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i nostri feeds

scritto da hae giovedì, 08 maggio 2008 alle 18:09
in campionato, moggiopoli, stile juve | commenti (341)

Eravamo pronti, molto motivati e carichi. Ma ci è capitato spesso di farci sorprendere all’inizio ed è successo anche oggi. Quando prendi gol da una squadra come la Juventus diventa difficile, se non impossibile, recuperare. Così la partita di oggi si è svolta come quella dell’andata. - Luigi De Canio, 30.4.2006

   Due anni fa. Inseguimento al vertice tra Juventus e Milan. È lotta scudetto tra i rossoneri, che inseguono a sole tre lunghezze, e una Juventus affaticata che viene da cinque pareggi consecutivi e perde costantemente terreno. Deve assolutamente tornare al successo. E arriva, provvidenziale, la sfida col Siena alla 36.ma giornata. I toscani, che con Messina e Reggina (la quale incontrerà gli juventini all'ultima giornata di quello stesso campionato...) sono "chiacchierati" per la loro "vicinanza" all'universo moggiano, mostrano alcune caratteristiche che a un osservatore mediamente attento saltano subito all'occhio. Schierano, tra gli altri, quei Molinaro e Legrottaglie che oggi difendono la porta di Buffon; la giovane promessa Matteo Paro (che è in comproprietà tra Juventus e l'altra "società amica"... il Genoa del "chiacchierato" Preziosi); hanno un allenatore in quota GEA, Luigi De Canio, che oggi lavora per Giraudo e Briatore al Queens Park Rangers in Inghilterra. Chiaro no? La Juventus ha bisogno di tornare a vincere: 3 punti sono oro colato per una squadra affaticata che sente sul collo il fiato di un Milan che appare in crescendo nel finale di torneo. E a Siena tutto si svolge secondo copione. Dopo il fischio iniziale dell'arbitro i gobbi si portano in vantaggio di 3 goal in appena 8 minuti: Vieira al 3', Trezeguet al 5', Mutu all'8'. Questa è una piccola lezione di storia per chi ha la memoria corta.
scritto da LuisSuarez venerdì, 02 maggio 2008 alle 19:10
in moggiopoli, stile juve, cacciaviti | commenti (97)

Domenica c'è la possibilità di vincere il terzo scudetto consecutivo. (Marco Materazzi)

   Alle dichiarazioni di Materazzi hanno risposto prima Kakà e poi Clarence Seedorf. "Possono dire di avere vinto tre scudetti, però è brutto. Io non lo direi mai. Di scudetti ne hanno vinti due di fila sul campo, uno più meritato dell’altro" (leggi) ha affermato il brasiliano. Come non essere d'accordo: il brutto è dire di avere vinto tre scudetti e non il fatto che per anni il calcio italiano ha avuto una credibilità inferiore al wrestling. Niente male per un personaggio che ha dichiarato in mondovisione di appartenere a Gesù. Evidentemente i concetti di lealtà sportiva non rientrano nel messaggio evangelico. O il settimo comandamento vale solo se associato al nono.
scritto da LuisSuarez mercoledì, 23 aprile 2008 alle 18:24
in discussioni, moggiopoli, stile juve | commenti (78)

   Roma, 23 aprile 2007. Nuovo deferimento per l'ex dg della Juve, Moggi: avrebbe instaurato, nel 2004-2005, un sistema di comunicazioni riservate con alcuni arbitri. Il principale imputato di "Calciopoli" avrebbe costituito, con l'ex dirigente del Messina Fabiani (pure deferito), un sistema di comunicazioni riservate, fornendo ad alcuni arbitri schede telefoniche di gestori stranieri. Deferiti 10 arbitri, tra cui Gianluca e Romeo Paparesta, Pieri, Racalbuto, Cassara', Dattilo, Bertini, Gabriele, De Santis e Ambrosino. (Ansa).

    Come fatto notare da marcottobre in un suo commento, ultimamente la sorte sembra riservare un trattamento particolare ad alcuni protagonisti (in negativo) del mondo del calcio. Trattamento fiscalmente puntuale, cinico, ai limiti della beffa e che neanche i migliori sceneggiatori di telefilm americani avrebbero potuto disegnare. Ambrosini, a distanza di 11 mesi, rischia di non partecipare alla Champions e deve ingoiare le dichiarazioni di Galliani sull'importanza dell'obiettivo scudetto per il Milan del prossimo anno. Totti, 6 giorni dopo la sceneggiata, di Udine si infortuna al legamento crociato durante una partita che a norma di regolamento non avrebbe dovuto disputare. Moggi risponde a modo suo (5 maggio? Scudetto perso da co***ni) all'intervista di Cuper pubblicata sulla Gazzetta in cui il tecnico del Parma ha affermato di sapere il motivo della sconfitta dell'Olimpico che ne ha segnato la carriera e la sorte nell'Inter: il sistema messo in piedi da Lucky Luciano.
scritto da LuisSuarez lunedì, 31 marzo 2008 alle 15:58
in controinformazione, moggiopoli, belle epo-que | commenti (396)

   Moggi e la giustizia. Una storia lunga più di 20 anni, oseremmo dire "travagliata". Dalle squillo del Torino dell'era Borsano alla frode fiscale, dal processo doping ai liquami di calciopoli, passando per il processo Gea e l'umiliazione del Tar...

   Riva. Non Gigi (quello deputato a stanga' Zeman) ma Adriana. Una avvenente prostituta d'alto bordo chiamata a soddisfare i desideri di arbitri internazionali prima e/o dopo le partite disputate dal Torino in Coppa Uefa, stagione 91/92. Le partite bollenti sono quelle contro il Reykjiavik, il Boavista e l'Aek Atene. I pm di Torino alle prese con le invenzioni e le contraddizioni di Moggi, nonostante l'accusa di illecito sportivo fosse più che fondata non riuscirono a portare Lucianone alla sbarra a causa di un vuoto normativo. La normativa italiana, infatti, riguardava solo le gare organizzate dal Coni, ma non dall'Uefa. Lucky, Luciano.

   Frode fiscale. Il Torino dell'era Borsano era una sorta di habitat naturale per le irregolarità moggiane. Come dimostrano alcune pratiche marcantili poste in essere dal "paletta" con la Lodigiani. Acquisto di giovani promesse in cambio di cifre onerose e cessione gratuita alla stessa squadra d'origine in caso di mancato rispetto delle promesse. Il giochetto contabile-finanziario è ben presto scoperto. Moggi pagava somme elevate per abbassare il reddito imponibile, salvo poi ricevere le stesse somme in nero da parte della Lodigiani. Rinviato a giudizio, patteggia tre mesi di reclusione e lire 3 milioni di multa. La reclusione viene poi sostituita con altri 2 milioni e 250 mila lire di multa. Sentenza per frode fiscale definitiva e inappellabile. Tribunale di Torino, 27 gennaio 1996. [per un approfondimento, Lucky Luciano]

scritto da LuisSuarez martedì, 26 febbraio 2008 alle 14:36
in attualità, moggiopoli, agguati e imboscate | commenti (40)

   Premessa. Riteniamo l'Osservatorio sugli errori arbitrali una cazzata mediatica utile ad Adiconsum e alla fantomatica Make Tailored Advertising per farsi pubblicità.

   Questo per innumerevoli motivi. Ne scegliamo tre: 1. in ogni campionato ci sono solo due o tve sviste avbitvali (cit.) 2. alla fine i torti ed i favori si compensano (cit.) 3. il metodo utilizzato farebbe rabbrividire anche un principiante della statistica. Infatti dalle parole di Luciano Lupi, presidente della Make TA, emerge che: "Attraverso la collaborazione con il sito Libero, abbiamo chiesto di valutare i casi da moviola con un «sì» o con un «no» ed abbiamo ricevuto circa 30 mila votazioni per giornata calcistica, per un totale di circa 2 milioni di voti in tutta la stagione". Inoltre :"Abbiamo aggiornato la classifica, nel senso che se una partita, per effetto di questa valutazione, è terminata 1-1 e un goal non era da convalidare, aggiornando la classifica una squadra che aveva avuto 1 punto per il pareggio, ne ha avuti 3 per la vittoria". In parole povere si prendono in considerazione il «sì» ed il «no» di sondaggi (che vengono indirizzati da forum di discussione del tifo organizzato) senza alcun crisma statistico e si annulla qualsiasi principio di causa-effetto. Appurata l'adeguatezza della definizione, scendiamo al loro infimo livello per arrivare al cuore del problema.

   L'Osservatorio è stato creato da 6 anni 6, ma per 5 anni è stato un soggetto sconosciuto. Nessuno dei quotidiani sportivi e non si era immaginato di riprenderne i dati. Erano cazzate d'altronde. Allora li riportiamo noi.

  • Stagione 2002/2003. "Il 25% delle partite risultano alterate dagli errori arbitrali. Errori che complessivamente spostano 95 punti di classifica con un risultato che il Milan viene proiettato in zona Champions League al posto dell’Udinese". Dunque, Milan in Champions e Udinese in Uefa ma... i burattini non c'erano e se c'erano dormivano.
  • Stagione 2003/2004. "Risultano alterate dagli errori arbitrali ben il 30% delle partite per complessivi 104 punti di classifica con la conseguenza che viene proiettata la Juventus in zona Champions League a danno dell’Udinese". Quindi, Juve in Champions e Udinese in Uefa ma... le amanti di allora (vedove di oggi) erano impegnate in servizi diversi. [leggi - leggi]
  • Mondiali 2006. "Alterato il risultato di 37 partite sulle 64 giocate  e facilitato il passaggio di turno di Italia ed Argentina". Ma come, all'Udinese scippano i milioni di euro della Champions per ben due stagioni e nessuno dice niente? L'Italia viene favorita ai Mondiali e non si legge una pagina su questo scandalo?

   Ma oggi è diverso. Questi pseudo numeri, da irrilevanti, sono diventati magicamente fondamentali... tanto da dedicarvi inchieste e prime pagine. L'Osservatorio perciò non è il problema principale. È la solita strumetalizzazione mediatica che deve essere condannata. Gli obiettivi sono abbastanza evidenti: screditare, gettare fango, "cartonizzare" anche questo scudetto. Non importa che le riserve dell'Inter siano andate a Torino ad insegnare calcio ai titolari della Juve, non importa che i valori tecnici delle squadre siano imparagonabili, l'importante è vendere copie di giornale, cavalcare il caos, imbonendo "il pubblico bue" che non cerca altro che conferme alle proprie teorie becere e demenziali e alimento al proprio cieco risentimento. L'accerchiamento mediatico dell'Inter va avanti da mesi, il silenzio stampa ha solo placato momentaneamente l'avanzata delle truppe burattinate e colpite da vedovanza. Gli aficionados di Moggi&Co. hanno sfruttato questi dati per sostenere l'infondatezza delle accuse di calciopoli alla banda di truffatori. "Gli errori c'erano prima come ci sono adesso" - hanno più volte affermato - ignorando i liquami emersi nella fogna delle intercettazioni. E se gli arbitri oggi sbagliano la colpa non è di Collina, come vogliono farci credere. Le responsabilità sono della vecchia gestione che per anni ha avallato un processo di selezione non-meritocratico. Ma questo non importa. Meglio sparare cazzate, compiacendo il padrone o il vecchio protettore. Unica avvertenza: asciugarsi bava e lacrime.

scritto da LuisSuarez sabato, 16 febbraio 2008 alle 09:45
in attualità, moggiopoli, tre notizie in tre minuti | commenti (63)
  Lucky Luciano. "Il gruppo di persone che hanno dato vita alla Gea World utilizzava una filosofia da mafia. La Gea si e' affermata sul mercato con atti di intimidazione e violenza. La loro quindi era una metodologia da mafia". Parole e musica del Pm Naducci a margine del convegno della Sportform su "Economia e regole dell'impresa sportiva". Dopo anni si può affermare che Travaglio&Co. (anonimi per necessità) non avrebbero potuto scegliere titolo migliore di Lucky Luciano per il loro libro.

   Crying Luciano. "Per me Oriali ha perso un'occasione. Si vede che, quando si arriva troppo in alto, comincia a mancare l'ossigeno. L'intervista di Totti sugli 'aiutini' non è stata riportata correttamente. Comunque se prima ai miei giocatori dicevo di stare zitti, ora possono dire ciò che credono. Sono capitati due-tre episodi in cui l'evidenza parla da sola". Così, per capire: l'intervista di Totti (rilasciata a Sky) è stata riportata male (e le immagini?) mentre quella di Oriali (rilasciata a RaiSport) è stata riportata perfettamente, quasi senza enfasi. Comunque la notizia è un'altra: ricordate Spalletti intervenuto telefonicamente a Controcampo dove "l'avevano messo in mezzo"? Per chi ha rimosso l'episodio, MrKleenex smentiva il suo accenno polemico nei confronti degli aiuti interisti contro il Catania. Ebbene, è stata una delle poche volte in cui la banda Piccinini ha riferito la verità.

   Killed by Luciano. Per J**e-Roma non poteva mancare la classica intervista a Zeman. Classica, ma mai scontata. Questo lo stralcio più significativo: "Calciopoli ha fatto bene da una parte, ma ha danneggiato dall'altra. Ora la testa della gente è malata. E qualsiasi cosa accada si pensa male. Non lo trovo giusto. Gli arbitri stanno sbagliando, ma non è l'Inter la squadra più aiutata, Ce n'è un'altra, però preferisco non dirla. Secondo me l'Inter merita di essere prima, è la più continua nei risultati. Non nel gioco". Questa intervista è stata riportata correttamente.

scritto da taribo59 martedì, 12 febbraio 2008 alle 18:29
in discussioni, letture, moggiopoli, belle epo-que | commenti (169)

A partire dal gennaio 2000 ho pubblicato sei libri per denunciare e documentare il fatto che il calcio professionistico è una fogna a base di doping, partite combinate, miliardi in nero, ricatti e imbrogli. Lo era negli anni Settanta, quando io stesso facevo il pallonaro in serie A; e ha continuato a essere una fogna, a maggior ragione con l’arrivo dei miliardi delle televisioni, nei decenni successivi.

   I sei libri di Carlo Petrini, tutti pubblicati da Kaos Edizioni, hanno per titolo: Nel fango del dio pallone, Il calciatore suicidato, I pallonari, Senza maglia e senza bandiera, Scudetti dopati e Le corna del Diavolo. Anche questa settima pubblicazione ha il tono dell’invettiva, pur limitandosi a una somma di episodi, e l’autore non può aggiungervi nulla di autobiografico (il valore aggiunto delle sue opere migliori).

   Calcio nei coglioni è un attacco diretto al mondo del calcio italiano, di cui certifica l’irriformabilità. Dopo lo scandalo esploso nel maggio 2006 troppa gente è rimasta al proprio posto, Carraro rappresenta ancora il calcio italiano nel mondo. Pochi sono stati colpiti, i soliti noti sono pronti a rientrare nel gioco. Di "Calciopoli" Petrini pensa sia emersa solo una parte: la “banda Moggi” sapeva di essere sottoposta a intercettazioni, facile immaginare che le illegalità più gravi siano state nascoste all'orecchio indiscreto delle Procure. Petrini definisce "coglioni" quei tifosi che gridano al tradimento quando uno dei loro idoli cambia maglia, “perché non hanno ancora capito che nel mondo pallonaro anche i sentimenti – odio e amore, non fa differenza – sono a pagamento. E i proventi finiscono nei paradisi fiscali”. Quella di Petrini è una vicenda umana drammatica: da una carriera sportiva sperperata per la passione del gioco e delle donne; all’esperienza del doping; dal coinvolgimento nel primo calcio-scommesse fino al tracollo fisico ed esistenziale; Petrini ha perso un figlio di 19 anni per cancro, e sta lottando con un tumore maligno al cervello.

   Con anni di anticipo ha raccontato il marcio che gravita intorno al pallone senza ricevere una sola querela, trovando un quasi totale ostracismo nei mezzi di comunicazione. Mi limito a riprendere qualche spunto da un libro che tutti i frequentatori di questo blog dovrebbero leggere.
  • Fine giugno 2002. Scoppia lo scandalo "Viva Lain", dal nome di un centro massaggi di Torino frequentato da calciatori di Juventus e Toro. Nessun giornale pubblica la notizia secondo cui era assiduamente frequentato anche dal designatore degli arbitri Pier Luigi Pairetto. La cui vicinanza al club juventino, oltre che dalle intercettazioni, sarà resa evidente anche da un altro fatto: “La Fiat Auto metteva a disposizione della Juventus moggiana decine di automobili nuove con sconti da 50% in giù, e il designatore Pairetto ne approfittava a piene mani, per sé e per un tot di amici”.
  • Febbraio 2005. Ermanno Pieroni, ex presidente dell’Ancona, rilascia un’intervista a Corrado Zunino (Repubblica) nella quale spiega buona parte del "sistema Moggi". Dal condizionamento di otto squadre di Serie A al ruolo della Gea. Tutto. Attraverso il giornalista Rai Ignazio Scardina, Moggi si preoccupa di riallacciare i rapporti con Pieroni, fino a trovargli un nuovo lavoro: direttore sportivo dell’Arezzo (che sarà allenato da Antonio Conte, ex capitano bianconero).
  • 27 aprile 2005. Su Raidue va in onda il filmato in cui Cannavaro si fa una flebo prima della partita (il fatto risale all’11 maggio 1999, quando lo stopper giocava nel Parma). Il farmaco che il venticinquenne Cannavaro si iniettava è il Neoton, solitamente somministrato a chi subisce interventi di chirurgia cardiaca. A sportivi sani, come i calciatori della Juventus fra il 1994 e il 1998, il Neoton veniva iniettato prima delle partite per resistere meglio alla stanchezza. Non era un presidio curativo dunque, ma una scelta finalizzata ad “alterare la prestazione agonistica dell’atleta, incrementando le naturali capacità di resistenza e di sopportazione della fatica” (dalla sentenza del giudice Casalbore).
  • Il Processo di Biscardi aveva un regista occulto: Moggi. Era lui a stabilire chi andava ospite e chi doveva essere escluso, a concordare col conduttore gli argomenti del dibattito, a dare i voti agli arbitri tramite moviolisti di fiducia. Petrini evidenzia gli stretti rapporti di Moggi con Lamberto Sposini e Italo Cucci. E i regali natalizi (verificati dai carabinieri) che il boss non lesinava.
  • Leonardo Meani è “il manovale del Diavolo”, incaricato da Galliani di fare il lavoro sporco nei rapporti dei rossoneri con arbitri e guardalinee. A Rodomonti promette il trapianto di capelli in Svizzera. Fa da tramite per far pervenire a Gianni Letta, tramite Galliani, un dossier che riguarda il lavoro di Paparesta. Proprietario di un ristorante a Lodi, Meani è consigliere comunale a Monza per Forza Italia.
  • Nel marzo 2007 la Cassazione ha confermato in via definitiva che la Juventus degli anni 1994-98 ha commesso il reato di frode sportiva, imbottendo i calciatori di medicinali (compresi antidepressivi e cardiotonici) per alterarne le prestazioni. Petrini cita Dick Pound, presidente Wada (agenzia mondiale antidoping): “La Juve tutta dovrebbe essere punita. Quello che facevano non era a caso, il doping era deliberato e programmato… la Juventus ha frodato, e ha guadagnato su quella frode: in fama, soldi e pubblicità”.
  • Il capitolo più inquietante è dedicato a Pierluigi Collina. Nel 2003 l’arbitro ha pubblicato un libro per Mondadori pubblicizzato sulle televisioni del presidente del Milan; certe telefonate con Meani rivelano una familiarità impressionante; in una di queste telefonate, il 18 aprile 2005 Collina chiede a Meani di organizzare un incontro riservato con Galliani. Incontro che si svolgerà nel ristorante di Meani, il giorno di chiusura; nell’estate 2005 Collina firma un contratto favoloso con la Opel, all’epoca sponsor del Milan, e per le polemiche che ne seguono decide di smettere di arbitrare; nel luglio 2007 viene archiviato il deferimento di Collina per il suo coinvolgimento con Meani e pochi giorni dopo viene nominato designatore arbitrale. Con un compenso di 500 mila euro a stagione.
  • È divertente (e un po' penosa) la ricostruzione del rapporto, all’interno della redazione de Il Giornale, fra Tony Damascelli (juventino e amico di Moggi) e Franco Ordine (fervente rossonero). Damascelli fa la spia sugli articoli anti-Juve che Ordine sta scrivendo. Moggi ne parla con Giraudo, che chiama Ordine. Che servilmente fa retromarcia.
scritto da hae venerdì, 08 febbraio 2008 alle 00:09
in moggiopoli, agguati e imboscate | commenti (92)

Ho aperto gli occhi il 14 gennaio 2001. Arbitravo Juventus-Bologna: a nove minuti dalla fine ho dato un rigore contro la Juventus. Mi hanno squalificato per quattro domeniche. (Danilo Nucini)

   La storia del 5 maggio, di cui si parla molto in questi giorni, parte da lontano. Parte da Danilo Nucini. Nucini è l'arbitro che nel 2003 contattò Giacinto Facchetti per rivelargli la fitta trama di rapporti poco trasparenti tra ambienti federali e società di calcio, tra i dirigenti di club e l'universo arbitrale. Quando si presentò da Facchetti per dirgli come funzionavano le cose, il compianto Presidente nerazzurro - che quelle cose si limitava a sospettarle - gli chiese di denunciare tutto, di deporre di fronte agli organi competenti. Nucini rifiutò di farlo. Non poteva fare altrimenti. In un contesto attraversato da complicità più o meno inestricabili le sue denunce non avrebbero prodotto effetti concreti. A parte ovviamente una inevitabile ritorsione nei confronti suoi e dell'Inter stessa. Occorreva trovare "le prove" e trasferire il procedimento sul piano penale. Si attivò così la Procura di Milano. Il resto è storia recente: le intercettazioni, "Calciopoli", i processi sportivi più o meno annacquati in appello da giudici amici degli amici, le attuali pendenze della giustizia ordinaria. Le polemiche di ieri e oggi. E domani.

   Inutile ricostruire tutta la storia. Per sapere come Moggi e il fido Fabiani avvicinarono anche Nucini proponendo anche a lui di utilizzare una scheda telefonica "dedicata" - per tenersi in contatto con l'Organizzazione, per "fare carriera" come arbitro - è sufficiente leggere due articoli di Repubblica usciti due anni fa, QUESTO e QUESTO. Il resto lo si può immaginare. Va anche detto che lo scorso dicembre il Corriere dello sport, lo stesso Corsport che oggi - come la Gazzetta - cavalca il trend delle polemiche arbitrali per vendere qualche copia in più alle tante "vedove" accecate dal risentimento e dall'invidia, aveva pubblicato gli appunti di Nucini con i commenti dei designatori arbitrali relativi all'operato dei direttori di gara nel campionato 2001/2002. Trovate tutto QUI. Quel campionato, condito (come tanti altri) da una serie impressionante di favori pro-Juve (favori, non errori pacchiani e grossolani), oggi viene rivendicato in modo unanime dall'ambiente bianconero. Il "navigato" Ciro Ferrara, ma anche Cobolli e Gigli (per una volta pienamente d'accordo tra di loro), rivendicano la conquista di quel titolo: "Fu vinto sul campo". Ma confondono maliziosamente i piani del discorso, confondono cioè i dirigenti con i calciatori (laddove nessuno ha mai messo in discussione la cifra tecnica di quella Juventus; e sotto processo sono finiti Moggi e Giraudo, non Buffon e Trezeguet).

   La storia del 5 maggio parte da lontano, quindi. Il "5 maggio" è soltanto una pagina di letteratura, una delle tante che affollano la storia del calcio. La verità è che l'Inter quello scudetto lo perse due settimane prima, il 21 aprile a Verona contro il Chievo. E all'Olimpico di Roma si celebrarono soltanto i funerali di stato, di fronte a 80.000 tifosi increduli. Inghiottiti da un'atmosfera surreale. Il decesso era però già consumato. A tre giornate dal termine di quel campionato i nerazzurri amministravano un vantaggio di tre punti sulla Juventus. Il 21 aprile, non senza faticare, la Juventus vinse 0-1 a Piacenza con una rete di Nedved nei minuti finali. In quegli stessi minuti a Verona l'Inter fu inchiodata sul pareggio: 2-2. Inchiodata al pareggio dal Chievo e da un arbitraggio controverso. Di quella partita tutti ricordano, tra l'altro, il clamoroso rigore non fischiato a Ronaldo... strattonato vistosamente nell'area gialloblù sotto gli occhi dell'arbitro. Molti ricordano anche chi era l'arbitro di quel Chievo-Inter. Molti.

   Quel giorno il vantaggio in classifica si ridusse a 1 punto. La domenica successiva, a Lecce alla penultima giornata, l'Udinese conquisterà la salvezza matematica nei minuti finali con un rigore inesistente, vibratamente contestato dai pugliesi, realizzato da Di Michele. L'Udinese già salva avrebbe poi ospitato la Juventus il famoso "5 maggio", facendosi allegramente infilare due volte nei primi dieci minuti (come un Siena o un Messina o una Reggina qualsiasi). Tutto questo a Udine. Mentre a Roma, in una domenica con troppi punti interrogativi irrisolti, affondava definitivamente un gruppo ormai svuotato nella testa e nelle gambe, svilito dalle avverse decisioni arbitrali che avevano accompagnato l'intero cammino verso "il 5 maggio" e dal clima psicologico che da ultimo era venuto creandosi attorno alla squadra. Una squadra fragile, come fragile è chi ingoia amarezze per anni e infine sente sulle proprie spalle la responsabilità e la possibilità del traguardo. E bella, perché noi non siamo come "quelli lì".
scritto da LuisSuarez mercoledì, 19 dicembre 2007 alle 15:09
in discussioni, moggiopoli | commenti (78)
   Le 409 pagine dell'informativa dei carabinieri hanno un valore maggiore di quello, elevato, che già è possibile attribuirvi. Infatti, se il lavoro dei pm è sempre a rischio prescrizione, almeno dovrebbe sfuggire al pericolo indulto, proprio perchè l'attività della presunta associazione a delinquere sarebbe continuata anche dopo la calda estate del 2006. Oggi i maggiori quotidiani - sportivi e non -  dedicano editoriali ed articoli sull'attività di Moggi, e riportano intercettazioni degne di nota (qui, per una raccolta completa). Questi gli spunti più interessanti:

   Campagna mediatica. Sin dall'inizio dell'esplosione dello scandalo, in qualsiasi comparsata televisiva, Moggi ha sempre ribadito il proprio ritornello, costruito insieme ai propri avvocati ed imparato a memoria. Intercettazioni, Telecom, Tronchetti Provera, Moratti, Inter, Scudetto, Guido Rossi, Telecom i punti cardine del copione "circolare" che ha recitato in giro per tv generaliste nazionali - pubbliche e private -  o locali. Il tutto condito dal classico principio "tutti colpevoli, nessun colpevole", con la storia del "chiamavano anche le altre società". E' chiaro che una versione del genere avesse bisogno di riscontri e Lucianone non ha perso occasione per coordinare le versioni di tutti i suoi vecchi amici qualora avessero beneficiato di qualche comparsata in tv. Il caso riportato dalle intercettazioni è quello di Gennaro Mazzei, designatore dei guardalinee nella stagione 2004/2005, che aveva in mente di partecipare a Matrix. Lucky Luciano lo rassicura sulle dichiarazioni da rilasciare con un "No, no, te l'organizzo io, non ti preoccupare". anche perchè "Vale quattro volte il Processo di Biscardi... Fidati di me". Sarà contento Mentana per la recensione. Ma l'ex "re del mercato" ha utilizzato altri canali per creare consenso attorno alle sue posizioni e screditare l'operato dei magistrati. Attraverso un suo seguace, Nicola Penta, pubblicista e piccolo azionista della Juve, fa scrivere una finta lettera da pubblicare su Libero a cui rispondere. La lettera e gli effetti della stessa su un forum bianconero sono raccapriccianti (qui). 
 
   Consigli per gli acquisti. "Sembra preoccupato per la campagna acquisti fallimentare del Milan: Grimi, Olivera, "ora anche Ronaldo" e si premura di farlo sapere "al capo, io stasera gli parlo". Sembra Berlusconi, come poi riferirà Moggi all'ultimo giornalista al guinzaglio: "Stanno facendo una grandine di *** da paura, incompetenti. Sai, gli ho parlato. Non vorrei che se poi non vanno in Coppa dei campioni se la prendono con me... poi si adopera con il Messina per fermare il passaggio al Milan del portiere Storari". Corrado Zunino, riporta pensieri, parole, opere, omissioni di un Moggi interessato alla quarto posto del Milan (qui).
 
   Confessioni. Finalmente l'arbitro Nucini rende nota la sua (dis)avventura con Moggi e Fabiani. La sua confessione è interessante perchè illustra la tecnica dell'abbordaggio riguardante gli arbitri non ancora inseriti nella lista degli "amici". Mariano Fabiani, ex dg del Messina e braccio destro di Moggi, prima chiama l'arbitro da arruolare per fissargli un appuntamento, poi lo fa incontrare con il dg della Juventus e gli porge la famigerata sim non intercettabile, con tanto di telefonata promozionale a Bergamo e Pairetto per una raccomandazione seduta stante. Il meccanismo di funzionamento delle risorse arbitrali, ipotizzato dai pm, trova riscontro immediato. Berlusconi ha definito calciopoli una montatura, come dire, più fumo meno arrosto, "questione d'influenza non di corruzione". Sorvolando sulle conoscenze dell'ex premier in fatto di corruzione, la pistola fumante non è certamente la classica valigetta, ma la possibilità di arbitrare più partite (al prezzo di 5000 € per una gara di serie A) a patto di avere due occhi di riguardo nei confronti della Juventus. Il funzionamento non è solo chiaro, ma cristallino. Da segnalare (grazie a watchdogs) gli appunti dell'arbitro Nucini (pubblicati dal CorSport) con i commenti dei designatori alle performances dei fischietti relative alla stagione 2001/2002 culminata con il 5 maggio. Altro tassello particolarmente imbarazzante sul funzionamento del sistema "prestazioni - ricompense".
  
   La posizione dell'Inter. Moratti ha affermato davanti ai pm: "Temevo che fosse una trappola. Ricordo che Facchetti mi disse che Nucini gli aveva raccontato di essere stato una volta accompagnato al cospetto di Moggi a Torino dove quest'ultimo gli aveva offerto la disponibilità di un'utenza telefonica cellulare riservata. Ritenni opportuno fare delle verifiche in merito e a tal fine mi rivolsi al Tavaroli (Giuliano ex carabiniere, dirigente della Telecom già indagato nelle inchieste Telecom dalla procura di Milano, ndr) che conoscevo quale persona capace che curava la sicurezza per la Pirelli". Perchè allora l'Inter non ha sporto denuncia nel 2003? Due le versioni che possono essere considerate complementari. La prima data da Moratti - "Tavaroli disse che non c'era nulla di rilevante". La seconda fornita da Nucini - "Facchetti non intendeva scoprirsi, e questo non per mancanza di coraggio personale ma solo perché un suo coinvolgimento avrebbe coinvolto l'Inter in un ginepraio di polemiche che avrebbero finito per danneggiare la società".

scritto da LuisSuarez martedì, 18 dicembre 2007 alle 11:51
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   Nell'udienza preliminare di sabato i due pm napoletani Beatrice e Narducci hanno sostenuto come "l'esistenza dell'associazione per delinquere fosse sopravvissuta alle inchieste". Oggi su Repubblica sono state riportate alcune intercettazioni (qui). Questi i punti che appaiono più significativi:

    Sentenza Caf. Moggi, in una conversazione con William Punghellini (presidente della Serie D), afferma che Gianni Letta (nel periodo del processo, ndr) avrebbe chiamato Carlo Tavecchio e Salvatore Catalano. Il primo, all'epoca dei fatti, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, il secondo, membro della CAF di San Dulli che ha sfornato la nota sentenza chirurgica. L'obiettivo, secondo Lucky Luciano, sarebbe stato quello di salvare Franco Carraro. Sarebbe politicamente scorretto ipotizzare che l'eventuale chiamata dell'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio fosse finalizzata a riconsegnare la partecipazione alla Champions alla squadra di Silvio Berlusconi?

   Nostalgia canaglia. In una telefonata con Alessio Secco (ds della Juve) Moggi illustra le argomentazioni valide per difendere Deschamps dalle critiche ritenute eccessive, ma l'aspetto significativo è il pronome personale utilizzato: al più consono "Voi", si sostituisce il più realistico "Noi".

   Hit Parade. Rino Foschi, vulcanico ds del Palermo, si è spesso segnalato per le sue proteste nei confronti della classe arbitrale e del "Palazzo"; nel puro stile Zamparini. Con Moggi parla di questa sua caratteristica peculiare per poi stilare - insieme a Lucianone - una speciale classifica sugli uomini peggiori del calcio italiano: Galliani - definita "la vera mela marcia" - Petrucci, Agnolin e l'immancabile Carraro. Sarà una classifica falsata come ai tempi della Triade?