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Home » mediaTag correlati: cacciaviti, campionato, discussioni, attualità , aiutateli, coppe, controinformazione, rometta, agguati e imboscate, tre notizie in tre minuti, calciomercato, stile juve, autogol, calciatori, rassegna stampa
L'Inter del maggio 2008 sta psicologicamente molto peggio di quella del maggio 2002, oltre a sentire l'avversione di tutti (chi per lavoro aveva dieci schermi affiancati è rimasto impressionato dall'esultanza globale alla notizia della parata di Manninger sul rigore di Materazzi), fisicamente è al lumicino. Ha contro un'avversaria più debole ma molto più motivata di quella Lazio. Ma ha un significativo plus: è una realtà in cui quasi tutti remano nella stessa direzione, per merito di un allenatore che ha scelto fare le veci dei dirigenti piuttosto che subirli come fu a suo tempo per Cùper. - Stefano Olivari
Un secolo fa, il 20 gennaio, finiva il girone d’andata con i nerazzurri a quota 49 punti (record eguagliato). Un paio di punti l’Inter li aveva appena strappati di forza al Parma al Meazza: ha ragione Mimmo Di Carlo a ricordarlo, le decisioni dell’arbitro Gervasoni (rigore negato a Corradi, rigore dubbio concesso per fallo di Couto) contribuirono a spostare l’equilibrio. Poi Ibra segnò al novantesimo quello che resta l’ultimo suo gol su azione. Un girone fa...
Gli interisti potranno andare a Parma, i romanisti non potranno andare a Catania. Con tutto il rispetto di chi deve garantire l'ordine [...] resta chiarissimo dal punto di vista sportivo lo squilibrio che questa decisione può creare. Alessandro Vocalelli
Caro Vocalelli, Lei ha ragione. Questo non è un Paese normale. E il giornale che Lei dirige ne è un esempio lampante. Nelle ultime ore rimbalza infatti dalla Capitale l'ennesima polemica montata ad arte. Montata ad arte con un solo scopo, diciamocelo. Quello di infiammare la vigilia di una gara, l'ultima di questo tormentato torneo, che dovrebbe decidere l'assegnazione del titolo. E di far passare l'Inter come la Società che si gioverebbe, ancora una volta, di un qualche trattamento di favore in chiave scudetto. Uno scudetto da ridere, come titolavate voi stessi settimane addietro (naturalmente NON a proposito della rete regolare di Ibrahimovic annullata a Udine con un'Inter in 10 uomini per oltre un'ora o alla rete in off-side di tre metri di Camoranesi o di Rocchi in Lazio-Inter o del rigore concesso al Napoli; questo non è da ridere).
Appreso con sollievo (per lui) che Mr. Beretta avrebbe terminato il giro di collegamenti telefonici e di interviste su tutti i canali (dis)informativi presenti nell'etere e nelle edicole, stamane è andata in onda sui principali quotidiani sportivi la consueta campagna anti-Inter. "Mancini contro Moratti", "Mancini: Moratti sbaglia" e la pista Mourinho... Per una volta, però, la colpa dell'accerchiamento non mi sentirei di addossarla a chi, con dolo, sta cercando di portare a termine la missione di vendere più copie avendo come riferimento un par-terre di anti-interisti di tutto rispetto.
I principali responsabili dell'ultima diatriba mediatica sono proprio Massimo Moratti e Roberto Mancini. Il primo che straborda come di consueto davanti ai microfoni, il secondo che, dato il suo caratterino, non le manda a dire nemmeno al suo datore di lavoro. "Abbiamo giocato con una prudenza eccessiva, specialmente nel primo tempo; e quando ce ne siamo accorti, quelli avevano già segnato 2 gol. Purtroppo, in certe occasioni la fortuna premia chi ha più coraggio. E la verità è che a noi il coraggio è mancato: così non si vince, se non per caso”, ha detto a caldo il presidente a chi gli porgeva il microfono. E Mancini ha risposto nella conferenza di ieri: “Ognuno può vedere la partita come vuole; quando si perde si deve sempre trovare un colpevole e il colpevole è l'allenatore. Il presidente può dire così, ma io non sono d'accordo. Ma il calcio è bello proprio perchè ognuno può vederla come crede e come vuole. In ogni caso sto bene e la cosa non mi crea nessun tipo di problema".
Non cambierei Moratti con nessun altro presidente. Ma in certi momenti vorrei tanto che qualcuno gli tappasse la bocca. Che senso ha avuto dire che il prossimo derby è più importante di una finale di Champions? Chiunque non sia accecato dal tifo capisce che per noi è una partita che vale quanto Inter-Siena, e che tutto il peso dell’importanza grava su un Milan a rischio di esclusione dalla zona Champions. Invece, Moratti carica pressione sui nerazzurri proprio mentre ci sarebbe bisogno di alleggerirla. L’Inter ha pur sempre vinto gli ultimi tre derby di campionato e nelle ultime due stagioni ha accumulato 51 (cinquantuno) punti di vantaggio sul Milan; non si capisce perché dovrebbe gettarsi all’arrembaggio pur di conquistare questa stracittadina.
È questo Moratti che non mi fa stare tranquillo. Né sul finale di stagione, né (soprattutto) sull’immediato futuro. Anziché dichiarare che Mancini ha fatto un lavoro favoloso – può sostituirlo lo stesso tra tre settimane – e che il suo giudizio non cambierà certo per l’esito del derby (non siamo ai tempi di Tardelli, mi pare), il presidente lascia intendere che il giudizio su Mancini è ancora appeso a un risultato, aggravando uno stato di tensione che attanaglia i muscoli e il cervello di una squadra che dopo l'eliminazione col Liverpool ha rischiato di buttare via la stagione e ora va avanti grazie allo spirito di corpo, non certo per la qualità del gioco e la brillantezza del ritmo. Inoltre, Moratti tollera interventi destabilizzanti come quelli di Figo (che dice di sperare nell’arrivo di Mourinho). Davvero, è miracoloso che l’Inter stia per mettere le mani sul terzo scudetto consecutivo. Ma con questo clima ansiogeno e questa inesorabile vocazione a complicarsi la vita non vedo come si potrebbero mettere stabilmente le basi per nuove vittorie con un allenatore diverso.
La vigilia della 34.ma giornata ci ha regalato alcuni spunti interessanti.
(Sulla presunta lite con Ibrahimovic) Ma chi l'ha detto non fa neanche testo (Nando Sanvito, ndr), non è attendibile per quello che dice. Le cose bisogna anche capire da chi vengono dette. Anche perchè trovare un altro motivo per litigare ancora e dire queste cose, come è stato fatto tutto quest'anno, mi sembra veramente squallido.
Mancini si trova a dover smentire l'ennesima bufala proveniete dalla Galassia Media(set)tica. Questa volta non aggiorna il dizionario personale coniando un nuovo termine, ma il messaggio è forte e chiaro. Squallido è l'aggettivo che riassume la prolungata campagna anti-Inter. L'obiettivo immediato è noto: destabilizzare. L'obiettivo a lungo termine è quello di accelerare la scelta di Mancini verso un calcio diverso. Un calcio dove i tabloid la fanno da padroni, ma almeno hanno mostrato nel tempo una certa "democrazia" nella scelta dei loro bersagli. Nella "terra dei cachi" (o Repubblica delle banane) un po' meno.
Ronaldo de Assis Moreira. Conosciuto in Europa come Ronaldinho.
È la più devastante arma di distrazione di massa in mano ai giornalisti italiani da tre anni a questa parte. È servito a giustificare, con frequenza ciclica, le peggiori prestazioni del Milan in campionato nelle ultime due stagioni. Perdi il terzo derby di fila? nessun problema: "Il Milan è da Ronaldinho" ( leggi); compri un cesso di calciatore come Oliveira pagandolo oltre 20 milioni? nessun problema: "Con lui Ronaldinho è più vicino, stesso procuratore" ( leggi). Si ricordano anche le patetiche aste: "Un soldinho per Ronaldinho" ( leggi - leggi); e persino le interferenze in campagna elettorale... quando nell'agenda politica del leader del Popolo della libertà si fa largo il tormentone e durante un comizio a Savona gli elettori gli chiedono... Ronaldinho. Ecco, dopo l'eliminazione della "meravigliosa Roma" dalla Champions - c'era da aspettarselo - i titoli dei giornali sportivi oggi in edicola sono tutti per... Ronaldinho. Della serie: sempre sulla notizia. La Roma, "forza e onore", fallisce l'impresa all'Old Trafford. Di più: Ferguson umilia i giallorossi lasciando in panchina Scholes, Cristiano Ronaldo e Rooney. I giallorossi perdono coi Red Devils in casa e in trasferta (giocando sempre in 11) segnando zero reti in 180 minuti. Ma il titolo della Gazzetta è: "Asta per Ronaldinho"; quello del Corriere dello sport: "Ronaldinho all'Inter: tutta la verità". Giallorossi eliminati a testa alta? Ronaldinho, arma di distrazione di massa.
Mentre la famiglia Sensi finisce sotto inchiesta assieme a Preziosi nell'ambito delle indagini su Fabio Capello e l'evasione fiscale ( leggi), domani si disputerà il second leg dei quarti di finale tra Roma e Manchester Utd. La sfida d'andata si è conclusa con un netto 0-2 casalingo (più un palo di Ronaldo e altre occasioni sottoporta sprecate dagli inglesi) intorno al quale, come c'era da attendersi, i giornali non hanno ricamato più di tanto. L'Inter che gioca un'intera partita in 10 uomini nella bolgia di Anfield e subisce due reti negli ultimi 5 minuti (dopo aver perso per infortunio anche il secondo dei due difensori centrali) fa naturalmente più notizia di una Roma che in 11 contro 11 perde 2-0 in casa. Nessuna sorpresa: sappiamo come funziona l'informazione in Italia.
Una specie di ammucchiata, insomma. Leggete i giornali, sportivi e non, degli ultimi giorni. Il gruppo RCS ( Corriere della sera e Gazzetta dello Sport) continua a lavorare la Società di Via Durini ai fianchi con manovre mediamente disgustose. La Gazzetta non più di 48h ore fa parlava di "Benitez ma sale anche la quotazione di Prandelli" [ leggi]; il "cugino" Corsera insiste su quest'ultimo, l'allenatore viola [ leggi]. Poi arriva la vigilia del delicato match dell'Olimpico con la Lazio e... dopo aver trascorso una settimana a ipotizzare una combine o una sorta di regalo della Lazio, dopo una settimana trascorsa a evocare i fantasmi del "5 maggio" (che pure fu ben preparato sotto il profilo ambientale...), la stampa capitolina sposta l'attenzione su un fantomatico appuntamento segreto tra Mourinho e Moratti a Milano. Una notizia destabilizzante. Con titoloni a caratteri cubitali [leggi - video]. Insomma, un accerchiamento mediatico vero e proprio. La Gazzetta che dedica alla rete in fuorigioco di 4 metri di Camoranesi un minuscolo richiamo tra le righe dell'articolo sappiamo di non doverla comprare più - qualcuno ha già chiarito le logiche editoriali e politiche di RCS - nonostante il nuovo formato colorato e i peluche in omaggio. Sul conto Mediaset - e non solo - c'è oggi un bell'articolo di Antonio Smargiasse e Guido Liguori su Il Manifesto [ da leggere].
E poi c'è, ci sarebbe il calcio giocato. Giocato nonostante il clima ostile e le tensioni ambientali. Mancini ieri ha ostentato fiducia e ottimismo [ leggi]. Pare che sotto il profilo atletico ci siano delle buone notizie, dei recuperi importanti [ convocati - possibile formazione]. L'arbitro designato è Rosetti di Torino [ leggi], quarto uomo è Tagliavento [...]. Rosetti ha espulso (doppio giallo) Aparecido Cesar a Udine dopo venti minuti di gioco del primo tempo, costringendo i nerazzurri in dieci per oltre un'ora e annullando una rete regolare di Ibrahimovic (quanto se n'è parlato sui giornali e in tv? zero); con lo stesso metro, in Inter-Roma, qualche tempo dopo ha espulso Mexes (doppio giallo) a 5 minuti dalla fine a fine febbraio (si è scatenata una bufera). Una delle tante bufere che hanno avvelenato il clima di Appiano. I media (Mediaset e RCS in testa ma anche le realtà con un profilo territoriale più marcato, come Corriere dello sport) stanno giocando a carte scoperte. Comunque vada a finire questo campionato ora sappiamo come regolarci quando andremo in edicola o sottoscriveremo un abbonamento televisivo. E sappiamo come consigliare i nostri amici.
Questi alcuni concetti che i media familiari hanno ripetuto fino a ieri:
- Il Milan ha la Champions nel Dna.
- L'atmosfera della Champions trasforma il Milan.
- Ha eliminato tutte le squadre con cui ha pareggiato 0-0 fuori casa.
- Con Ancelotti il ritorno a S.Siro è una garanzia: sempre superato il turno.
- Kakà in Champions è più tutelato: meno falli.
- Inzaghi uomo delle grandi occasioni. In Europa si trasforma pure lui.
- Il Milan è una squadra da Champions.
- Il centrocampo (ieri surclassato) del Milan è da Champions.
- La Champions è il Milan. (D'ora in poi sarà una Champions di cartone?).
- Milan Supercampione d'Europa e Campione del mondo, contro l'Arsenal dei giovani (e inesperti).
- Per il Milan il Campionato è un allenamento per la Champions.
- Il Milan sa come si vincono queste partite.
- Il Milan in Champions gioca meglio perché gli avversari non si chiudono.
Milan, così si fa! Questo titolo campeggiava sul quotidiano rosa all'indomani della magra figura dell'Emirates Stadium nella gara d'andata. Lesson number one di Arsene Wenger. Solo l'imprecisione al tiro di Fabregas, Hleb, Ebuè e Adebayor (traversa al 94°) aveva permesso ai rossoneri di uscire indenni da una sfida che avrebbero meritato di perdere. Ma sulla scia delle considerazioni sopra riportate, il (fragile) muro eretto da Ancelotti a Londra andava premiato con gli elogi della critica. Ieri è andata in scena a San Siro la lesson number two del tecnico transalpino - a cui mancavano per infortunio Touré, Eduardo e Van Persie - nei confronti di Ancelotti e del suo Milan privo del solo Seedorf. "Non l'abbiamo mai vista" ha affermato il presidente rossonero; mentre Galliani, lo stesso che si lamentò del silenzio dell'Inter perché "le televisioni pagano", evita di presentarsi ai microfoni della Rai. Cosa che avrebbe fatto in caso di vittoria.
Per una volta sono d'accordo con Berlusconi: non l'hanno mai vista. Ma la fortuna è stata con loro fino al minuto 84. L'Arsenal infatti aveva creato almeno 4 nitide occasioni da rete, concedendo poco o nulla agli avversari. Eppure sarebbe bastata una deviazione fortunosa verso fine gara per far passare il turno al Milan. Deviazione che attendevano in molti, me compreso, rassegnato ad una sorta di disegno già visto. Ma Fabregas - non ancora 21enne - sugella la sua prestazione da "fuoriclasse puro" con il goal qualificazione. Fine dei giochi. Fine delle illusioni mediatiche. Fine (temporanea) dei luoghi comuni. The End titola oggi lo stesso quotidiano rosa. Così si fa! Anche se in ritardo. Anche se da oggi "parte la missione per Drogba". Non avevamo dubbi.
Attenzione: il risultato di 0-0 che verrà omologato sarà tempestivamente smentito dall' Osservatorio sugli umori arbitrali della nota Bocc Tailored Associated (agenzia specializzata nel marketing sportivo). Secondo uno studio condotto sullo stato d'animo di un manipolo di pensionati intervistati al "Circolo delle bocce" la Juventus avrebbe meritato di vincere contro i granata. C'è poco da ridere. Il criterio di calcolo è più o meno simile a quello - descritto nel post precedente - utilizzato per stilare la fantomatica "classifica virtuale" del campionato di cui tanto si parla di questi tempi. Quella classifica, data in pasto alle "vedove" del giornalismo sportivo italiano, secondo la quale la Juventus che si fa infilare due volte dall'Inter delle riserve ridotta in 9 (pareggiando negli ultimi minuti coi nerazzurri in 9 privi di difensori centrali) e si fa eliminare dalla Coppa Italia da quelle stesse riserve la settimana dopo, sarebbe alla testa del campionato. Legrottaglie, Molinaro, Zebina e Grygera. Certo.
Il criterio di quella classifica, come dicevamo, è per stessa ammissione dell'agenzia il seguente: " Attraverso la collaborazione con il sito Libero, abbiamo chiesto di valutare i casi da moviola con un «sì» o con un «no» ed abbiamo ricevuto circa 30 mila votazioni per giornata calcistica...". Praticamente un sondaggio tra tifosi: un metodo scientificamente rigoroso e oggettivo... come i sondaggi "preferite Cassano o Del Piero all'Europeo?" vinti sistematicamente da quest'ultimo per lo stesso motivo: i numeri del tifo organizzato o, in altri termini, la quantità di sfigati che si premurano di farci sapere - attraverso il proprio voto - che sono juventini e hanno il fegato a pezzi. Ormai la Juve può vincere soltanto i sondaggi, del resto. Ebbene, secondo i pensionati del Circolo delle bocce i bianconeri avrebbero vinto anche il derby di stasera. Naturalmente è tutto virtuale. (Ma alle vittorie virtuali loro sono abituati.)
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