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i nostri feeds

scritto da hae giovedì, 08 maggio 2008 alle 10:26
in discussioni, pagelle, coppe | commenti (249)

Mancini in quattro stagioni ha vinto due scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane; ha in mano il terzo scudetto, può conquistare la terza Coppa Italia. Se sfogliate un almanacco potete facilmente vedere che l’ultimo trofeo dell’Inter pre-Mancini risale al 1998 e l’ultimo scudetto al 1989. Siamo sicuri che meriti tutte le critiche che riceve, da ogni dove? - Stefano Agresti

   Toldo 6 - la Lazio parte sparata sospinta dal pubblico di casa e dalla necessità di centrare, contro un'Inter verosimilmente distratta da altri pensieri, un obiettivo decisivo per il presente e il futuro societario; un palo dopo neanche un minuto lo salva da un goal quasi certo; poi ordinaria amministrazione: un paio di buone uscite in presa alta, un ottimo intervento su un tiro di Pandev dal limite, qualche rinvio sgangherato col piedone; Burdisso & Rivas 7 - giocano una partita di grande dedizione e impegno: la difesa a 4 in linea, che in loro due vede i riferimenti centrali, è sempre puntuale e puntualmente espone Bianchi (e Rocchi) alla trappola dell'offside; il tridente biancoceleste, che pure produce molto gioco, si rende scarsamente pericoloso: Ledesma coi calci da fermo lo è di più; Chivu 6 - una prestazione generosa e un po' disordinata: esercita soprattutto una funzione di interdizione; sbaglia un goal quasi fatto nel primo tempo (su cross di Jimenez); Maxwell 6 - è spesso costretto a ripiegare, a vedersela con i temibili laterali biancocelesti e non offre la vivacità propositiva di cui è capace; Bolzoni 6 - il talento diciannovenne festeggia il compleanno con una convocazione in prima squadra e una prestazione di carattere (contro il tridente laziale), e ringrazia Mancini a fine partita.
scritto da hae mercoledì, 07 maggio 2008 alle 22:55
in discussioni, coppe | commenti (146)

   Le eliminazioni a gennaio perché "la Coppa è un fastidio e bisogna concentrarsi sul quarto posto" non ci riguardano. Facile dirlo quando si è fuori. Come facile è dire che "il campionato è un allenamento per la Champions" quando si è a 30 punti dalla Capolista. Queste considerazioni le lasciamo a chi, pur veleggiando tutto l'anno col vento in poppa dei media amici, aspira a uno storico quarto posto in campionato a venti punti dalla vetta. E lo celebrerà come una conquista epocale. Dopotutto noi siamo più modesti: ci giochiamo controvento, contro tutto e tutti, solo uno Scudetto tra una manciata di giorni. Ce lo giochiamo perché siamo i più forti. E proprio perché siamo i più forti non rinunciamo a giocarci anche un'altra finale.

   La Lazio preparava questa partita da un mese. Un mese nel quale ha collezionato magre figure in campionato concentrando tutte le attenzioni sulla qualificazione alla finale della coppa nazionale. Se fosse arrivata sarebbe stata una manna dal cielo. Avrebbe significato molto per i biancocelesti: il possibile derby con la Roma a gara unica nella capitale; la possibile conquista di un trofeo e il conseguente accesso alla prossima Coppa Uefa. Che significa diritti televisivi, soldi, programmazione. Una gioia in un campionato magrissimo di soddisfazioni.
scritto da LuisSuarez mercoledì, 07 maggio 2008 alle 11:22
in media, coppe, autogol | commenti (162)

   Appreso con sollievo (per lui) che Mr. Beretta avrebbe terminato il giro di collegamenti telefonici e di interviste su tutti i canali (dis)informativi presenti nell'etere e nelle edicole, stamane è andata in onda sui principali quotidiani sportivi la consueta campagna anti-Inter. "Mancini contro Moratti", "Mancini: Moratti sbaglia" e la pista Mourinho... Per una volta, però, la colpa dell'accerchiamento non mi sentirei di addossarla a chi, con dolo, sta cercando di portare a termine la missione di vendere più copie avendo come riferimento un par-terre di anti-interisti di tutto rispetto.

    I principali responsabili dell'ultima diatriba mediatica sono proprio Massimo Moratti e Roberto Mancini. Il primo che straborda come di consueto davanti ai microfoni, il secondo che, dato il suo caratterino, non le manda a dire nemmeno al suo datore di lavoro. "Abbiamo giocato con una prudenza eccessiva, specialmente nel primo tempo; e quando ce ne siamo accorti, quelli avevano già segnato 2 gol. Purtroppo, in certe occasioni la fortuna premia chi ha più coraggio. E la verità è che a noi il coraggio è mancato: così non si vince, se non per caso”, ha detto a caldo il presidente a chi gli porgeva il microfono. E Mancini ha risposto nella conferenza di ieri: “Ognuno può vedere la partita come vuole; quando si perde si deve sempre trovare un colpevole e il colpevole è l'allenatore. Il presidente può dire così, ma io non sono d'accordo. Ma il calcio è bello proprio perchè ognuno può vederla come crede e come vuole. In ogni caso sto bene e la cosa non mi crea nessun tipo di problema".
scritto da taribo59 giovedì, 24 aprile 2008 alle 11:26
in discussioni, coppe | commenti (194)
   Non sono state belle partite. Tutt'altro. L'accortezza tattica ha spinto i quattro allenatori a un attendismo persino eccessivo, nel quale "il pericolo del gol subito" appariva preponderante rispetto al valore del gol segnato. L'unica squadra che ha mostrato sprazzi di bel gioco è stata il Liverpool (so che la beffa dell'autogol al 94' ha suscitato una certa euforia in molti interisti...), che avrebbe meritato la vittoria. Strano l'atteggiamento di Ferguson, che ha rinunciato a un centrocampista pur di schierare il tridente (Tevez, Ronaldo, Rooney), ma quel tridente non ha mai tirato in porta.

   La mia opinione è che faremmo male, noi interisti, a prendere queste partite come prove della nostra sfiga cosmica in Europa. Come manifestazioni di mediocrità, tali da far ritenere che l'Inter potesse conquistare la Champions se solo fosse arrivata a marzo in una forma decente. Rimango convinto della nostra inferiorità rispetto a 5-6 squadre, anche se non dimentico che la "Coppa dalle larghe orecchie", se tutto gira per il verso giusto, può vincerla persino il Porto (o il Milan dell'anno scorso). Il salto di qualità, secondo me, consiste nella lettura della partita, nella capacità di imporre il ritmo del gioco mascherando i propri limiti. Le squadre di Benitez, Grant e Ferguson sanno farlo; quelle di Mancini, Spalletti, Schuster e del mediocrissimo Rjikard no. Le squadre di Ancelotti e Wenger, invece, sono costruite su un progetto di dominio tecnico (come il Barcellona se gioca Ronaldinho) e i loro successi dipendono dallo stato di forma dei 2-3 fuoriclasse da cui si fanno trascinare.

   Di fuoriclasse, nel Liverpol e nel Chelsea, io non ne vedo. Certo, Gerrard e Lampard possono essere formidabili, Torres e Drogba sono dotatissimi, ma nessuno di questi ti fa vincere da solo le partite decisive. Semmai può apparire sorprendente che nelle prime 4 squadre d'Europa giochino portieri mediocri (a parte Cech). Il che mi fa tornare al punto di partenza: l'intelligenza tattica. L'Inter 2008-09 per puntare davvero alla Champions ha davanti due strade: investire cifre colossali per Ronaldinho; oppure dedicare gli investimenti a perfezionare una rosa in cui le seconde scelte (soprattutto a centrocampo e in difesa) sono molto lontane dai titolari. Servono un paio di calciatori duttili in grado di giocare in più di un ruolo, e una mezza punta capace di fare quello che Figo non fa più da anni. Se resta Mancini, l'Inter deve diventare ancora più solida e aggiungere buone dosi di imprevedibilità.
scritto da LuisSuarez martedì, 22 aprile 2008 alle 20:33
in discussioni, coppe | commenti (197)

   Londra, 20 settembre 2007. Avraham (Abraham) "Avram" Grant è il nuovo tecnico del Chelsea. Il direttore sportivo dei Blues, amico del patron Abramovic, è il sostituto di Josè Mourinho sulla panchina del club londinese.

    Gli addetti ai lavori erano piuttosto scettici sulla scelta "interna" fatta da Peter Kenyon, general manager del Chelsea. Sostituire Josè Mourinho con un allenatore sconosciuto al grande pubblico, senza esperienze rilevanti in Inghilterra, senza contratto multimilionario e soprattutto senza un portavoce, sembrava un azzardo e al tempo stesso una sorta di abbandono dei sogni di gloria per la stagione '07/'08. Subentrato all'11° giornata a 2 punti dalla capolista Arsenal, Grant è ancora in corsa su due obiettivi: in Premier è a 3 lunghezze dal Manchester con 3 giornate ancora da disputare e stasera si giocherà il primo tempo dello storico ingresso in finale di Champions. L'avversario, statisticamente rilevante, è il Liverpool di Benitez: terza sfida in semifinale nelle ultime 4 competizioni. Non sappiamo chi volerà a Mosca per affrontare la vincente tra Manchester e Barcellona, ma a questo punto della stagione possiamo dire che il tecnico israeliano ha l'opportunità di far meglio del suo predecessore nella massima competizione continentale.

   Il tecnico con contratto multimilionario e con un portavoce iperattivo, potrebbe incassare, oltre alla buonuscita faraonica, anche lo smacco (e la vendetta) della sconfitta del nemico europeo number one. Di sicuro Matteo Dotto parlerebbe della legge dei grandi numeri contrapposta al famoso detto non c'è due senza tre, ma l'unico vantaggio per i Blues è quello di giocare il ritorno allo Stamford Bridge. I precedenti stagionali tra i due tecnici vedono in vantaggio Grant, con una vittoria in Carling Cup e un pareggio in Premier, ma la Champions è un'altra cosa, un'altra atmosfera. Una delle variabili è la fortuna; e se il Chelsea l'ha utilizzata nel sorteggio (Olympiacos agli ottavi e Fenebahce ai quarti), il Liverpool ha fatto lo stesso in campo (90' in superiorità numerica con l'Inter, rigori "invertiti" con l'Arsenal). Scontro aperto quindi, ma per chi tiferà The Special One? Ci piace immaginare Mourinho davanti alla tv ad incitare Gerrard&Co. mentre lottano contro i suoi pupilli Paulo Ferreira, Ricardo Carvalho, Lampard e Drogba. The Special Fan.
scritto da NkBauscia mercoledì, 16 aprile 2008 alle 23:16
in discussioni, coppe, rometta | commenti (197)

   La Coppa Italia, com'era prevedibile, è oggi l'ultimo dei pensieri di Mancini. La partita con la Lazio arriva nel momento meno opportuno, con una volata in campionato da condurre e con una rosa nella quale dev'essere centellinato ogni minuto nelle gambe di ogni giocatore. Ma soprattutto, in un periodo in cui si devono stemperare i toni, arriva una serata piena zeppa di maleducati.

   Iniziano i maleducatissimi tifosi delle due squadre sugli spalti: "Vincerete il tricolor" intonano i laziali. "A Roma solo la Lazio" rispondono prontamente i ragazzi della Nord. Ma un bel maleducato è anche Mancini, nello schierare una formazione da brividi: Chivu terzino destro, Cesar terzino sinistro, Maniche, Solari e Jimenez centrocampisti di copertura (!), Figo e Suazo larghi alle spalle dell'unica punta Crespo. La partita comincia male, con la Lazio bravissima a fare un pressing asfissiante e l'Inter che accetta di giocare in copertura e in attesa dello spazio per le ripartenze. Con la vera Inter, questo si tradurrebbe in copertura sicura e ripartenze velenose, ma con questa Inter il risultato sono un paio di occasioni di troppo per la Lazio e una sterilità assoluta in attacco, dove a Crespo non arriva una palla. Poi Figo si fa di nuovo male -problema al polpaccio- ed è costretto ad abbandonare il campo in favore di Bolzoni. Da qui, vuoi per il nuovo schieramento "a rombo" (Bolzoni basso, Jimenez alto, Maniche e Solari ai lati) vuoi perchè il giovane primavera chiude maleducatamente la porta dell'area di rigore, la partita cambia faccia.
scritto da NkBauscia mercoledì, 09 aprile 2008 alle 23:35
in controinformazione, attualità, coppe, rometta | commenti (116)

   Una pezza da piedi. Diciamolo ora a chiare lettere, perché non lo troveremo scritto sui giornali domani. I media parleranno di Roma volenterosa, di Roma coraggiosa, di Roma che ci prova fino all'ultimo, di Roma che mette in difficoltà il Manchester. Ma la verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti: li hanno trattati come una pezza da piedi.

   "In semifinale col Barcellona sarà dura". Esordisce così in settimana Sir Alex Ferguson. Poi qualcuno gli fa notare che c'è ancora la partita con la Roma da giocare: lui imbastisce due banalità (dovremo stare attenti, sarà difficile) e torna a pensare a come ingabbiare Eto'o. Troppo supponente questo Ferguson, la Roma potrebbe tirargli un brutto scherzo. Oppure no, è solo pretattica, in realtà Sir Alex ha una gran paura dei giallorossi. Solo pretattica, infatti: una pretattica che dura fino all'inizio del match, quando il baronetto scozzese presenta in campo il suo Manchester facendo spallucce per l'infortunio di Vidic e, anzi, tenendo fuori Scholes, Cristiano Ronaldo e Rooney. Addirittura in tribuna Evra e Nani, per lasciare posto a bordocampo al giovanissimo Welbeck -zero presenze in prima squadra- e al grande Gary Neville al rientro dopo 13 mesi di infortunio. Del resto domenica c'è l'Arsenal e bisogna arrivare freschi: non vorremo stancarci per quest'amichevole? Come dite? Non era un'amichevole? Ah...vabbè...allora Cristiano Ronaldo è stanco per aver ritirato prima della partita l'assegno della Croce Rossa, Scholes non voleva celebrare le sue 100 presenze in Europa con una squadra come la Roma e Rooney...beh, Rooney non aveva voglia. Va bene così?
scritto da taribo59 mercoledì, 09 aprile 2008 alle 11:50
in discussioni, coppe | commenti (109)
   Impressionante. Semplicemente impressionante: la partita di ieri sera fra Liverpool e Arsenal dovrebbe finalmente aprirci gli occhi sui nostri limiti europei. Parto dagli sconfitti (con due gol rimediati negli ultimi 5 minuti, proprio come l'Inter ad Anfield, ma dopo una partita giocata a viso aperto e stracolma di occasioni).

   Negli ultimi anni, l’Arsenal ha spesso cambiato pelle, rinunciando a Vieira ed Henry, mostrando sempre un buon calcio e proponendo alla ribalta una quantità di giovani di ottimo livello (se volevamo comprare Diaby, mi sa che è già troppo tardi...). Forse Walcott doveva entrare prima. Forse Fabregas è arrivato spremuto. Forse l’uscita di Flamini l’hanno pagata alla distanza. Forse Hleb dovrebbe tirare in porta più spesso, e Adebayor (senza forse) è ancora primitivo come il Drogba di qualche tempo fa… Ma veder giocare l’Arsenal è uno spettacolo che nessun altro sa esprimere e ciò avviene con pochi campionissimi, dunque con un’organizzazione di gioco che deriva da quanto sa insegnare Wenger.
scritto da taribo59 mercoledì, 02 aprile 2008 alle 12:46
in discussioni, coppe, rometta | commenti (85)
   Purtroppo Roma-Manchester è andata persino peggio del previsto (so che non siamo tutti d'accordo su questo, io sono fra quelli che speravano che la qualificazione restasse in gioco). Ma è stata una serata istruttiva, confermandomi in certi pensieri e facendomi capire qualcosa di nuovo. Per esempio:
 
  1. ci sono giornalisti sportivi che vedevano favorita la Roma non solo per questi Quarti di finale, ma persino per la conquista della Coppa (compreso il nostro amico Franco Rossi...);
  2. chi pensa che l’Inter sia all’altezza di vincere la Champions, dovrebbe ringraziare il Liverpool: contro questo Manchester probabilmente ne avremmo beccati 4;
  3. Spalletti non è meglio di Mancini (o di Capello): riesce a commettere gli stessi errori e non sa capovolgere situazioni molto difficili con una mossa di genio (l’ultimo a farlo, in Coppa, è stato Ancelotti);
  4. la Roma si concentrerà sul campionato rovesciandovi la rabbia per un’eliminazione che rischia di diventare cocente: all’Old Trafford sarà meglio andarci per salvare la faccia (1-1, 2-1), perché se ci si illude se ne rimediano 3 o 4;
  5. ripenso a quanto è stato fortunato il Milan un anno fa a incrociare un Manchester in panne, senza Rio Ferdinand e Vidic...
  6. Cristiano Ronaldo e Rooney sono la coppia d’attacco meglio assortita dai tempi in cui Ronaldinho era ancora un calciatore e faceva coppia con Eto’o; (a proposito, se il colpo del centenario è Ronaldinho, tanto vale completare la frittata con Mourinho...);
  7. i tifosi della Roma sono stati magnifici, alcuni tra quelli dell’Inter dovrebbero andare a scuola all’Olimpico;
  8. senza Totti la Roma perde metà delle soluzioni offensive; ma se le tre mezze punte (Mancini, Taddei e Aquilani) sbagliano partita, anche la presenza di Totti non può fare la differenza.
  9. la parata di Van der Saar su Vucinic, sullo 0-1, è stata il momento topico dell’incontro; sull’1-1 potevano cambiare molte cose. Ma alla fine ho temuto ne facessero un altro paio; i cambi di ritmo di Scholes sono il libro di testo di Cambiasso;
  10. ci siamo persi l’annunciato spettacolo di Sabrina Ferilli e, come fa notare Quintilia, solo miracoli di chirurgia estetica possono offrirle altre possibilità europee. Perciò chiedo ad Hae e a Luis, che trovano foto bellissime, di riservare un commosso omaggio alla triste Sabrina.
scritto da taribo59 mercoledì, 12 marzo 2008 alle 11:30
in discussioni, controinformazione, coppe | commenti (400)
   Hanno sbagliato in tanti, Moratti più di tutti. Certe sue interviste sono state destabilizzanti, hanno fatto capire che l'appoggio a Mancini era condizionato da chissà quali fantasie di potenza (l'Inter, nemmeno quando è al completo e in buona forma, è fra le prime 5 squadre d'Europa). E ha sbagliato qualcun altro, perché la squadra da due mesi cammina e non ha furore agonistico (se non individuale, e questo spiega certi interventi scriteriati che - aggiunti alla reputazione post Valencia - portano gli arbitri a infierire). Detto questo, e ribadito che il Liverpool ha giocato come doveva giocare l'Inter all'andata (sia in 11 che in 10), meritando la qualificazione, che l'arbitro ha rovinato un secondo tempo cominciato bene, che Ibrahimovic non vincerà mai il Pallone d'Oro, che l'Inter non avrebbe segnato due gol nemmeno giocando 900 minuti, che Figo andrebbe messo fuori rosa, che i migliori sono stati Zanetti e Rivas, e quando i migliori sono Zanetti e Rivas non puoi avanzare troppe speranze... detto questo, l'annuncio di Mancini cambia l'intero scenario e riallaccia il filo del masochismo interista.

   Campionato del tutto riaperto, rifondazione inevitabile, campagna acquisti in altissimo mare. Fine di un ciclo. Il più bel ciclo nerazzurro degli ultimi 40 anni. Serata nera, nottata nerissima. Ora si tratta di non perdere la testa. L'eliminazione stava nelle cose, l'Inter ha affrontato una squadra che in questo momento è più forte. E l'ha fatto regalando un uomo sia all'andata che al ritorno, con tutti i calciatori di maggior classe arrivati spompati all'appuntamento. Poi c'è un problema di personalità (scadente in troppi elementi) e di qualità tecnica (Roma e Milan stanno su un altro piano). Ma la sostanza è che un campionato stravinto - la Snai aveva decretato la sospensione delle scommesse il 18 febbraio - ora si riapre. Nel "gesto" di Mancini ci sta la solita, narcisistica, testarda volontà di stupire. Ma può esserci anche un effetto collaterale positivo: l'attirare l'attenzione su di sé, nascondendo la truppa.

   Tuttavia restano troppi misteri in questa vicenda. E rimandano al complicato rapporto con Moratti e la sua corte. Vedendo il Presidente a "Controcampo" domenica pomeriggio mi era cambiato l'umore: aveva parlato bene di Mourinho e Wenger, di Hodgson e Capello, di Adriano e del dottor Combi; aveva quasi minimizzato il valore dei successi raccolti in questi anni; aveva detto (incredibile, per uno che ha comprato Cirillo e venduto Roberto Carlos) che tutti gli allenatori passati dall'Inter in questi 13 anni hanno potuto contare su grandi squadre e grandi campioni; e aveva alluso agli spigoli caratteriali di Mancini - che ci sono - con l'approccio del padroncino milanese ("pago, pretendo"). Ribadisco la mia opinione tattica su Mancini: non è un genio della panchina, il suo meglio lo ha dato nella gestione degli uomini, pur proteggendo i suoi preferiti (Stankovic e Ibra) ben oltre la soglia della sopportazione. E ieri sera è andato a fondo con loro, anziché rischiare Figo e Crespo, o persino Jimenez. Ma il Dopo Mancini è avvolto in una luce cupissima, già la partita di domenica prossima è uno spartiacque quasi decisivo. E se non si vince, Moratti potrebbe essere preso da uno dei suoi impulsi autodistruttivi.

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