali che potrebbero venire superati dall’esito di Inter-Siena. Non vincere lo scudetto domenica sarebbe fonte di poemi, romanzi, chissà quanti commenti ispirati. Almeno stavolta, vorrei li evitassimo.
scritto da hae giovedì, 08 maggio 2008 alle 18:09
in campionato, moggiopoli, stile juve | commenti (341)

Eravamo pronti, molto motivati e carichi. Ma ci è capitato spesso di farci sorprendere all’inizio ed è successo anche oggi. Quando prendi gol da una squadra come la Juventus diventa difficile, se non impossibile, recuperare. Così la partita di oggi si è svolta come quella dell’andata. - Luigi De Canio, 30.4.2006

   Due anni fa. Inseguimento al vertice tra Juventus e Milan. È lotta scudetto tra i rossoneri, che inseguono a sole tre lunghezze, e una Juventus affaticata che viene da cinque pareggi consecutivi e perde costantemente terreno. Deve assolutamente tornare al successo. E arriva, provvidenziale, la sfida col Siena alla 36.ma giornata. I toscani, che con Messina e Reggina (la quale incontrerà gli juventini all'ultima giornata di quello stesso campionato...) sono "chiacchierati" per la loro "vicinanza" all'universo moggiano, mostrano alcune caratteristiche che a un osservatore mediamente attento saltano subito all'occhio. Schierano, tra gli altri, quei Molinaro e Legrottaglie che oggi difendono la porta di Buffon; la giovane promessa Matteo Paro (che è in comproprietà tra Juventus e l'altra "società amica"... il Genoa del "chiacchierato" Preziosi); hanno un allenatore in quota GEA, Luigi De Canio, che oggi lavora per Giraudo e Briatore al Queens Park Rangers in Inghilterra. Chiaro no? La Juventus ha bisogno di tornare a vincere: 3 punti sono oro colato per una squadra affaticata che sente sul collo il fiato di un Milan che appare in crescendo nel finale di torneo. E a Siena tutto si svolge secondo copione. Dopo il fischio iniziale dell'arbitro i gobbi si portano in vantaggio di 3 goal in appena 8 minuti: Vieira al 3', Trezeguet al 5', Mutu all'8'. Questa è una piccola lezione di storia per chi ha la memoria corta.
scritto da LuisSuarez lunedì, 05 maggio 2008 alle 12:50
in campionato, pagelle | commenti (372)

È iniziata la settimana più lunga per i tifosi nerazzurri. I media rievocano il 5 maggio (ad agevolarli anche la sfida infrasettimanale dell'Olimpico) consapevoli del più radicato timore all'interno di parte del tifo nerazzurro. La capacità dell'Inter di fare harakiri e dar vita ad un finale catastrofico. La realtà è ben diversa. Quell'Inter è distante anni luce (e diverse sentenze della giustizia sportiva) dalla squadra allenata da Roberto Mancini. L'obiettivo verrà centrato contro il Siena, come da copione la cui stesura risale alla vittoriosa trasferta di Torino: portare a casa il risultato nelle due partite casalinghe più abbordabili. Ma, come da costume italico diffuso (vedi le proteste del Livorno contro il povero Padoin reo di aver siglato il goal vittoria che ha praticamente condannato la squadra di Spinelli alla B), non si è persa l'occasione per chiedere a Beretta come, quando e perché potrebbe battere l'Inter, per definire il Siena una ammazzagrandi (Roma, J**e e Fiorentina) dimenticando che le vittorie importanti sono state ottenute sul terreno amico del Franchi, per dare "consigli" sull'aspetto motivazionale dei bianconeri e, dulcis in fundo, per rimarcare come Mancini si lamentasse delle assenze con 25 giocatori in rosa e come avesse fallito il vero obiettivo stagionale: la Champions (leggi). Nello studio radiofonico erano presenti Riccardo Cucchi, Filippo Corsini ed Italo Cucci. Lascio a voi gli abbinamenti. Ed un auspicio: togliere "Pazza Inter" come canzone pre-partita. E' semplicemente anacronistica.

   Julio Cesar 6,5 (il migliore) - Se Inzaghi non sigla già nel primo tempo il goal del vantaggio e se Pirlo non rende il passivo più oneroso il merito è suo. Incolpevole sulla prima rete, esce alla disperata sulla seconda ma viene beffato sul primo palo. Uno dei pochi sopra la sufficienza. Maicon 5,5 - Gioca con il freno a mano tirato ma le uniche incursioni della prima frazione portano la sua firma. L'errore al minuto 49 con il quale regala un pallone a Kakà in piena area è il presagio di ciò che sarebbe accaduto nei successivi 10 minuti. Rivas 5 - Al 16° aveva già esaurito il bonus-ammonizione con un placcaggio d'altri tempi su Kakà. Al 25° rischia l'espulsione con un intervento scomposto su Favalli ma viene graziato da Rosetti. Sul goal viene beffato da Inzaghi. Sul finire interviene con grande tempestività su Pato lanciato a rete. Materazzi 5,5 - Qualche intervento da clima derby, ma pesano sulla sua valutazione l'errore di posizione che permette ad Inzaghi di presentarsi solo davanti a Julio Cesar ed il mancato intervento sul cross di kakà nell'occasione del vantaggio rossonero. Invoca un rigore ma la strattonata con Kaladze sembra reciproca. Chivu 6- - Si fa sorprendere da Kakà sul finire del primo tempo, ma per sua fortuna il tocco di spalla di Inzaghi finisce di poco al lato. E' pericoloso su un calcio piazzato deviato in corner da Kalac. Viene ammonito per un intervento più scenico che pericoloso (Pirlo non viene toccato) ma non era tra i diffidati. 

scritto da hae domenica, 04 maggio 2008 alle 17:20
in discussioni, campionato | commenti (269)
   La roulette delle combinazioni sulla ruota Milano-Genova ha prodotto il risultato meno favorevole. L'Inter avrebbe potuto anche perdere il derby e festeggiare la conquista del titolo, in caso di simultanea sconfitta della Roma a "Marassi". Ma i giallorossi, dopo aver rischiato il tracollo nel primo tempo (due legni dei doriani e alcuni interventi miracolosi di Doni), hanno portato a casa il bottino pieno con un successo costruito nell'ultimo quarto d'ora. E ora inseguono a 3 lunghezze quando mancano due giornate. Significa che bisogna battere il Siena domenica prossima. Perché la Roma avrà quasi certamente ragione dell'Atalanta, che è già salva e non lotta per l'Europa, ospite all'Olimpico. Arrivare domenica a quota 84 significa festeggiare lo scudetto - in casa e di fronte al nostro pubblico - con una giornata d'anticipo.

   Non ci è piaciuta l'Inter che ha perduto il derby. Attenzione, perderne uno dopo averne vinti tre di fila può starci. Ma non in questo modo. Un tempo passato a difendersi (contro un Milan che ha sfiorato la segnatura due volte con Inzaghi) e giochicchiare. La seconda frazione giocata con la sufficienza con la quale si gioca un torneo estivo negli Emirati Arabi: dormita generale sul vantaggio milanista (punizione battuta in fretta, Kakà scende sul fondo e crossa per Inzaghi); errore da terza categoria per un Vieira disastroso, in occasione del raddoppio rossonero qualche minuto dopo. Errore da principiante anche di uno sterile Crespo lanciato a rete, prima della marcatura di Cruz su calcio di punizione dal limite. Inutile recriminare sulle scelte tattiche o gli episodi: un evidente fallo in area subito da Suazo, per esempio. Bisogna solo farsi una domanda: perché abbiamo cominciato a giocare soltanto a un quarto d'ora dal termine? E darsi una risposta: battere il Siena domenica e chiudere il discorso.
scritto da taribo59 giovedì, 01 maggio 2008 alle 14:56
in discussioni, campionato, cacciaviti | commenti (143)
   Lo so, è il derby. Ma non l'ho mai vissuto come una resa dei conti.
Non sono milanese e la mia rivalità incurabile si rivolge contro la Juventus (anche se speravo vincessero i bianconeri l'ultimo Juve-Milan, per i motivi che sapete). Perciò sarei davvero entusiasta di uno 0-0, alle 16.50 di domenica 4 maggio. E per chi non ci crede provo a illustrarne i motivi.