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Caro Moratti,
posso immaginare il suo stato d'animo e persino l'espressione da cane bastonato con cui entrerà negli uffici della sua compagnia petrolifera. Posso immaginare che avrà dormito male, e non voglio farle mancare la mia personale solidarietà e simpatia. Però, ieri sera si è toccato il fondo, e se lei ancora non sa come rimediare, mi permetto di offriglielo io, un piccolo consiglio.
All'Inter non servono nuovi calciatori, non serve un nuovo allenatore, serve un vicepresidente esecutivo che faccia quello che faceva Giacinto Facchetti. Serve qualcuno che capisca di calcio e che abbia l'autorità (anche morale) per dire sì e per dire no, sapendo che la sua è l'ultima parola (perché se poi arriva lei, caro Moratti, e riapre il discorso, la società continuerà a fare certe figure indegne). Serve qualcuno come Dino Zoff o Beppe Bergomi, a cui affidare un progetto triennale, di cui facciano parte gli acquisti e le cessioni, la gestione degli impegni estivi, il rapporto diretto con i calciatori.
Dopo la figuraccia di Barcellona, davanti a 90.000 spettatori, viene da chiedersi chi sia più imbecille fra chi ha accettato di giocare questa amichevole fra la prima e la seconda di campionato e chi ha deciso di schierare Pelé e Alfonso, Cesar e Rivas davanti a Ronaldinho e Messi, Deco e Henry, esponendo "la maglia del centenario" a una figuraccia indecorosa. Da mesi (almeno da marzo) le “mosse” della società mi sembrano insensate: snobbare la Coppa Italia e prenderne 6 dalla Roma; trattenere Figo (35 anni); cedere italiani anziché comprarli; acquistare un sesto attaccante (Suazo) senza liberarsi di nessuno; inseguire un difensore (Chivu) fino allo sfinimento, e pagarlo la stessa cifra che si poteva spendere un mese prima; girare l’Europa prendendo schiaffoni a destra e a manca; prendere un ventenne portoghese dal soprannome ingombrante (che giocherà si è no 10 spezzoni di partita) e concedergli un ingaggio superiore al più alto degli ingaggi della Lazio; trovarsi a due giorni dalla chiusura del mercato senza sapere ancora che farsene di Adriano e Recoba (da cedere entrambi, secondo il mio modesto parere)… Potrei continuare, ma i travasi di bile oggi non servono. Serve freddezza. Lucidità. Serve una sterzata drastica, altrimenti questa stagione si trascinerà in un’infilata di disastri.
Sinceramente, con tutto l’affetto del mondo, lei non può pilotare una baracca sconclusionata come l’Inter. Lo so, uno come Facchetti non si inventa. Bisogna "accontentarsi" di qualcuno che gli assomigli, qualcuno che abbia la statura e la reputazione per andare a strigliare questa banda di ragazzotti miliardari, che non sembrano nemmeno rendersi conto di indossare la maglia dell’Inter. Che è poi la colpa davvero imperdonabile.
Caro Presidente,
non mi ha affatto stupito che il manager di Adriano voglia la cessione e non prenda nemmeno in considerazione il prestito del fu-fenomeno. Nessuno dimentica la sua generosità, caro Moratti, nei confronti di Vieri (che forse lo meritava), o di Conçeicao (che non lo meritava affatto), e certo dimentico qualcuno... Lei ha regalato lo svincolo a Vieri e Conceicao, pur di non ritrovarseli più davanti, e il manager di Adriano scommette sulla sua incapacità di cambiare. Io, invece, sono sicuro che stavolta non cederà.
Adriano resterà nerazzurro e giocherà la Coppa Italia. Almeno, questo è il mio consiglio. Non lo iscriverei nemmeno alle liste Champions, così da poterlo cedere a gennaio. Al suo posto, come quinta punta, avrebbe più senso iscrivere Balotelli.
Il Caso Adriano, dovrà ammetterlo, è stato gestito malamente. A quattro giorni dalla chiusura del mercato, il brasiliano è un lussuoso, strapagato esubero, che si aggiunge ai vari Coco e Cesar, Rivas e Recoba. Se sommiamo gli ingaggi di costoro, superiamo quelli di tutto l'Empoli (capirà con quale spirito gli empolesi vorranno accoglierci, sabato sera). Nella gestione del Caso Adriano, vedo due errori fondamentali: il primo è la mancata cessione a luglio, magari in cambio di Diarra del Real, ponendo una semplice clausola che scoraggiasse l'eventuale, futura cessione al Milan. Volerlo prestare oggi è una contraddizione, a meno che non siano successe cose talmente sgradevoli, che per una volta il segreto resta confinato dentro le mura nerazzurre. Una rarità, lo ammetta.
Ma è il secondo errore a sembrarmi imperdonabile: è l'avere gridato ai quattro venti, non più tardi di 18 mesi fa, che Adriano-Martins era la coppia titolare "dei prossimi dieci anni", non capendo che i due, anziché migliorare, stavano regredendo. Che il loro comportamento fuori dal campo era inaccettabile. Che la società avrebbe dovuto fare la faccia feroce, anziché sperare tornassero miracolosamente quelli di prima. Se sei un ragazzo brasiliano o nigeriano nato in una favelas e a vent'anni prendi 3-4-5 milioni di euro, non puoi tornare quello di prima. Si può solo sperare che la fame di un tempo si trasformi in fame di vittorie, in ambizione, in voglia di diventare il numero Uno.
È triste dirlo, caro Moratti, ma casi come quello di Martins e ora di Adriano succedono solo all'Inter. E sulla gestione del giovane Balotelli - le anticipo, caro Moratti - la mia intenzione di scriverle un'altra lettera, uno di questi giorni.
Cordialmente, Taribo
La smentita è stata secca ed è giunta a poche ore dalla notizia ufficiale. Massimo Moratti, presidente dell'Inter, ha infatti negato la voce, anticipata da Panorama, secondo cui sarebbe il nuovo proprietario de L'Unità. A quanto riportato dal settimanale l'accordo è stato già firmato e dovrebbe essere presentato ufficialmente a settembre, al massimo ottobre. L'imprenditore milanese ha però dichiarato falsa la voce che lo voleva legato a doppio filo con il quotidiano dei Ds.
Caro Moratti,
se non fosse che questa notizia l'ho trovata sul TgCom che cita Panorama - ci manca solo Libero: fonti meno attendibili è difficile trovarle - sarei mosso da una sincera preoccupazione. Non perché io disprezzi L'Unità, anzi: ci ho lavorato un paio d'anni, ho tanti ricordi, persino qualche amico (soprattutto a Milano). Il fatto è che Lei, caro presidente, deve assolutamente evitare di cadere nell'errore di assomigliare a Juve e Milan, la nostra squadra non deve avere giornali fiancheggiatori. Fiancheggiando, si cade inesorabilmente nel ridicolo.
E fra tanti giornali, caro Moratti, se lo lasci dire: L'Unità è il penultimo su cui mettere le mani (l'ultimo sarebbe il Manifesto). La crisi di senso che attanaglia quel giornale mi pare abbia una sola medicina, anzi una sola, possibile salvezza. Si chiama Berlusconi. Se torna al governo...
Caro Moratti,
quando ho letto la cifra del "debito consolidato" dell'Inter -, per quanto capisca poco di bilanci e per quanto abbiate già provveduto all'ennesima, forte ricapitalizzazione - mi sono un po' vergognato. Noi siamo qui a chiederle di spendere (come si diceva una volta, "senza badare a spese") nonostante la squadra abbia fatto 97 punti e sia difficilmente migliorabile. Io stesso, nei giorni scorsi, mi ero spazientito per le lungaggini su Suazo e il mancato automatismo fra Pizarro e Chivu.
Oggi vorrei dirle che certe situazioni mi inquietano più delle sue (presunte) incertezze. Per esempio, la valutazione finale di Suazo: sulla Repubblica sta scritto che il braccio di ferro con il Milan avrebbe fatto guadagnare altri 2 o addirittura 4 milioni di euro a quel galantuomo di Cellino. Quanto a Chivu, dopo aver fatto un prezzo di favore alla Roma per la seconda metà di Pizarro, ci mancherebbe altro che la signora Sensi insista a mercanteggiare con il Barcellona per sfilarle un paio di milioncini in più.
Sono un ammiratore di Chivu e Suazo, ma l'Inter non può dare la sensazione di essere un grasso pollo da spennare. Al prossimo intoppo, al prossimo imprevisto, non abbia il minimo scrupolo a far saltare il tavolo.
Cordialmente, Taribo
Caro Moratti,
è ovvio che in questi giorni tumultuosi le vengano a ficcare un microfono sotto il naso ogni 20-30 secondi, ed è altrettanto ovvio, conoscendola, che lei non si neghi a nessuno. Ma le suggerirei qualche giorno di pausa, magari una bella cena di pesce in Sardegna insieme a Mancini, che temo abbia i nervi un po' tesi.
Oggi, lei ha dichiarato che Sheva non lo vogliamo per non "togliere un pezzo di cuore ad Abramovich"; che Cassano è troppo "difficile da gestire" (più di Adriano?); che Lionel Messi rappresenta per Laporta quello che Recoba rappresenta per lei (qui cade nel ridicolo, ma sono affari suoi), mentre la partenza di Recoba sarebbe tutt'altro che certa, anzi: "Lui lo sa, sarà libero di fare ciò che vuole. Però potrei anche tenermelo, a maggior ragione se davvero saltasse l'affare-Suazo. Se farà una grande coppa America, come mi ha promesso, non si muoverà dall'Inter". Cosa dobbiamo sperare, che Recoba si faccia espellere alla prima partita per essere sicuri di non rivederlo con la maglia numero 20? E quel verbo - "tenermelo" - non le pare in stile Zamparini, da padrone delle ferriere?
Di Trezeguet dice - citando Mancini - che "sarebbe un doppione di Crespo e Cruz". Poi butta lì il sasso e pronuncia la frase che temevo: "Potremmo invece puntare su Acquafresca: bisognerebbe avere più coraggio con i giovani". Che nella sostanza è giusto, ma dopo l'Affaire Suazo sembra la favola della volpe e l'uva.
Infine, non ci ha fatto mancare una battuta su Chivu, e devo dirle che qui lo sconforto mi ha davvero sopraffatto. Affare fatto? No, "i rapporti con la Roma sono buoni, ma di Chivu non stiamo parlando". Comincio a temere che non abbia chiaro il punto: se abbiamo ceduto su Pizarro senza avere il 101% del contratto del rumeno, Mancini finirà per dimettersi.
Cordialmente preoccupato, Taribo.
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